JOSEPH HAYES.
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LE ORE DOPO MEZZANOTTE.
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Titolo originale: The Hours after Midnight.
Traduzione di: Hilja Brinis.
1960. Aldo Garzanti Editore. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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L'AUTORE.
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Joseph Hayes (Indianapolis, 12 agosto 1918. St. Augustine, 11 settembre 2006)  stato un drammaturgo e sceneggiatore statunitense. Studi all'Universit dell'Indiana e nel 1949 fece il suo debutto a Broadway con il dramma Leaf and Bough. Nel 1954 pubblic il romanzo Ore disperate, tra cui furono tratti due film omonimi. Nel 1955, Hayes riadatt il romanzo nel dramma omonimo che, una volta debuttato a Broadway, gli valse il Tony Award alla migliore opera teatrale. Nel corso della sua vit scrisse un'altra dozzina di romanzi e una decina di opere teatrali. Malato di Alzheimer, mor nel 2006.
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LE ORE DOPO MEZZANOTTE.
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2,13.
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Il telefono squill nel buio. Charles Elgin, non completamente desto, si volt sull'altro lato, allung un braccio, rispose. Poi, perfettamente sveglio, la voce serrata nella gola, ascolt, incapace di interrompere, finch ud il clic che toglieva il contatto all'altro capo della linea. Il ricevitore che stringeva in mano ronzava a vuoto. Sua moglie, Helen, accese la lampadina da notte, battendo le palpebre e mormorando il nome di lui; vedendo il volto agghiacciato del marito, un volto divenuto improvvisamente estraneo, gett un'occhiata all'orologio. Era l'ora tranquilla della notte in cui i rumori della strada si erano totalmente zittiti, le case lungo la svolta della via erano buie e silenziose e il mondo aveva raggiunto il suo momento di massima immobilit.
Ora Charles si moveva; gettate via le coperte, la moglie si alz, subito rabbrividendo, e lo segu nel corridoio del piano superiore, vide la figura larga ma non alta di lui ritta sulla soglia della camera di Julie. Oltre l'uomo la luce inond d'improvviso la stanza, rivelandone il consueto e irritante disordine.
Helen tent di parlare, ma non pot trovare la voce, poich vide Charles abbandonarsi contro lo stipite della porta; e soltanto allora, come una mazzata, la colp la certezza che la stanza era vuota.
Il gelo notturno della casa raggiunse il midollo di Helen nell'istante in cui Charles si voltava; poi, vedendo la rabbia, l'impotenza e il terrore nello sguardo diritto di lui, Helen lott per soffocare le grida che minacciavano di eromperle dal petto.
Charles! E chiss per quale miracolo non aveva urlato: Charles, dimmi. Julie...
Lui glielo disse allora, concisamente, semplicemente, e la sua voce sbalordita son piatta e vuota.
Aveva parlato con uno sconosciuto. L'uomo - o forse era un ragazzo, perch il tono sembrava giovanile - balbettava leggermente. Aveva detto che Julie era con lui. Aveva detto che Julie era al sicuro. Aveva detto che, fin quando Charles ed Helen non facevano nulla, Julie non avrebbe avuto niente da temere.
Tutto qui? Charles, non  possibile. Non ci credo!
Charles la guard mentre il volto ovale, ancora grazioso, le si induriva. Helen aveva preso la sua decisione. Rapida. Ferma. Irrevocabile. Come al solito. E in quell'istante Charles prov un fuggevole sollievo... perch in un certo senso ora la decisione non toccava pi a lui.
Se non vuoi farlo tu... disse Helen, girandosi di scatto e rientrando a passi decisi in camera da letto.
Prima di muoversi, Charles la sent sollevare la cornetta, ud il ronzio e lo scatto del disco. Poi si ritrov nella stanza da letto, accanto a Helen, a strapparle il ricevitore di mano, a rimetterlo sul supporto, affrontando lo stupore di lei, ascoltando la propria voce: Potrebbe richiamare. Se la linea  occupata, sapr che stiamo telefonando alla polizia.
Poi, all'improvviso, l'espressione sbigottita di Helen lo irrit. Ha detto che non dovevamo dirlo a nessuno e che dovevamo scendere da basso, aprire le tende del finestrone e sederci l. La sua voce era aspra, uniforme. Ed  esattamente ci che faremo.
Helen batt le palpebre. Non era da Charles parlarle in quel modo, e non era certamente da lui dare un ordine del genere. E nello stesso tempo c'era nei suoi occhi uno strano, ostinato scintillo, che lei vi aveva scorto raramente; e come se in quel
momento, dopo tanti anni di decisioni prese in famiglia, non avesse alcuna volont propria, afferr la vestaglia e discese la mezza rampa di scala che immetteva nel soggiorno. Lontanissima dalle sensazioni immediate, l'acuto odore di pino, l'aspetto
desolato dell'albero di Natale addobbato e spento in un angolo della stanza, Charles che accendeva le luci, che apriva l'ampio tendaggio da terra al soffitto, esponendo l'intera sala alla vista della strada, un'altra parte della sua mente minacciava di erompere attraverso l'anestesia dello shock. Si rendeva conto che il suo primo impulso era stato quello giusto; Charles aveva torto. Tuttavia, c'era in lei una vampata di calda gratitudine: Charles aveva parlato al telefono, Charles doveva sapere, Charles aveva preso le redini della situazione. Nello stesso tempo si sforzava di scacciare le visioni con le quali ogni genitore deve lottare quasi quotidianamente, per una ragione o per l'altra.
Ha detto che avrebbe richiamato dopo dieci minuti, con le istruzioni, stava dicendo Charles, se non avessimo tentato nulla fino a quel momento. Altrimenti... E lasci la frase in sospeso, inespressa.
Helen si dibatteva ormai, piantandosi le unghie nella carne della mano, per impedire a quelle orribili visioni di assumere, come inevitabilmente sarebbe accaduto, la forma e i contorni particolari dei timori pi profondi e pi nascosti di tutti i genitori, se la loro creatura  una ragazza. I suoi occhi cercarono Charles. Lo sguardo fisso del marito era appuntato su lei.
In quell'istante Helen ebbe l'impressione di aver gi vissuto prima quel momento, chiss dove, forse in un'altra vita, o in sogno, o in un incubo. Si sorprese ad aggrapparsi alla speranza del gioioso risveglio che l'avrebbe riportata ancora una volta nella realt del trantran quotidiano.
La parola altrimenti echeggiava ancora nella mente di Charles mentre egli fissava, in realt senza vedere, fuori della finestra appannata, nel buio. Sul prato vi erano chiazze di neve, che adesso apparivano come frastagliate e macchiate di nero. Nel silenzio, al di sopra del proprio respiro, poteva udire un vento leggero crepitare tra i rami rigidi degli alberi lungo il marciapiede. Per quanto si sforzasse di concentrarsi su qualcos'altro, per, la voce al telefono ritornava:  una bella pupa, signor Elgin.
Certo voi non volete che le s-s-succeda qualcosa. Statevene buono, allora. E dietro la voce, un motivetto s'insinuava nel cervello di Charles: una di quelle melodie per modo di dire, singhiozzate, insistenti, che in quei giorni era tanto in voga tra i giovani. Uno dei motivi preferiti di Julie. Le parole non riusciva a ricordarsele...
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2,16.
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Love me please, please love me... Julie sapeva le parole. Il singhiozzo doloroso in fondo alla voce destava sempre in lei una smania strana, toccando un nervo scoperto del suo essere, gi nel profondo, turbandola. Se ne stava rannicchiata sul sedile anteriore della macchina riscaldata, ferma lungo una laterale davanti a un locale aperto tutta notte, e la musica del juke-box la raggiungeva perfino attraverso le vetrine chiuse, offuscate. Si accorse che la porta di vetro appannato si apriva e vide Nolan emergerne. Camminava con andatura goffa e leggermente storta ma con passo spavaldo, lacerando l'apertura di un pacchetto di sigarette nel salire in macchina: una folata d'aria gelida penetr all'interno con lui. Lei si aggiust la sciarpa da sera attorno alle spalle nude mentre il ragazzo accostava la fiamma dell'accendino alla sigaretta che stringeva tra le labbra, rivolgendole intanto un mezzo sorriso in quel modo strano, quasi sprezzante che ostentava.
Di nuovo la colp l'incongruenza ridicola di tutta la situazione mentre, accigliandosi, vedeva d'improvviso alla luce della fiamma le labbra protese, leggermente imbronciate, gli occhi socchiusi, accuratamente celati, la capigliatura nera lunga e pesante, le basette, e l'affettazione generale di distacco e di superiorit che sembrava stampata per eterno sulla faccia diciassettenne di lui. In silenzio, senza offrirle una sigaretta, Nolan chiuse la cerniera lampo del giubotto di pelle e avvi il motore della macchina di suo padre. Lei si sentiva stranamente imbarazzata adesso, mentre raccoglieva la sciarpa attorno all'ampio vestito da sera. A ripensarci bene, tutta la serata era stata sciocca. E peggio. Uno scherzo amaro. Come tutto il resto della vacanza natalizia. Cos'altro non era uno scherzo amaro, del resto? Tanto valeva portarlo a termine fino in fondo e poi dimenticarlo.
Non mi pare che sia molto cortese, Nolan, osserv Julie. Lasciarmi ad aspettare al freddo per telefonare a una delle tue ragazze.
Nolan lanci la macchina sulla via principale; guidava come a Julie piaceva che un ragazzo guidasse: velocemente, sbadatamente, ma con disinvoltura e abbandono. Non sono c-c-cortese, temo, fece Nolan, masticando le parole. No, cortese proprio no. Poi rise: un brusco, breve scoppio di riso senza allegria, come se lui fosse a conoscenza di uno scherzo che non voleva raccontare, lasciando intendere che si trattava di uno scherzo diabolico, facendo in modo che lei, e chiunque altro, capissero che lui non aveva bisogno di raccontare quello scherzo a nessuno. Infine si volt e la guard, gli occhi socchiusi vagarono sul volto di lei e poi, con evidente speculazione, gi lungo tutto il corpo fino alle scarpe.
Julie si avvolse meglio nella stola, alzando il mento. Portami a casa, Nolan. Ho freddo.
Tenera  la notte, sentenzi Nolan, e curv le spalle sul volante, premendo il piede sull'acceleratore.
Le parole di lei: Tenera  la notte. Se non fosse stato per quelle parole, dette circa un'ora prima, forse adesso non si sarebbe trovata l, in quella ridicola situazione. Non che avesse alcun timore di Nolan; sapeva come trattare i tipi come lui. Proprio come sapeva trattare i tipi come Phil. Phil avrebbe voluto portarla a casa. Era appena l'una quando, dopo essere stati a ballare ed essersi trattenuti un po' in macchina, si erano fermati nel ristorante a est della citt - era pi che altro un autostello, veramente, ma Julie aveva insistito per fermarvisi senza un motivo particolare, o forse perch sapeva che Phil non avrebbe voluto - e la sciocca discussione era nata mentre prendevano il caff, quando Phil le aveva ricordato che i genitori non avevano piacere che lei restasse fuori dopo la una, anche se era venerd e nonostante fosse con lui.
E proprio a questo punto Julie aveva obiettato che era ancora presto, e che lei non intendeva rincasare, e nel dir questo era ossessionata dal ricordo della soddisfazione che avevano mostrato i suoi quando Phil era tornato a casa dal college una settimana prima; in fondo, non le era piaciuta l'idea che mostrassero tanta stima per Phil. Da quel momento - solo perch, maledizione, lei era fatta cos! - aveva continuato a studiare Phil, vedendolo attraverso gli occhi dei suoi genitori; e in un certo senso quella prospettiva l'aveva privato in parte della sua luce, del suo fascino e della sua attrattiva, rendendolo leggermente pi opaco, pi comune. Naturalmente si era guardata bene dal dirlo, o anche dal lasciarlo capire, perch sarebbe valso solamente a sconcertare Phil, e a ferirlo, proprio come sconcertava e feriva lei. Invece gli aveva spiegato, parlandogli gelidamente dall'alto, che lei non si lasciava dominare dai genitori come lui dal padre; e se lui, Phil, avesse avuto un po' pi di spirito d'intraprendenza - o aveva detto spina dorsale? - non avrebbe permesso a suo padre di assorbirlo cos completamente e di prendergli fino all'ultimo minuto di tempo durante quelle due brevi settimane dopo le quali Phil avrebbe dovuto tornare all'universit.
Phil si era limitato a scuotere la testa, in quel modo urtante e improvvisamente possessivo che aveva adottato, e aveva usato
la frase favorita di sua madre: Julie, proprio non ti capisco. Lei allora si era sentita assalire dal consueto impeto di ribellione, dal senso di sfida soffocante e torbido che la lasciava regolarmente arenata a mezza via tra la rabbia, le lagrime e il panico pi completo. Ci che sempre rendeva la cosa cos terribile - con i genitori e stasera con Phil - era il modo come si sentiva internamente: anelante di smetterla, o struggendosi come poco prima dal desiderio di prendere tra le mani la faccia delicata di Phil e porre fine a quella scena, smetterla.
Invece, annaspando, come sempre, per trovare ulteriori insulti, dibattendosi, aveva dovuto provare, naturalmente, che tutto ci di cui Phil l'aveva accusata era assolutamente vero. Non le aveva detto che viveva seguendo solo i propri impulsi? Non le
aveva detto che era la peggior nemica di se stessa, che la sua vita era tutta una provocazione? Cresci! aveva concluso alla fine. Julie, avendo scorto Nolan solo al bar, intento a introdurre gettoni nel juke-box e a bere birra, era balzata in piedi e si era unita a lui, lasciando in asso Phil e dicendogli che aveva trovato qualcun altro per farsi accompagnare a casa, e tante grazie. Ricordava ora lo sbalordimento sulla faccia di Nolan, dietro il cipiglio compiaciuto, e il furore su quella di Phil quando, stringendo le labbra, aveva voltato le spalle e si era avviato rigidamente all'uscita.
L'istinto le aveva suggerito che la scelta di un ragazzo come Nolan - capelli lunghi, basette, sigaretta penzoloni, blue-jeans - avrebbe ferito Phil al massimo. Ed era rimasta l, sorridente, pur agognando di far marcia indietro, di trovare un modo per correre appresso a Phil, ma costretta in trappola, gli occhi fissi alla schiena del giovane. Anche lui, ora, le stava voltando le spalle. Presto o tardi, tutti e tutte finivano per voltargliele. Presto o tardi, riusciva ad allontanare
tutti. Perch? Perch lo faceva? E perch non poteva smettere di farlo?
Nolan continuava a mugolare: Love me please, please love me. La macchina procedeva verso i paraggi di casa. Ma Julie non vedeva speranza di riposo davanti a s. Avrebbe passato un'altra notte tormentosa, insonne, a prendere a pugni il guanciale, e l'indomani avrebbe dovuto contemplare le rovine delle vacanze di Natale che aveva pensato dovessero significare tanto. Love me please... La mia canzone preferita, si accorse di dire.
S? Bene.
L'amore. Era uno scherzo anche quello, no?
Perch lei amava Phil e non sentiva altro che una tenue curiosit e un lieve disgusto verso questo Nolan, che ora pareva assorto con la mente in un sogno lontano tutto suo. Eppure ecco che era qui con Nolan, non con Phil. Il che non aveva alcun senso, proprio come tutto il resto...
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2,21.
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Phil Reynolds non poteva dormire. Aveva impiegato quasi un'ora per ritornare a casa; le strade si erano rivelate infide, gelate nei punti pi inaspettati. Giaceva a letto ora, nella vasta, silenziosa fattoria.
Magari avrebbe telefonato a Julie, tanto per essere tranquillo. Tranquillo di che? Di sapere che era tornata a casa? Ma certo che era a casa! Dopo di che, cosa diavolo poteva dirle? Potresti farle sapere che ti dispiace, sugger rabbiosamente a se
stesso. Potresti dirle che non intendevi buttarle sulla faccia quelle parole, quelle accuse. Dire a una persona come Julie di crescere era come gettare un fiammifero acceso in una latta di benzina...
Se almeno avesse potuto accertarsi...
Forse se fosse sceso in punta di piedi per le scale, fino al telefono nell'ingresso...
Poi ud i passi del padre ciabattare sull'impiantito del piano, sul tappeto della scala che scendeva di sotto. Era un suono familiare. Phil prov una stretta al cuore. Suo padre soffriva di artrite, e nelle notti fredde il dolore gli torturava le giunture come una fiamma. Si sarebbe seduto in una poltrona fissando le sue terre ricoperte di neve, magari fino al mattino. E Phil non avrebbe potuto usare il telefono, o avrebbe dovuto rispondere a una serie di domande insistenti. E come poteva
spiegare ci che era accaduto? Come poteva spiegare Julie a suo padre, il quale vedeva in lei solo una ragazza bella e presuntuosa che prometteva di trasformarsi in una donna autoritaria e probabilmente avventata? Come avrebbe potuto spiegare
Julie se vi era ancora tanto che lui stesso non comprendeva?
Phil si tir su e accese una sigaretta. Forse era giunto il momento di guardare bene in faccia Julie.
Se stesso e Julie. Prima di tutto, c'era il bisogno d'amore quasi commovente di Julie. La bramosia, addirittura.
E a quel pensiero, Phil si sent tutto debole e vuoto internamente. Ma allora perch lei si ostinava a creare ostacoli? Perch si accaniva a sfidarlo di ammettere il suo amore per lei, di dimostrarlo?
Forse perch era arrivata, per chiss quale ragione, a considerarsi incapace di suscitare affetto. Che cumulo di idiozie. Psicologia, secondo corso, terzo trimestre, marted e gioved.
Irritatissimo, Phil schiacci la sigaretta nel portacenere.
Be', qualsiasi cosa fosse, qualsiasi cosa giacesse alla radice del tormento di Julie, lui la amava. Non c'era altro da dire. Anche se il tiro idiota giocatogli da lei quella sera gli bruciava maledettamente, l'amava lo stesso. Nonostante tutto.
Perch cos era l'amore, vero? Senza condizioni, senza riserve. Secondo lui, cos doveva essere.
Allora perch l'hai piantata in asso stasera, aizzandola a quella pazzesca prodezza infantile con quel moccioso con le basette? E perch ora non le telefoni e non le dici che ti dispiace? Almeno assicurati che sia arrivata a casa sana e salva...
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2,25.
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Il telefono di casa Elgin taceva. Charles ed Helen sedevano rigidamente, senza parlare, in piena vista nel quadro della finestra-belvedere, voltandosi di tanto in tanto per scrutare nella via oscura e deserta.
Il vento, che prima stormiva tra i rami degli alberi, ora si era calmato, e Charles era acutamente conscio di questo fatto senza una ragione al mondo tranne quella di concentrarsi su particolari insignificanti per distogliere la mente dal telefono
in attesa che l'apparecchio squillasse.
Quanto tempo  passato? domand alla fine Helen.
Senza gettare un'altra occhiata all'orologio, Charles replic: Dodici minuti.
L'uomo ha detto dieci. Hai detto che aveva parlato di dieci.
S, infatti.
Allora...
Improvvisamente Charles era in piedi, picchiando il pugno contro il palmo, ascoltando con sorpresa, e sollievo, l'esplosione schioccante della carne che cozza contro la carne. Cosa vuoi che faccia? Cosa posso fare? Forse non se ne star con lo sguardo incollato all'orologio! Forse lo fa apposta per torturarci?
Chi pu saperlo? Si era piantato di fronte a lei, adesso, a gambe divaricate. Cosa vuoi che faccia?
Non possiamo restarcene seduti qui senza far nulla.
Siamo sorvegliati! In questo preciso istante.
Girandosi di scatto, si diresse alla finestra, e nel far ci provava un impulso selvaggio di afferrare una sedia, scagliarla attraverso la vetrata, uscire all'aperto, urlare... Ma si domin e si abbandon contro l'intelaiatura della finestra, ansimando, la voce ancora irritata mentre parlava. Chi diavolo potrebbe sorvegliarci? Non certo i vicini. E fuori non  passata nemmeno una macchina da quando siamo scesi.  tutto un trucco... qualche stupido tiro da ragazzi.
Vide Helen riflessa contro l'oscurit nel vetro della finestra. Si stava alzando dietro di lui, e sollevava il mento, facendogli ricordare immediatamente Julie; il ricordo fu come una ventata gelida.
Un tiro da ragazzi? Che cosa intendi dire con questo, Charles?
Non ha senso, fece lui, mettendo finalmente la sensazione in parole. Niente di tutto questo ha senso, ecco.
Hai detto prima che la voce poteva essere quella di un ragazzo. Di Phil no di certo. Phil non si metterebbe mai in una cosa del genere. Ma qualcun altro, forse. Chi? Non l'hai riconosciuto, sei sicuro, Charles?. Un altro degli amici di Julie?
Con molta lentezza, accigliandosi, Charles si volt. Helen era in piedi, col capo inclinato, gli occhi illuminati di speranza e di sollievo.
Era piuttosto sconvolta e furente quando  uscita di qui stasera, stava dicendo ora Helen, sebbene Charles, tra lo stupore e la collera che ingigantiva, afferrasse le parole solo vagamente. Sarebbe degno di Julie architettare una cosa del genere, ti pare? Oh, perch non l'ho pensato subito?
Charles mosse un passo verso di lei, afferrandola per le braccia. Ascolta, disse. Ascoltami. Julie non ha architettato questa storia. Julie  in pericolo, Helen. Non puoi biasimare lei.  questo che vorresti fare. Dio sa perch.  quello che fai sempre. Ma lei ha bisogno di noi, in questo momento. Non sta facendo uno scherzo. E non si tratta d'uno scherzo, te lo dico io. Mi capisci, Helen?
Gli occhi di Helen erano fissi in quelli di lui.
La donna era rimasta immobile. Allora perch non chiami la polizia? Se si tratta di una banda di criminali, cosa possiamo fare contro di loro senza aiuto?
Non possiamo correre questo rischio, Helen. Potrebbe costare la vita a Julie.
Ma Helen scosse la testa, lentamente. Tu non sei convinto che si tratti di un criminale, Charles. In fondo al tuo cuore, in tutto questo tempo, anche se non vuoi ammetterlo, tu hai temuto che si trattasse di una delle assurde bravate di Julie.
Charles spinse via Helen e attravers la stanza a passi concitati. Ora la rabbia gli urgeva forte e aspra nella gola: rabbia verso Helen, verso Julie, verso la voce al telefono, verso se stesso. Ma alla fine si rivolse di nuovo alla moglie. D'accordo. Non ha senso. Sembrava effettivamente la voce di un ragazzo. Ma, per la miseria, questo non significa che la situazione non sia grave. Non ti dico che sia o che non sia un tiro da ragazzi, o uno scherzo. Ti dico che le imprese pi pazzamente distruttive oggi vengono compiute dalla giovent peggio che dai criminali. Ecco cosa mi terrorizza.
Quello che ti piacerebbe credere  venuto in mente anche a me, s. Ma se poi non  vero? Se poi si tratta di una banda di ragazzi violenti, di quelli che assalgono la gente anziana per la strada, che fomentano le zuffe nei cinema, che cercano di
farti andare fuori strada con le loro motorette? Che si fa in questo caso? Dimmelo tu! Che si fa? Cosa accade a Julie?  questa la sola cosa che m'interessa. Cosa pu accadere a Julie?
Cadde un silenzio spasmodico. Poi, bruscamente, Helen croll. Charles le fu accanto, la sostenne, la fece adagiare sul divano, poi le sedette accanto, stringendosi al petto la testa di lei mentre, ogni muscolo contratto e guizzante, fissava lo sguardo nella strada deserta.
Io le voglio bene, Charles, bisbigliava ora Helen. Non  che non gliene voglia. Certo tu lo capisci.
Charles annuiva in silenzio, comprendendo che Helen, proprio come lui, stava ripensando agli incidenti che si erano verificati al principio della serata. Tutto era stato come tante altre sere, pomeriggi, domeniche. Julie aveva indossato l'abito da sera nuovo ed era scesa da basso per farsi ammirare, non precipitandosi nel soggiorno con fare confidenziale ma fermandosi esitante sugli scalini, gli occhi rannuvolati e insieme scintillanti di piacere. Charles l'aveva scorta per primo, e abbassando il giornale si era profuso in complimenti per il vestito; ed Helen aveva spento la televisione, compiaciuta, contenta, quasi allegra. Era seguito un diluvio di discorsi femminili, poi - il taglio, la linea, l'orlo - con le due voci che si intrecciavano chiacchierine e cordiali. E quindi Helen e Julie, come due sorelle eccitate, erano salite di sopra insieme. Era stato alcuni minuti dopo che Charles aveva udito le voci concitate, la tensione che aumentava in esse, ed era rimasto in ascolto, la gola serrata da un avvilimento ben noto, mentre il dissenso cresceva, riempiendo la casa. Ma non vi erano state lagrime. Mai vi erano lagrime. Era ben strano, pensava spesso Charles, come le due donne - le sue due donne - si assomigliassero: nessuna delle due, per orgoglio, per testardaggine e per Dio-sa-che-cosa, avrebbe concesso a se stessa di essere ridotta alle lagrime. In seguito poi, c'era stato lo sbattere della porta di Julie e la ritirata a testa alta eppure patetica di Helen gi per le scale. Quelle scene rendevano Charles fiacco e triste.
Cosa poteva fare? Cosa si poteva fare? Vi era stata, dapprima, la tendenza a biasimare Helen; lei, tutto sommato, era adulta, e avrebbe dovuto sforzarsi di dominare i propri nervi. Ma questo era ingiusto e Charles lo sapeva. L'ira stessa di Helen non era che un segno di sconfitta, cosa che forse lui solo era in grado di comprendere: un distillato di reazioni complesse o un modo di evadere da quella complessit. Charles aveva imparato, in vent'anni di matrimonio, che gli improvvisi scoppi di furore della moglie nascondevano molte altre emozioni contraddittorie. Ma come poteva spiegare tutto questo a una ragazzina di diciassette anni? E non era stato difficile per Helen convincerlo che lei aveva un certo diritto di irritarsi, in fin dei conti: cos come, pochi minuti fa, Helen era riuscita a fargli ammettere, sia pure controvoglia, che Julie stessa poteva essere implicata in quella chiamata telefonica.
Certamente, ci che aveva fatto scoppiare la baruffa in camera da letto al principio della serata era stata un'inezia in s: la camera era in uno stato di assoluto disordine. Di nuovo. Ma Julie la lasciava forse in quel modo - o meglio, creava lei stessa quel caos, magari anche inconsapevolmente - soltanto allo scopo di attirare l'attenzione, non importa se sotto forma di lode o di rimprovero? Charles aveva letto molte volte che dietro la condotta sconcertante dei giovani d'oggi si nascondevano dei motivi; ciascun articolo di rivista o di giornale creava o adduceva una ragione diversa. Forse Julie era nata con questo temerario senso di sfida connaturato in lei?
Charles non sapeva. Ma ancora una volta, dopo la lite al piano di sopra che aveva lasciato Helen irrigidita e tremante di emozioni confuse, aveva tentato di spiegare che, fin dall'infanzia, Julie non aveva fatto che pretendere attenzione, che gridare: Guardate! Aveva rievocato scene familiari per Helen: Julie, a cinque anni, appollaiata in bilico su un ramo alto e malsicuro della quercia nella fattoria del nonno paterno, gridando: Guardatemi, guardatemi! Per un verso o per l'altro, Charles aveva spiegato a Helen, fin d'allora quella bambina non aveva fatto che urlare guardatemi.
Ed Helen, che lo sapeva benissimo, aveva domandato se, per questo motivo, avrebbe dovuto permettere a Julie di farla franca in tutti i suoi capricci: in altre parole, non darle nessun insegnamento per la vita, per il matrimonio, per la sua futura casa. Charles era rimasto intrappolato, a questo punto, in una abituale e penosa dicotoma.
Cosa devo fare? gli aveva domandato Helen.
Mi sforzo di conservare la calma, ma lei fa di tutto perch la perda. Tu avrai anche ragione, Charles... potrebbe trattarsi di un suo modo per richiamare l'attenzione, qualsiasi tipo d'attenzione; ma ha l'effetto di logorarmi i nervi. E di logorare
anche quelli di Julie. Che cosa posso fare?
E Charles non conosceva la risposta. L'interrogativo andava diritto al cuore e la risposta sembrava chiusa in qualche remoto e profondissimo mistero che determinava il modo di comportarsi di ciascuna, a prescindere da come ognuna giudicasse le proprie azioni e a dispetto di quanto ognuna desiderasse di controllarle.
Pervaso da un crescente sgomento, Charles era salito di sopra in camera di Julie. L'aveva trovata buttata sul letto, immobile, gli occhi asciutti mentre voltava la testa, si sollevava, lo fissava con la mascella rigida e il mento rialzato, sfidandolo. E in quell'istante lui l'aveva rimproverata: con veemenza, senza mezzi termini. E mentre metteva fine alla sfuriata si era reso conto che nemmeno questo era giusto. Julie si era aspettata che Charles, nel condannarla, prendesse le parti di Helen; conscio di questa insidia, si era contenuto, aveva lasciato parlare la tenerezza genuina che provava e sondato il terreno quietamente, sedendosi sul letto.
E allora Julie, tenendosi eretta come se temesse di veder crollare le sue riserve, aveva detto umilmente, fissando altrove, il visetto esposto, vulnerabile, che rivelava il tormento interno: Di notte resto sveglia e cerco di capire... perch sono cos? Perch faccio tutte le cose che so che la sconvolgono? E sconvolgono anche te, credo. Mi sforzo e mi sforzo di arrivarci... finch la testa mi scoppia e non posso dormire. Perch divento cos irascibile? E perch con lei? E con te? Mi sembra di non poterci fare nulla... Perch c' tanta confusione dentro di me?
Di nuovo Charles non aveva avuto risposta, ma aveva intravvisto un pallido barlume di speranza.
Allora, goffamente, con sollievo, aveva detto qualcosa sull'essere loro due, Julie e sua madre, molto simili e aveva arrischiato che, secondo lui, Julie stava facendo un primo passo nell'accettare la sua parte di responsabilit. Julie si era alzata raddrizzando le spalle, le mani sui fianchi, gli occhi azzurri scintillanti. Sei proprio come lei. Contro di me, anche tu! Qualunque cosa faccia, non va bene. Non pu andar bene! Poi, sentendo la porta d'ingresso che si apriva e la voce di Phil al piano di sotto, si era arrestata un istante, gettandosi sulle spalle la sciarpa bianca da sera, mentre Charles assaporava il gusto amaro della sconfitta. Julie stava mormorando intanto, mentre apriva la porta: Non possiamo essere tutti perfetti e io sono stanca di provare! Una incantevole giovane sconosciuta, quasi una donna, era uscita senza chiudere la porta, e Charles si era trattenuto ancora per un lungo momento - finch da basso non si era fatto silenzio - colpito dalla complessit e dal groviglio di ogni rapporto familiare. E lo scoramento gli aveva sfiorato il cuore come un'ombra.
Il ricordo di quella scena, mentre seduto sul divano stringeva a s Helen, aveva permesso ai minuti di ticchettare via inosservati. Gett un'occhiata all'orologio: 2,32. Dalla prima chiamata erano passati quasi venti minuti. Venti minuti, mentre l'uomo - o il ragazzo - aveva detto dieci. Sent che Helen si agitava. Poi ne ud la voce: Cosa pretende che faccia, Charles? Cos'altro posso fare? Dovrebbe saperlo che le voglio bene. Ma Charles era gi passato attraverso quel problema, ormai, l'aveva superato. Si alz. Venti minuti! Respinse la speranza che si fosse trattato soltanto di un tiro deplorevole, ormai concluso, di cui qualche ragazzo stava ridendo in quel momento, senza nessuna intenzione di ritelefonare.
Respinse quella speranza perch la sua mente era balzata a un'altra possibilit: e se qualcuno teneva realmente Julie ed era successa una disgrazia, magari involontaria, magari provocata addirittura dallo stesso temperamento focoso di Julie... come sarebbe finita? Cosa avrebbero fatto a Julie?
Stava passeggiando in su e in gi, ma si arrest, sentendo su di s gli occhi di Helen, e si lasci cadere sulla sedia accanto all'albero di Natale. Non doveva allarmare Helen. Si sent ridacchiare.
Poi ud la propria voce: Scommetto che avevi ragione, cara. Probabilmente era solo un trucco. Julie arriver con i suoi piedi da un minuto all'altro, vedrai. Le parole suonarono false quanto il tono di voce.
Divento pazza se quel telefono non squilla, fece Helen. Vorrei che ci fosse Rod. Lui saprebbe cosa fare.
Charles trasal. Rod? In quella mezz'ora Charles non aveva pensato nemmeno una volta al figlio.
Rod, stava dicendo Helen sottovoce, probabilmente sarebbe corso fuori, l'avrebbe trovata lui stesso e avrebbe ucciso qualcuno.
Sorpreso, Charles non replic, ma guard affascinato la moglie. A che sarebbe servito precipitarsi fuori adesso, iniziare da solo una perlustrazione della citt... quale effetto questo poteva raggiungere?
E nel concretare quel pensiero rimase colpito da un'altra impressione strana. Helen aveva sottinteso con ammirazione che in un modo o nell'altro Rod avrebbe saputo o potuto concludere molto di pi di quanto Charles stesso stava concludendo.
Charles non voleva ammettere che fosse gelosia ci che in quel momento gli ribolliva nel sangue, ma nei recessi nebulosi del suo cervello si stava producendo una curiosa reazione. Ricord le parole che Julie aveva lasciato prorompere proprio prima di andarsene: Non possiamo essere tutti perfetti, e io sono stanca di provare! E per la prima volta, nel percepire sia pur respingendolo il proprio risentimento, sent che oscuramente, come da distante, comprendeva qualcosa riguardo a Julie.
Ma la nebulosit del sentimento - la mente era troppo oppressa e occupata per metterlo a fuoco - non fece che aggravare la sua disperata confusione.
Helen si alz, il mento rialzato, la bocca serrata.
Dobbiamo sapere, dichiar. Era sempre pi graziosa quando era irritata, e Charles si sent improvvisamente frivolo nel pensare a questo proprio ora. Non posso pi resistere, Charles. Chiama la polizia.
Di chiunque si tratti, obiett Charles dolcemente, non vogliamo che si facciano prendere dal panico. Sono passati venti minuti da quando hanno chiamato. Dar loro altri venti minuti. Poi, se non sentiremo pi nulla, telefoneremo a Phil e, se necessario, alla polizia.
Hai ammesso che pensavi potesse trattarsi di una mistificazione, caro. Non vedo perch abbiamo dovuto imporci questa tortura per altri dieci minuti.  chiaro che nessuno poteva sorvegliarci, e a meno che l'uomo non avesse richiamato proprio mentre
eravamo al telefono, sentendo il segnale di occupato...
Ma poi smise di parlare, paralizzata. Charles, col respiro mozzato, volt leggermente la testa verso la finestra... in tempo per vedere una vettura verde scuro costeggiare lentamente il marciapiede davanti alla casa, rallentare quasi fino a fermarsi ma non del tutto, le ruote girare rumorosamente nel riprendere velocit.
Helen non staccava gli occhi dalla finestra. Charles non aveva la forza di fare un gesto.
Non era la macchina di Phil, disse finalmente.
Helen disse: No.
Poi si guardarono. Torno a ripetere altri venti minuti, disse
Charles. Non uno di pi.
Perch venti minuti? Non sapeva. Ma bisognava pure stabilire un termine in qualche modo...
...
.
...
2,36.
...
.
...
Dalla macchina Nolan aveva visto la finestra illuminata,
il tendone aperto, le due figure immobili.
Stavano al suo gioco! Rallent al marciapiede, fin
quasi a fermarsi; poi diede gas e acceler. Dovevano
sapere che lui era all'opera. Non dovevano farsi
l'idea che, solo perch tardava a ritelefonare, non
facesse sul serio. Si sentiva allegro, potente, sicuro di s.
Hai oltrepassato la mia casa, disse Julie, in un tono tra la domanda e l'accusa.
Ho un regalo per te a casa mia, borbott
Nolan. Si sentiva in petto un'eccitazione incontenibile,
soffocante. Ti riporto subito indietro. Sai dove abito, no?
Non voglio regali, fece Julie, che non gli
aveva staccato gli occhi di dosso. Volta.
Pass per la mente di Nolan, a questo punto,
che quello era il momento e il luogo per fermarsi;
se ora avesse voltato la macchina, non avrebbe dovuto
andare fino in fondo. Non avrebbe dovuto continuare
a pensare e ripensare alle prossime mosse,
la maggior parte delle quali non aveva ancora
escogitato, per lo meno non completamente. Quando
aveva fatto quella telefonata - senza alcuna ragione,
in realt, se non che la ragazza era con lui e che
gli si offriva il modo di compiere qualcosa, di mostrare
a tutti chi era - non aveva nessuna idea di
ci che avrebbe fatto in seguito, di come avrebbe
condotto la cosa; non sapeva nemmeno se avrebbe
agito sul serio. Adesso era anche pi indeciso. Stava
ancora cercando di concretare che cosa avrebbe detto
quando avrebbe richiamato. Ed era ancora pervaso
dal piacere che gli aveva dato la sua stessa voce
al telefono. Al vecchio gli si erano contorte le
budella, eh? E ad ogni minuto che passava, gli si
contorcevano anche di pi. Nolan l'aveva in pugno
come voleva. E aveva in pugno anche lei: Julie
Elgin. Proprio lei. Julie Elgin, la bambola pi splendida
del circondario, sempre stata uno schianto
di ragazza. Erano anni che aveva messo gli occhi
su Julie Elgin: durante le medie, e poi durante
l'estate, quando lui lavorava al Lake Club e lei vi
passava la met del suo tempo, a nuotare, a ballare
e a giocare a tennis; aveva osservato come trattava
gli altri, anche quelli con l'auto del padre e quelli
dalla lucida trasformabile personale, quelli del posto
e quelli che venivano dalla citt per trascorrere
l'estate: sciamavano tutti attorno a Julie, che sempre
se ne andava per la sua strada, col naso all'aria.
L'aveva osservata quando si moveva - aveva il
corpo pi spettacoloso che avesse mai visto, mai -
e in lui era sopravvenuta una specie di fame. Non
che avesse bisogno di Julie Elgin. Poteva averne fin
che voleva di ragazze, di tutti i generi, e qualcuna
dell'ambiente del Lake Club, anche, se i fatti parlavano
chiaro: solo che nessuna valeva Julie, tanto
valeva ammetterlo. Sapeva benissimo come trattarla,
anche. Gli bastava solo l'occasione propizia. L'aveva
vista in azione con gli altri. Eccome se lo sapeva.
Non hai paura, vero, J-J-Julie?
Not che gli occhi le si indurivano, poi li vide
socchiudersi in un sorriso quasi sprezzante che gli
diede un senso di vuoto allo stomaco. Quando succeder
sar un gran giorno, fece lei.
Nolan svolt nella strada che conduceva alla
farmacia di suo padre. Parcheggi nell'oscurit della
strada laterale e salt a terra. Siamo a sette isolati
soltanto da casa tua, disse. Puoi andare a
p-p-piedi se non vuoi aspettare.
Le volt le spalle e infil la porta laterale del
negozio immerso nel buio. Poi, mentre un senso di
eccitazione acuta e sottile lo attraversava da capo
a piedi, pi inebriante di qualsiasi whisky che
avesse mai bevuto, si ferm, si volt a lanciarle
un'occhiata dall'interno. Non si era mossa, se non
per sistemarsi pi comodamente sul sedile della
macchina. Qualcosa lo afferr alla gola e il petto
gli si gonfi fino a scoppiare. Ha avuto la possibilit
di scegliere, pens. Ha preso lei stessa la decisione.
Qualunque cosa accada ora,  colpa sua. Poi, furtivamente,
senza accendere nemmeno una luce, attravers
come un gatto il negozio e penetr nell'appartamentino sul retro, dove viveva col padre.
...
.
...
2,38.
...
.
...
Nella macchina, Julie pensava a quei sette isolati
nel freddo della notte. Non poteva farli a piedi.
Era una questione di orgoglio. Tipica, avrebbe detto
Phil, se avesse saputo. Ma non c'era bisogno che
sapesse. Accese la radio della macchina. Non poteva
permettere che un moccioso con le basette, chiamato
Nolan Stoddard, pensasse che lei aveva paura
di lui, s o no? Julie aveva una conoscenza istintiva
del perch i ragazzi come Nolan si vestivano
come si vestivano, si pettinavano come si pettinavano
e guidavano la moto come la guidavano: era
un modo come un altro di resistere, di sfidare, di imporsi.
A Julie non importava nulla di un tipo come
Nolan, o del suo modo di fare le cose, ma lo capiva
perfettamente, eccome. Ci che i genitori pretendevano
era che i figli crescessero e agissero, parlassero
e pensassero proprio come facevano loro. Be',
ora le cose erano cambiate. Per una quantit di ragioni.
Cosa che Julie aveva tentato di spiegare loro,
di far capire. Ma anche questo era inutile. A volte
Julie aveva la sensazione scoraggiante, avvilente,
che tutto fosse pressocch inutile. Mamma si irrigidiva
e s'irritava; e Pap... be', lui si sforzava di
ragionare, si sforzava di attraversare quella barriera
invisibile, per raggiungere un accordo. Ma
tanto valeva riconoscerlo: era un debole. Quando
Julie si fosse sposata, avrebbe sposato un uomo, un
vero uomo, un individuo che sapesse dominare nella
propria casa. Le venne quasi da ridere. Che cosa
assurda, alle volte, i pensieri che ci passano per la
testa. Ripens alle luci accese nel soggiorno. Che
aspettino, ancora per qualche minuto. Lascia che si
preoccupino. Gli far bene, preoccuparsi per me,
una volta tanto. E all'improvviso, dal nulla, come
spesso le accadeva, un rimorso amaro l'assal. Prov
un fuggevole impulso di balzare dalla macchina,
correre a casa, rassicurarli, stringerli tra le braccia;
sent per un istante che, senza una ragione al mondo,
stava per scoppiare in lagrime. Il che sarebbe
stato proprio da ridere! Julie non piangeva. Piangere?
Questa s che era buffa. La musica della
radio proruppe in: Love me please, please love me...
Da un po' di tempo quella canzone era dappertutto.
Pareva essersi insinuata nel sangue di tutti quelli
che Julie conosceva, escluso forse Phil. No, Phil
no. E probabilmente nemmeno Rod. Loro non vibravano.
Perch? Il motivo non colpiva nessuna corda.
Be', fortunati loro. Fortunati loro e al diavolo tutto.
Cominci a cantarellare sottovoce...
...
.
...
2,39.
...
.
...
Nell'interno, Nolan aveva raggiunto il cassettone
in camera da letto quando ud il padre che si rigirava
tra le coperte, mormorando nel sonno. Nolan
rest impietrito. Poi il padre si rimise tranquillo.
La stanza era buia e silenziosa.
Ma Oscar Stoddard non dormiva, ora. Aspett
solo un attimo, quando sent aprirsi il cassetto, poi
balz in piedi scagliando il suo corpo minuto e
scarno contro l'ombra voltata di spalle. Segu un
tonfo, mentre una lampada rotolava a terra, e Oscar
aveva appena agguantato il giubbetto di pelle quando
si rese conto che non si trattava di un ladro ma di Nolan, suo figlio.
Be', che il diavolo mi porti, disse, ansimando
pesantemente e cercando l'interruttore sulla parete.
Che stavi cercando? Come vide la faccia di Nolan
all'improvviso bagliore di luce, per, lo cap al
volo. Tent di dominare la collera.  un ottimo
sistema per farsi accoppare, ragazzo, osserv, tastando in giro alla ricerca degli occhiali.
Da te? fece Nolan, atteggiando le labbra al ghigno che dava sui nervi a Oscar.
S, maledizione, da me! brontol Oscar minaccioso.
Lo sai quanto danaro ho in casa a fine
settimana. Tra l'altro non sarebbe in casa, se fossi
andato in banca ieri pomeriggio, come ti avevo
detto. Come facevo nel buio a sapere che eri tu?
Cosa vuoi, a proposito?
Lo sapeva, naturalmente, e la domanda rispecchiava
solo una pallida speranza, che lo scatto di
un coltello a serramanico bast a dissolvere. Oscar non ebbe bisogno di guardare.
Questo  mio, disse Nolan.
Era tuo, corresse il padre. Ti dissi, quando
te lo presi, che me lo sarei tenuto io. Poi la voce
divenne lamentosa, mentre lo smarrimento interno
aumentava. A cosa ti serve un oggetto del genere,
del resto, Nolan? Ti ho detto che te l'avrei pagato.
Ti ho detto...
Ma Nolan si era gi avviato verso la porta della
farmacia. Oscar gli balz addosso, lo afferr per la
spalla, lo fece girare su se stesso. Ora la nota piagnucolosa
era scomparsa. Farai quello che dico
io, mi senti? Sei mio figlio, maledizione, e ti ripeto
che non andrai per la citt portandoti in tasca uno
di quei cosi. Ma Nolan si limitava a fissarlo, una
spalla sollevata, il coltello tra le dita, aperto. Rimettilo dove stava!
Nolan profer una parola oscena. Il braccio di
Oscar si mosse con tanta rapidit da rimanere
invisibile. Il rumore del suo palmo contro la mascella
di Nolan fu come un colpo di pistola. Nolan
strinse il coltello. Profer l'oscenit ancora una volta,
poi si mosse. Scivol fuori della stanza come un'ombra.
I duri tacchi di cuoio risonarono con passo
pesante sull'impiantito del negozio. Oscar lo rincorse,
supplicando adesso, assaporando la propria
contrizione, lottando per reprimere la collera. Raggiunse
la porta laterale nell'istante in cui si chiudeva.
Poi rimase addossato contro il vetro dell'anta,
completamente sconvolto. Vide Nolan salire in macchina
- la vettura verde di Oscar - e lo vide
mettere in moto, tra gli spruzzi sollevati dai copertoni.
In quell'istante gli parve di vedere - ma non
pot esserne certo - la testa di una ragazza dentro
la macchina. Una delle sgualdrinelle che si porta in giro, pens Oscar amareggiato.
Cosa debbo fare? si domand con angoscia. Cos'ho
fatto per meritare questo? Che diavolo pu fare
un uomo? Poi, improvvisamente raggelato, sentendosi
ridicolo e solo e tentando di reprimere il terrore
che gli opprimeva il petto mozzandogli il respiro,
mormor a voce alta, carica di sofferenza: Che
ne sar di lui? Cosa posso fare? E cosa accadr in seguito?
...
.
...
2,43.
...
.
...
Nolan lanci la macchina oltre la svolta.  troppo,
ripeteva mentalmente,  troppo! Ora gli far vedere
io. Andr fino in fondo. La faccia gli bruciava
violentemente. Accese una sigaretta senza
guardare Julie che gli sedeva accanto. Il piede allent
la pressione sul pedale del gas... e in quell'istante
Nolan scorse la macchina della polizia.
Il piede premette di nuovo, i muscoli della gamba
si contrassero. Il petto gli si gonfi. Respirava
a fatica. Il vecchio Elgin si era mosso: si era
rivolto ai piedipiatti! Ha pensato che parlassi solo
per intimorirlo. E in quell'istante, mentre la macchina
procedeva a velocit normale, impietrito, lo
sguardo incollato sullo specchio retrovisivo, Nolan
divenne conscio del coltello che aveva in tasca, conscio
del suo peso, del suo potere, della sua lama
affilata, del suo scopo. Il vecchio Elgin ti ha tradito,
si disse, mentre la distanza tra la sua macchina e
la macchina della polizia aumentava. Sapresti andare
fino in fondo se fosse necessario? o dicevi
tanto per intimorirlo?
Nolan tornava a respirare, mentre si rendeva
conto che non era seguito, che la camionetta era
in normale servizio di perlustrazione. Svolt, aspettando
di udire stavolta il leggero stridore di protesta
dei copertoni; la macchina incontr un tratto viscido
e sband leggermente. Ma Nolan era soddisfatto.
Nei pochi minuti da quando aveva lasciato
la farmacia aveva imparato qualcosa sul proprio
conto. Poteva uccidere quella ragazza. Se il vecchio
Elgin avesse tentato di tradirlo, se avesse tirato in
ballo la polizia... Nolan avrebbe fatto esattamente
ci che aveva minacciato di fare.
Stai andando nella direzione sbagliata, osserv
Julie.
Nolan le lanci uno sguardo. La pupa era spacciata.
Ed era orgogliosa. Troppo orgogliosa per ammettere
d'essere terrorizzata, mentre la macchina
riacquistava velocit e si allontanava in direzione
opposta alla sua casa. Solo che non l'avrebbe lasciato
vedere. Non era il tipo. Anche questo bisognava
sistemare, tra l'altro. Prima di arrivare in fondo,
lei l'avrebbe lasciato vedere, eccome. L'avrebbe costretta
a supplicare. Schiacci il pedale fino in fondo
e sent che Julie si irrigidiva sul sedile; lanci
un'occhiata al profilo di lei. L'avrebbe vista piangere
e supplicare. Un'eccitazione nuova lo pervase.
S, era capace, se necessario, di andare fino in fondo;
e gi considerava, con oscena delizia, l'idea del
coltello che affondava.
Ferma la macchina, ordin Julie. Io scendo.
Nolan si sent ridere. E il suono della propria
risata lo ricondusse alla realt del momento: la
macchina in corsa, il fatto inverosimile che Julie
Elgin fosse in macchina accanto a lui, la telefonata
che aveva promesso di fare. E adesso cos'avrebbe
detto?
Rallent. Bah, la faccenda era chiusa. Accipicchia,
aveva pensato perfino di poter uccidere Julie.
Non aveva intenzione di uccidere nessuno. Sent
l'eccitazione defluire, cedere il posto alla freddezza.
A forza di pensare queste cose si finisce nei guai, si
disse. Guai seri. Rallentava, un po' indebolito. Non
avrebbe dovuto far del male a nessuno. Era solo
uno scherzo, no? Sentiva il sudore imperlargli la
fronte. Fin dall'inizio non c'era mai stata l'idea di
fare sul serio. Se ognuno stava al gioco, tutto sarebbe
finito in niente.
Allora perch non la porti a casa? Perch non
fai dietro-front?
Eri mai stata fuori fino a quest'ora? domand
Nolan.
Molte volte, replic Julie. Ma non con dei
pazzi.
Non ci volle altro. Era pazzo, vero? La spavalderia
di lei lo eccit; preso a met tra il dolore e la
rabbia, concep esattamente ci che doveva fare.
Prima non vi aveva pensato, ma adesso il piano gli
si presentava alla mente, completo, maturo. Be',
completo salvo alcuni particolari. Il suo vecchio
non gli aveva voluto dare il denaro perch potesse
lasciare la citt. Credi che voglia aiutarti a schivare
la naia? gli aveva detto. Bene, ora si sarebbe
procurato il danaro a modo suo. Ma ci che rendeva
perfetto lo schema - la parte stupefacente,
soddisfacente e inconcepibile di esso - era che Nolan
avrebbe ottenuto il danaro proprio da suo padre,
lo stesso gruzzolo che il vecchio aveva rifiutato di
cedergli: si sarebbe ritrovato con denaro e automobile,
per di pi, e nessuno sarebbe riuscito ad
acciuffarlo. Sarebbe stato libero.
Dove pensi di andare? domand Julie.
Devo trovare una cabina telefonica, replic Nolan. Devo fare una telefonata a un amico.
Rise di nuovo. Si sentiva molto meglio, adesso.
Ora tutto sarebbe andato a gonfie vele. Perch, a cose fatte, la polizia non avrebbe avuto nessun interesse
a corrergli dietro; e magari, se il vecchio Elgin
e suo padre avessero rigato diritto, la polizia non
l'avrebbe nemmeno saputo. Suo padre avrebbe avuto
paura dello scandalo: gli affari prima di tutto, vero?
In seguito, Nolan non avrebbe dovuto far altro che
prendere delle precauzioni perch l'esercito non lo
beccasse. E avrebbe avuto i soldi per provvedere a
questo. Era tutto quanto gli serviva: grana e tagliare
la corda. Farla in barba all'esercito... anche
questo avrebbe fatto parte di quello scherzo formidabile.
E il suo vecchio avrebbe passato il resto della vita a far l'esame di coscienza e a pensare: Se soltanto gli avessi mollato quei soldi fin dal primo momento...
Dio, doveva trovare una cabina telefonica! Presto.
Prima che il vecchio Elgin sudasse una camicia di troppo e magari si mettesse in agitazione.
Era passato pi di mezz'ora dalla prima telefonata.
Non bisognava che Elgin si spaventasse troppo... solo quanto bastava...
...
.
...
2,53.
...
.
...
Fu lo squillo di un telefono a destare Phil Reynolds
da un sonno superficiale; poi il ragazzo balz
a sedere in mezzo al letto, subito irritato con se
stesso per essere scivolato nel sonno, e rimase in
ascolto. Il silenzio assoluto della casa bast a confermare
il suo sospetto: lo squillo di telefono si
era prodotto nella sua mente, assopita in un torpore
senza sogni. Consult rapidamente l'orologio,
pensando quanto fosse sciocco preoccuparsi cos, dicendo
a se stesso, anche mentre si alzava, che Nolan
Stoddard non era diverso dagli altri del suo tipo:
non meritava che gli si desse importanza. Ciononostante,
passava in rassegna le proprie limitate
esperienze con i Nolan Stoddard di questo mondo:
le avventate imprudenze mentre si tenevano al sicuro
nelle loro automobili, la piega sprezzante del
labbro, l'insulto prudentemente taciuto dei loro
sguardi che evitavano la sfida aperta. Phil stava scendendo
le scale, in punta di piedi, diretto nell'ingresso.
Non sapeva che farsene dei Nolan Stoddard e li tollerava
a fatica. Ai suoi occhi il loro era un atteggiamento di auto-commiserazione e di debolezza.
Aveva il ricevitore in mano e stava gi formando il
numero quando scorse suo padre che si levava in
piedi nell'ombra all'estremit opposta della stanza di soggiorno.
La casa era surriscaldata e Phil si augur soltanto
che il padre non facesse commenti. Poi, il suono
for penetrando la nuvola d'inquietudine che gli
avvolgeva la mente, ud l'uniforme, ripetuto ronzo
del segnale d'occupato all'altro capo della linea.
Aveva gi riagganciato quando si rese veramente
conto che era un'ora strana della notte, o del mattino,
perch gli Elgin facessero, o ricevessero, una
telefonata. Senza perdere tempo cominci a sfogliare l'elenco telefonico.
 successo qualcosa? domand il padre, senza muoversi.
Phil stava gi componendo un altro numero.
Non lo so, rispose, e subito parl al microfono,
chiedendo di un tale chiamato Nolan. Grazie,
disse poi, e riagganci la cornetta.
Stavolta non indugi: si volt di scatto e stava
gi salendo le scale - oltrepassando sua madre,
che aveva disceso alcuni scalini con un'espressione
assonnata ma inquisitrice sul volto -, quando si
rese conto di non aver chiesto permesso, di non
aver chiesto consiglio. Giusto o sbagliato ormai,
di testa sua, stava per fare ci che sapeva di dover fare.
Durante tutto il tempo, mentre si vestiva, si sentiva stringere il cuore nel ripensare a Nolan Stoddard.
Perch, se l'ami tanto, domandava a se stesso,
hai lasciato che ti facesse perdere il controllo? Se
ha bisogno di prove d'amore, d'essere rassicurata,
perch hai permesso al tuo stupido orgoglio di frapporsi?
E mentre indossava una giacca pesante, parlava
silenziosamente a Julie, con tenerezza selvaggia:
Piccola sciocca, preziosa piccola sciocca, perch ti
ostini a pretendere tante prove? Potr mai convincerti,
Julie? Sar mai possibile soddisfare tanta esigenza?
In fondo al suo cervello, per, continuava a udire
la voce gutturale, arrogante, dalla pronuncia indistinta, dalla leggera balbuzie...
...
.
...
2,55.
...
.
...
Fin qua, t-t-tutto bene, signor Elgin, stava dicendo la voce, e Charles rimase col ricevitore premuto forte contro l'orecchio, il pugno contratto, i muscoli della mascella indolenziti.
Dov' mia figlia? Gli occorse un lungo momento per riconoscere come sua l'altra voce secca e aspra. Sta bene? Ascoltatemi, chiunque siate, se credete...
Calma, Elgin! Statevene buono. E ascoltate voi. Non vi agitate e non t-t-tentate di parlare con nessuno. Tra poco sar tutto finito, ormai. Voi farete soltanto quello che vi dir io. Silenzio. Poi: Andiamo meglio. Ora andiamo meglio. Okay, ecco qua.
E Charles aspett, trattenendo il fiato, restando in ascolto. Alle sue spalle la moglie, immobile. La
voce toccava ogni nervo, e per tutto il corpo Charles
provava la sensazione che un coltello gli raschiasse
la carne viva. Non si trattava di un uomo solo,
e nemmeno di due, spiegava la voce, che adesso
aveva cominciato a parlare con maggiore rapidit.
Era una banda: lavoravano tutti insieme, perci
Charles avrebbe fatto meglio a convincersi che
non aveva possibilit di scampo. La casa era sorvegliata;
tutto ci che Charles avrebbe dovuto fare
ora sarebbe stato sorvegliato, naturalmente; quanto
al telefono, se Charles o sua moglie avessero tentato
di servirsene, anche questo si sarebbe saputo immediatamente.
Al primo tentativo di fare i furbi...
be', Charles poteva trarre da s le sue conclusioni:
non avrebbe mai pi rivisto Julie. E se anche
la vedeste, signor Elgin, non ci t-t-terreste affatto.
Mentre ascoltava, e i sottintesi di quell'ultima
frase lo colpivano come una frustata, offuscando
tutto il resto, ebbe l'improvvisa certezza d'aver commesso
un errore. Helen aveva ragione: lui avrebbe
dovuto immediatamente avvertire la polizia!
Cosa volete che faccia? domand. Che cosa volete?
La voce fece udire una risata, un breve riso di
trionfo senza gioia. Voglio tremila dollari.
Poi di nuovo silenzio. Charles sent un'ondata di
sollievo invadergli la mente, sgombrandola. L'uomo
- o gli uomini - voleva danaro. Soltanto
danaro. E nemmeno molto, in fondo. Ma come procurarselo, adesso, di notte?
Ascoltate, disse, ascoltate. Questa storia non
pu durare fino a domani mattina. E non posso
procurarmi il danaro adesso. Avr s e no cento dollari in casa e...
Basta. Lo troverete. S-st-stanotte. Come, ve lo
dico io. La farmacia all'angolo tra la Spring e la
Eldorado. Il padrone ha la grana in cassa. Vi conosce.
Il signor Stoddard mi conosce, certo. Ma siate
ragionevole: non vorr cambiare un assegno per
quella cifra. Nemmeno se gli dimostrer d'avere il danaro alla banca.
Allora trovatelo, non m'interessa come. Trovatelo!
E la voce sal in un grido acuto, selvaggio,
animalesco: Tra venticinque minuti dovete essere
di ritorno. Non ho intenzione di scherzare, capito,
bastardo? Trovatelo o tenetevi le conseguenze! Tremila,
tremila dollari, badate che faccio sul serio!
Torner a chiamarvi alle tre e venticinque, e farete meglio ad averli!
Clic. Sopra il ronzo del telefono muto, gli echeggiava
ancora nell'orecchio la voce carica di furore
folle, di panico scatenato, di determinazione. Charles
si volt lentamente per affrontare Helen.
Sembra... sembra pazzo, disse Helen.
Charles annu e si avvi di sopra per vestirsi.
Esattamente. Un pazzo. E come ci si regola con un
pazzo? Chiami la polizia, adesso? Lo sa, la polizia,
come ci si regola con un pazzo? Quando sent entrare
Helen, le rifer il contenuto della telefonata
con voce spenta, attraverso le labbra riarse.
Perch noi? domand Helen, e non si rivolgeva
a lui, ma all'universo. Perch proprio noi? Perch Julie?
Ma Charles, che s'infilava la camicia, non ascoltava.
Stava tentando ora di vedersela con qualcosa
di molto pi immediato, concreto e sconcertante,
pur seguendo una stessa linea di pensiero. Perch
avevano scelto lui? Non era un riccone; possedeva
poco pi di tremila dollari sul suo conto corrente.
Perch non un uomo con una gran quantit di danaro?
Quanto pu restare di tremila dollari, una
volta distribuiti tra i membri di una banda?
Non esiste alcuna banda!
Come puoi esserne sicuro?
Sembrava un ragazzo.
Sembrava anche, come ha detto Helen, un pazzo.
E allora? Che si fa, adesso?
...
Julie era scesa dalla macchina e stava correndo lungo lo stradone buio.
Quanto alla macchina, era parcheggiata lungo
l'orlo della strada, accanto a una cabina telefonica
situata di fianco a una stazione di servizio,
chiusa per la notte, a circa un miglio dalla citt.
Quando Nolan, filando a velocit pazzesca, aveva
scorto la cabina telefonica, si era buttato sui freni,
aveva accostato bruscamente ed era saltato a terra,
gettando a Julie solo un'occhiata sprezzante; poi,
mentre lui era intento a confabulare nel microfono
nella cabina oscura, Julie era scivolata attraverso
il sedile della macchina, aveva aperto cautamente
la portiera dalla parte del guidatore sfilandosi
intanto le scarpe, ed era strisciata fuori, badando
a tenersi sul lato esterno dell'automobile. Ora, conscia
della sua sciarpa da sera che spiccava bianca
nell'oscurit, stava correndo lungo lo stradone deserto,
in direzione del cartello indicatore della
citt che avevano oltrepassato solo pochi minuti
prima. Reggeva alta la gonna, teneva la testa bassa
e spinta in avanti; la sua mente era tutta tesa a
captare il primo rumore di una macchina che si avvicinasse
da una direzione o dall'altra. Se si fosse
avvicinata una macchina dalla direzione della citt,
lei avrebbe fatto cenno di fermare e avrebbe chiesto
aiuto; se i fari fossero apparsi da dietro, avrebbe
dovuto stabilire se si trattava della macchina di
Nolan e se doveva correre il rischio di affrontarlo,
o piuttosto tuffarsi nei boschi spogli che costeggiavano
il nastro nero e gelido dello stradone.
L'asfalto ruvido mordeva ad ogni passo attraverso
le calze velate e le piante dei piedi le bruciavano.
Il vento leggero era diaccio e tagliente e penetrava
attraverso la sciarpa e la veste da sera, pungendole
la carne; le sembrava di non riuscire a immettere
abbastanza aria nei polmoni e sentiva che le gambe cominciavano a cedere.
Perch non passava qualcuno, non importa chi, un camion, un autobus, chiunque, perch non passava proprio nessuno?
...
.
...
2,57.
...
.
...
Charles ed Helen erano fermi sulla porta d'ingresso,
mentre Helen annodava una sciarpa attorno al collo di lui.
Sempre Julie, stava dicendo Helen. Rod non  mai andato a cacciarsi in avventure simili. Sempre Julie.
Con la mano sul pomo dell'uscio, Charles ribatt,
non proprio urlando: Non puoi biasimare Julie
per questo! Dimentica Rod, per amor di Dio, vuoi?
Julie non  come Rod. Maledizione, Helen, dobbiamo
smetterla tutti e due di biasimare Julie perch non  come Rod!
Charles rimase immobile, respirando forte, con
gli occhi che gli bruciavano. Perch aveva detto
questo? Da dove gli era venuto quel pensiero?
Serr i denti e un dolore gli corse lungo la mascella
irrigidita mentre osservava la faccia di Helen:
lo sguardo di profondo sbalordimento, poi
l'inevitabile espressione ferita negli occhi. Charles
si sent debole e vuoto internamente. Era come se
l'avesse schiaffeggiata. Si chin a baciarla e la
traccia di pianto sulla guancia di lei non fece che rendere pi intensa la sua tenerezza.
Pensi di chiedere aiuto, vero? bisbigli lei,
ignorando il dolore che le parole di lui le avevano
procurato. Farai rapporto alla polizia, vero, Charles?
E stavolta non era un ordine; gli occhi di
lei erano caldi e supplichevoli, il mento non era alzato e rigido.
Charles non pot rispondere alla domanda. Non
aveva gi deciso, egli stesso, di fare intervenire la
polizia? Non ne era sicuro. L'ordine di Helen, trasformato
in supplica, lo inteneriva; la dolcezza negli
occhi di lei intorpidiva la sua risoluzione. Forse
aveva ragione lei; forse era l'unica via. La confusione
si aggiunse all'infelicit accumulata che gli
appesantiva il corpo e la mente. Charles apr la porta e usc senza rispondere...
...
.
...
2,59.
...
.
...
Nolan procedeva lungo lo stradone a fari spenti.
La sua collera andava aumentando. Prima quel
vecchio idiota al telefono, quell'Elgin: Il signor
Stoddard mi conosce, certo. Ma siate ragionevole:
non vorr cambiare un assegno per quella cifra.
Nolan non aveva pensato a questo. Perch diavolo
non ci aveva pensato? Era stato questo che l'aveva
fatto esplodere contro Elgin, al telefono. Ed ora
eccolo a guidare da solo, mentre con gli occhi frugava
i cespugli, i campi e i boschi lungo lo stradone,
e Julie era scomparsa. Maledizione a lei,
maledizione a lei, non l'avrebbe passata liscia!
Nolan aveva sprecato gi abbastanza tempo laggi
alla stazione di servizio, usando i fari nel tentativo
di scovarla, convinto che si nascondesse l intorno;
poi gli era venuto in mente che poteva aver tentato
di incamminarsi, o di correre, verso la citt. Adesso
stava appunto seguendo questo presentimento. E se
l'avesse trovata - oh, Dio, se ora l'avesse trovata -
avrebbe dato una lezione a tutti e due, a lei e al
padre! Perch per tutto il tempo, in fondo al suo
cervello, c'era un quadro che bastava a dargli le vertigini:
il suo vecchio che prendeva l'assegno di
Elgin, apriva la cassaforte, contava il denaro che
non aveva voluto dare a Nolan, il denaro che
Nolan aveva elemosinato! Be' ora l'avrebbe ottenuto,
in un modo o nell'altro... purch quella ragazza non
tornasse a casa in tempo per mandare tutto a rotoli!
Dei fari apparvero in fondo alla strada. Si avvicinavano
in fretta. Nolan schiacci l'acceleratore. Fu
in quel momento che distinse la sciarpa bianca. Lei
stava in mezzo alla strada, agitando le braccia nude.
Vide i fari rallentare oltre la ragazza. Si curv sul
volante, la raggiunse prima che l'altra macchina si
fermasse; la invest con gli abbaglianti, cogliendola
di sorpresa, impietrita nel mezzo della strada, mentre
la sola testa si girava di scatto. Fren di colpo,
balz a terra, perfettamente conscio di essere visto
dall'altra macchina, che si teneva prudentemente
a passo d'uomo. Si avvicin a Julie, che si volt verso
l'altra macchina proprio mentre questa riprendeva
velocit e, nel giro di un breve istante, sfrecciava via
accelerando la corsa. Julie lo affront con aria di
sfida, i pugni sui fianchi. Quella posa - il seno
proteso in avanti, le gambe ben salde, la bianchezza
di lei contro il buio della notte - suscit in Nolan
una rabbia cieca, assurda. Le si accost di pi. Lei
non tent di fuggire. Appena le fu vicino, lo colp.
Lo percosse in pieno viso, prima che lui potesse fare
un gesto, e poi si volt come per fuggire. Lui l'afferr,
agguantandole un braccio con la mano, costringendola
a girare su se stessa: poi, bilanciandosi sulle
gambe, la colp una sola volta, solidamente, col
pugno, un pugno sul mento, proprio come aveva
visto fare dagli eroi dello schermo. Non aveva mai
colpito nessuno in quel modo; rest ad osservare affascinato
mentre la ragazza si afflosciava sull'asfalto
nero. Poi si chin per sollevarla. Il corpo di lei,
quando la tocc, era caldo e vibrante sotto la guaina fresca dell'abito...
...
.
...
3,01.
...
.
...
Era una lite di famiglia, torn a dire Emil Easton a sua moglie. Te lo ripeto... chi vuoi che s'immischi in un bisticcio di famiglia a quest'ora di notte, su una strada di campagna?
Come lo sai? ribatt la moglie. Come puoi stabilirlo senza fermarti? Potremmo almeno voltare, tornare indietro e assicurarcene.
Probabilmente erano ubriachi, sbuff Emil Easton, lanciando fuori la sigaretta. Mi sembrerebbe di fare la figura dell'idiota.
Be', a lui non importava un corno che lo vedessimo o no, questo  garantito.
Certo. Certo, piccola,  quello che ho detto anch'io. Sicuro.
L'audace mediano destro, eh?
Questo cosa c'entra, adesso?
Ecco che cosa ho sposato: un audace mediano destro.
Hai bevuto troppo.
Il Signore mi salvi dai coraggiosi mediani destri.
Piantala. Siamo quasi a casa. La vuoi piantare, s o no?
Segu una pausa. Poi Carol Easton aggiunse: Bene, ora lo sappiamo, vero?
Cosa sappiamo?
Ora sappiamo una quantit di cose.
Cosa sappiamo? Che sei sbronza?
No-o. Qualcos'altro. Qualcosa di molto pi importante, mediano destro.
Sta' zitta. Siamo a casa. Vuoi che la baby-sitter ti senta parlare come una vagabonda ubriaca?
Riporta a casa la baby-sitter, mediano destro. Falle ammirare i tuoi muscoli.
Piantala, ho detto.
...
.
...
3,02.
...
.
...
Charles camminava, la testa protesa in avanti
contro il freddo tagliente, sotto gli alberi familiari,
lungo la strada familiare che, stanotte, gli sembrava
sconosciuta e ostile. Era ossessionato dal volto di Helen.
Non poteva sopportare di infliggere dolore. Di
tanto in tanto, nella sua vita, aveva sentito questa
qualit - questa riluttanza o incapacit ad essere
crudele - come una diminuzione della propria mascolinit,
una debolezza. Era forse a causa di questo
se, attraverso gli anni, era stato incapace di assumere
il controllo della propria casa, controllo che,
in un certo senso, sentiva di dovere assumere? Assurdit.
Pensieri sciocchi. Come quelle parole che
aveva trovato da scagliare a Helen... e a se stesso:
Maledizione, Helen, dobbiamo smetterla tutti e
due di biasimare Julie perch non  Rod! Da quale
sepolto risentimento, o consapevolezza, erano balzate
fuori? E in un momento simile! C'era qualche verit nell'accusa?
Gir un angolo infilando una trasversale oscura,
dai negozi bui dietro le vetrine scintillanti. Ancora tre isolati. Affrett il passo.
Bene, non si poteva nemmeno biasimare Rod,
certamente. Perfino il pensiero di suo figlio - il giovane
alto dal volto luminoso di vivacit, il sorriso
attraente e sincero, il calore umano, aperto, di chi
ama ed  amato liberamente, che permeava l'atmosfera
di ogni stanza in cui Rod mettesse piede -
perfino il pensiero recava in s un soffio di calore.
Senza un vero motivo, pensando a Rod, Charles si
sent rassicurato, momentaneamente sollevato. Ma
l'istante pass e la solita confusione riprese il sopravvento:
forse era stato ingiusto mettere al mondo
Julie visto che questo mondo conteneva gi un
essere come Rod. Era stato certamente ingiusto
chiederle di competere con lui. Ma era questo che
Helen aveva fatto? S. Il paragone, espresso o sottinteso,
era continuo. E Charles... be', Charles assisteva,
tentava di mettere pace con delle buone parole, di
medicare le ferite, incapace di estrarre e mettere
allo scoperto il nervo guizzante della verit. Incapace
o troppo debole. Bene, adesso aveva parlato.
E questo cosa significava? Adesso, quando poteva
essere gi troppo tardi...
Vide la farmacia poco pi avanti. E adesso? Non
aveva risolto nulla. Avrebbe telefonato, ora, alla polizia?
Helen aveva insistito. E dunque? Perch quella
riluttanza? Perch quella voce era la voce di un
pazzo! Chi avrebbe chiesto soltanto tremila dollari?
Solo un pazzo, o un disperato. E che avrebbe fatto
un uomo - o un ragazzo - cos, se la polizia lo
avesse accerchiato? Avrebbe ucciso. Semplicissimo.
Avrebbe ucciso, comunque, non importa se Charles
fosse rimasto al gioco: se soltanto qualcuno avesse
tentato di intromettersi, avrebbe ucciso Julie. Charles
lo cap, lo accett fin nelle ossa... e si ferm, appoggiandosi
per un attimo contro la facciata di pietra di un edificio, respirando forte, incapace di muoversi...
...
.
...
3,04.
...
.
...
Poich non poteva resistervi pi a lungo, ormai,
Helen aveva cominciato a sua volta a cedere all'assalto
impetuoso dei ricordi: aveva cominciato, dopo
essersi rimessa a sedere davanti alla finestra illuminata,
a dipingersi mentalmente tutte le orribili
scenate di sfida, di recriminazione, di dolore e di insulti
tra lei e Julie. Poi la sua mente prese a divagare:
da che cosa era stato invaso Charles per dire
ci che aveva detto? Helen, quanto a lei, non aveva
mai biasimato Julie per essere diversa da Rod. Impossibile
che Charles avesse voluto dire una cosa
simile. Era fuori di s. Non sapeva nemmeno lui
quello che diceva. Ma poi si ricord di qualcos'altro
che Charles aveva detto una volta... non era stato al
principio della serata? Pareva che fossero trascorsi
anni, in quel momento. Aveva detto:  facile
amare un essere amabile. Bene, nessuno poteva
negare che Rod fosse amabile. E nessuno poteva negare
che Julie sembrava fare del suo meglio per convincere
tutti che lei non lo era. E inoltre, poi, Rod,
era stato ammalato pi spesso di Julie. Si resta
accanto a un capezzale per notti e notti, a chiedersi
se un bimbo vivr fino al mattino; si passa attraverso
ci che aveva passato lei quella volta che Rod
era stato investito da una macchina di fronte alla
vecchia casa in Triangle Street; si vivono quei giorni
e quelle notti, e forse dentro si forma un attaccamento
speciale. Non si pu fare a meno di sentirsi
felici e alleviati quando, parecchi anni dopo, lui
viene eletto capitano della squadra di calcio; quando,
ancora pi tardi,  abbastanza sano da prestare
servizio sotto le armi. Non  naturale? Anche se lei
aveva pianto - s, proprio pianto, come una bambina
- quando Rod era andato militare. E anche
pi tardi, il giorno in cui si era sposato, lei aveva pianto di nuovo.
Ebbene, Rod non era come Julie. Di Rod ci si
poteva fidare. Julie riusciva chiss come a manovrare
le cose in maniera da rendere gli altri vittime
della sua natura in continuo conflitto: docile un
momento, dura e caparbia l'istante dopo, con cambiamenti
d'umore che sembravano sorgere dal nulla.
Julie era stata triste e depressa lo scorso giugno, il
giorno del matrimonio di Rod; poi, quando era entrata
nella camera di Helen e l'aveva trovata in
lagrime, era stata colta da uno sfrenato accesso di
allegria. La giornata era terminata con Julie che,
per aver bevuto una quantit di spumante - Julie,
a diciassette anni! - disgustava tutti quanti con la
sua euforia. Nessuno era mai riuscito a suscitare in
Helen sentimenti cos intensi di angoscia, di frustrazione
e di sgomento che erompevano tutti insieme,
inevitabilmente, nella sua collera. Pi e pi volte
aveva tentato di ripetere a se stessa ci che suo
padre le aveva detto una volta, nel suo tono meno
professorale: Vi sono moltissime cose che non riuscirai
a capire, ma non bisogna smettere di provare.
Se ti irriti e volti le spalle a ci che ti disorienta,
ti ritroverai nel buio e infelice.
Perch tutto questo le ritornava nella memoria,
adesso? Quale rapporto avevano queste cose con ci
che stava succedendo in quel momento? A Helen
sembrava ingiusto, e crudele, essere costretta - o
costringere se stessa - a ricordare tutto questo, in
un momento simile. Sapere almeno che Julie era
al caldo; che stava al chiuso in un posto dove c'era
un po' di fuoco; se soltanto Helen avesse potuto
avere la certezza che nessuno l'aveva toccata, o le
aveva fatto del male, e che Julie non soffriva troppo.
Helen si alz, levando il mento e raddrizzando le
spalle mentre guardava fissamente fuori della finestra.
Non toccate Julie, ud se stessa mormorare.
Chiunque siate, vi avverto: non toccate Julie e sar meglio per voi.
...
.
...
3,05.
...
.
...
Julie aveva l'impressione di nuotare verso l'alto
attraverso nuvole nere e pesanti: il panico le attanagliava
la gola. Si ud emettere un gemito flebile;
poi apr gli occhi e vide dinanzi a s la strada inondata
dalla luce dei fari, il cofano che luccicava oltre
il parabrezza, il balenare allucinante dei pali del
telegrafo incontro alla macchina lanciata a una velocit
spaventosa, mai provata. Col viso che le doleva
per una fitta che si ripercuoteva fino nel profondo
del cranio, Julie si volt. Nolan la osservava
di sfuggita, sardonico, quasi sprezzante, con un
mezzo sorriso sulle grosse labbra. Alla strada non
badava nemmeno. Julie soffoc in gola un altro
grido. Alz una mano, la port alle labbra, l'allontan
macchiata di sangue rappreso. I denti le dolevano.
E per la prima volta poteva sentire la paura,
fredda e reale, contrarle lo stomaco. Com'era successo?
Come si era cacciata in quell'avventura? E
cosa sarebbe accaduto, ancora?
Sentendo su di s gli occhi di Nolan, vedendo
l'espressione compiaciuta e soddisfatta che increspava
la fronte di lui, Julie si raddrizz sul sedile,
sollev la testa. Sent il disprezzo guizzare nei propri
occhi; lo sent amaro sulla lingua, mescolato
al sangue. Ti senti orgoglioso, per aver messo fuori
combattimento una ragazza? domand.
E come la faccia di Nolan si rabbui, prov un
certo piacere. Ora lui guardava la strada. Julie si
sent ridere. Quando Phil lo verr a sapere, ti
spaccher la testa... anche se  dura! Osserv come
le labbra di Nolan si stringevano; la sigaretta, all'angolo
della bocca, s'inclin. Vuoi sapere una cosa,
anatroccolo? Hai bisogno di tagliarti i capelli. Ma
anche in questo caso, non assomiglieresti mai a un
uomo. Poi, certa d'averlo a sua volta ferito a sangue, aspett.
Alla fine Nolan sibil cupamente, tra i denti serrati:
Continua a parlare. Continua su quel tono.
Certo, replic Julie, e raccolse la sciarpa attorno alle spalle.
La mano di Nolan scatt in fuori. Fu allora che
lei vide per la prima volta il coltello. Dapprima, incredula,
si accigli. Ud lo scatto secco, distinse un
lampo metallico nella penombra mentre la macchina
sbandava verso il bordo della strada. Sent il
rumore prodotto dalla lama che lacerava la stoffa.
Poi Nolan diede una sterzata e la macchina ritrov
il suo sentiero lungo l'asfalto. La sciarpa ora le ricadeva
afflosciata attorno alle spalle nude.
Non dire niente, si ammon Julie. Non parlare
ora. Non  quello che credi;  una cosa seria. Sembra
un incubo, ma devi sforzarti di crederci. Sta' zitta.
Non chiacchieri pi, adesso, fece Nolan. Perch
non continui a chiacchierare? Vuoi che te lo
dica io il perch? Il tono di lui era sommesso; ora
si era girato di nuovo verso Julie, che sentiva lo
sguardo di lui lambirle come una lingua di serpente
le spalle nude al di sopra dell'abito da sera. All'improvviso
si sent debole e impotente, spogliata e indifesa.
Il coltello, nella mano di lui, mandava un
luccichio fioco. E in tutto quel tempo, ancora troppo
stordita per comprendere appieno, udiva la voce
sommessa, lenta, biascicata di lui: Stasera non
sapevi nemmeno il mio n-n-nome. Ho lavorato con
mio padre per anni, nella farmacia all'angolo della
strada, e non ti ricordi nemmeno come mi chiamo,
lo sai? E come si spiega? Lo vuoi sapere come si
spiega? Perch tu non mi hai mai degnato di uno
sguardo. Tu la gente come me non la vedi nemmeno.
Mi passi davanti quando vai a scuola - un
sacco di volte - se capita fai un cenno, altrimenti
non mi vedi nemmeno. Io sono un albero. Proprio,
ecco cosa sono. S-s-sono un albero. Non ti piace che
ti guardi, Julie? Non ti va, vero? Come mai? Ho
visto, io, gli altri c-c-che ti guardavano. Quel Phil
Reynolds, eh? Lui mica ti guarda soltanto, no? Ti
porta a ballare, a nuotare... cosa succederebbe se
mai ti chiedessi di venire a nuotare con me, Julie?
D-d-dimmelo... cosa succederebbe? Vuoi saperlo?
Non sono abbastanza buono per te. Io sto dentro, a
lavare i piatti del circolo, o a preparare i cestini.
Come si spiega? D-d-dimmelo, Julie... com' che
non sono abbastanza buono per te? Chi lo dice? L'hai detto tu, Julie?
Non rispondere, raccomand a se stessa aspramente.
 pericoloso. Si finge calmo, ma  pericoloso.
Non rispondere, non rispondere, non rispondere!
Non ci avevo mai pensato, disse Julie, rendendosi
conto che era la verit: non aveva mai
pensato d'andare a un appuntamento con Nolan
Stoddard o con qualcuno della sua compagnia. Ma
adesso che ci penso, aggiunse, non permetterei
nemmeno alla mia cagnetta di avere un appuntamento con te.
Stavolta, il dorso della mano che stringeva il
coltello la colse in pieno viso. Fu un colpo rapido,
che l'accec per un istante; subito sent che il sangue
cominciava a scorrere all'interno del naso. Poi
Nolan si curv sul volante, schiacci fino in fondo
il pedale del gas. Insieme al dolore, un orribile senso
di abbandono s'impossess di Julie... Chi lo sapeva?
A chi importava? Era sola. E all'improvviso, col
petto che le si contraeva mentre la macchina filava
lungo la striscia bianca centrale dello stradone buio
e deserto, comprese d'essersi sempre sentita sola:
sola in un modo strano, che l'aveva torturata. Con
suo padre; con sua madre, in particolare; e ultimamente
con Phil... sola! Ora il senso di isolamento e
di abbandono era cos forte da farla sentire tutta
indebolita e sofferente: era incapace perfino di guardare
la strada, di sopportare la vista dei boschi neri
che fuggivano via all'esterno. Soprattutto, non poteva
guardare la faccia di Nolan. Chiuse gli occhi.
Quali erano i piani di lui? Dove stavano correndo,
adesso? Cosa passava per quella mente spaventosa, contorta?
In quel momento Nolan aveva dimenticato Julie.
Il secondo schiaffo gli aveva procurato una leggera
distensione, ora poteva pensare. E se il suo vecchio
non avesse sputato il denaro per Elgin? Come sarebbe
finita? Che avrebbe fatto lui, se quella parte
del piano non avesse funzionato? E lo sai quant'
difficile spremere denaro al vecchio, si disse amareggiato.
Che avrebbe fatto in questo caso? Che diavolo avrebbe fatto?
Be', avrebbe sempre avuto la ragazza. Le lanci
un'occhiata furtiva. Le spalle nude biancheggiavano
nel buio; la testa era gettata all'indietro per
arrestare il flusso del sangue dal naso, e i capelli
ricadevano in disordine. Il solo guardarla gli metteva
addosso la febbre. Bene, non si era spinto fin
l per non cavarne almeno qualcosa, e gliel'avrebbe
detto ben chiaro a tutti quanti. Almeno qualcosa.
Perci avrebbero fatto meglio a scucire le svanziche,
ecco quanto aveva da dire. S, avrebbero fatto meglio senz'altro...
...
.
...
3,07.
...
.
...
Signor Elgin, avevate detto che stavate male. Non avrei aperto il negozio se non era per questo. Credevo che aveste una ricetta.
In piedi nella luce bianca e abbagliante al banco della farmacia, Charles stava scrivendo sul davanti dell'assegno e il pennino scricchiolava nel silenzio della bottega. Non rispose.
Di solito non cambio assegni, nemmeno durante il giorno, a meno che... E adesso Oscar Stoddard
stava fissando l'assegno. Tremila dollari? La voce
son incredula; l'uomo si aggiust sul naso le lenti
cerchiate di metallo e la faccia gli si contorse in un
mezzo sorriso affabile. Signor Elgin, non ho tremila
dollari in cassa. Capirete, avrei paura dei ladri,
a tenermi in casa tutto quel denaro.
Charles incontr lo sguardo dell'uomo. Stoddard
se ne stava immobile, senza toccare l'assegno. E in
quell'istante Charles cap che avrebbe dovuto informare
il signor Stoddard. Il volto di Helen gli apparve
alla mente, dolce e supplichevole: Pensi di
chiedere aiuto vero? La confusione di Charles svan.
Non aveva scelta, no? Ma nel locale freddo poteva
sentire il calore del proprio corpo sotto il cappotto
pesante; aveva la faccia sudata. Deglut, e il silenzio
fu come un fragore alle sue orecchie. Lui e il
signor Stoddard sembravano sospesi uno di fronte
all'altro in un vuoto, in un nulla ronzante.
Ho danaro sufficiente in banca per coprirlo,
signor Stoddard, si accorse di dire Charles, e la
sua voce echeggi sorda attraverso il negozio.
Non ce l'ho io, lo capite? Non ce l'ho.
Charles si decise, senza provare sollievo, tuttora
conscio che, per qualche ragione parsa a lui valida,
aveva gi deciso precedentemente di non fare ci
che in effetti stava ormai facendo. Stava scrivendo
sul retro dell'assegno. Poi spinse di nuovo il rettangolo
di carta attraverso il piano liscio del banco.
Gli occhi assonnati e guardinghi del signor Stoddard
si strinsero nel leggere le parole. L'uomo alz
gli occhi su Charles. Si aggiust meglio le lenti sul
naso, batt le palpebre, poi torn a leggerle. Figlia rapita. Avvertite polizia.
Non  una grossa somma, in fin dei conti, disse Charles, conscio che quelle parole non esprimevano il suo vero pensiero. In realt voleva dire che si trattava di una questione di vita o di morte - la vita di sua figlia - ragione per cui qualsiasi somma di denaro era irrilevante.
Per me lo , ribatt Oscar Stoddard, ancora accigliato, con un ciuffo di capelli grigi e sottili sulla fronte corrugata.
Per la miseria, Stoddard... proruppe Charles, poi si controll. Con voce sommessa aggiunse: Siamo sorvegliati.
Il signor Stoddard gett un'occhiata alle vetrine
della farmacia. Deglut, poi gir sui tacchi e disparve
nelle stanze sul retro. Charles rimase immobile.
Erano effettivamente sorvegliati? Quanti uomini potevano
permettersi di rischiare la vita - perch il
rapimento era un delitto capitale nello stato, ora,
vero? - per una parte di tremila dollari? Questa
domanda, tormentosa nonostante la sua ormai
crescente familiarit, si faceva strada nel suo cervello.
Ma le domande erano troppe. La mente poteva esaminarne solo un certo numero alla volta.
In quel momento, mentre fissava il registratore
di cassa per impedire a se stesso di voltarsi a guardar
fuori dalle vetrine, mentre si sentiva assalire da un
furore oltraggiato, dal bisogno di agire, di uccidere...
in quel momento i suoi occhi misero a fuoco qualcosa.
Sopra il registratore c'era una fotografia incorniciata.
Dalla fotografia sorridevano una donna magra
e malaticcia (Charles si sovvenne che la signora
Stoddard era morta alcuni anni prima, poco dopo che
gli Elgin erano venuti ad abitare nel circondario) e
un bambino di undici o dodici anni. Il ragazzetto
aveva una faccina rotonda, simpatica, e indossava
abiti immacolati. I capelli erano accuratamente tagliati
e pettinati aderenti alla testa. Charles impieg
un buon mezzo minuto per rendersi conto che quello
era lo stesso ragazzo che lo serviva talvolta dietro lo
spaccio delle bibite durante le poco frequenti occasioni
in cui Charles faceva una capatina in farmacia.
Solo che adesso, a distanza su per gi di cinque
o sei anni, la faccia era difficilmente riconoscibile
come quella della stessa persona. Ora il ragazzo portava
i capelli lunghi; ostentava giubbetti di cuoio e,
qualche volta, stivaletti da cowboy; e al posto del
sorriso che aveva in fotografia, il giovane Stoddard
mostrava una grinta abituale, le sopracciglia folte
riunite sugli occhi duri e sprezzanti. E tartagliava leggermente.
Charles sent che il sudore gli si gelava sotto le
braccia e lungo la schiena. Gli occhi erano incollati
alla fotografia. Non era possibile. I muscoli dello
stomaco gli si contrassero. Non era possibile. Tent
di ricordare il nome del giovane Stoddard. Era una
idea assurda, pazzesca, e doveva scacciarla.
La farmacia all'angolo tra la Eldorado e la
Spring, aveva detto la voce al telefono. Il padrone
ha la grana in cassa. Vi conosce.
Quando il signor Stoddard torn e gli tese una
busta attraverso il bancone, Charles si accorse di
prenderla automaticamente, infilandosela nella tasca del pastrano.
Fareste bene a prendere un sedativo, signor Elgin. Voi state male.
Come... come sta vostro figlio, signor Stoddard?
Mio figlio?
Non ricordo il nome. ...  a casa?
Nolan? Nolan, volete dire? Perch me lo chiedete,
signor Elgin? Nolan?
 a casa? domand Charles, controllando l'orologio.
Doveva essere di ritorno a casa in cinque minuti;
non era umanamente possibile, senza correre.
Nolan  a casa, disse Oscar Stoddard. Sicuro.
Dorme. Sta benissimo. E tutto andr bene anche per
voi, signor Elgin.
Charles si volt, con la mente indebolita da uno
strano sollievo, e usc. L'aria gelida lo colp come
una sferzata. Quel ragazzo. Si trattava soltanto di
quel ragazzo. Il signor Stoddard aveva mentito.
C'era quel ragazzo con Julie! Un ragazzo cos... non
avrebbe fatto male a nessuno. Probabilmente era
stato compagno di Julie durante gli anni di scuola.
Figuriamoci, un bamboccio come quello...
Ma nel camminare, a capo chino, mise un piede
in fallo. Non sapeva bene se era stato il ghiaccio sul
marciapiede o un sussulto improvviso a farlo scivolare.
Allora trovatelo, non m'interessa come, trovatelo!
Non ho intenzione di scherzare, capito, bastardo?
Trovatelo, o tenetevi le conseguenze! L'isterismo
folle di quella voce rison come un urlo nelle
orecchie di Charles. Il panico scatenato... e poi le
parole di Helen: Sembra... sembra pazzo. Charles
si sent mancare le forze; inciamp. E nel suo
cervello si rincorrevano le visioni di un mondo orribile
e malato, in cui i crimini pi inconcepibili erano
commessi dai giovani. Ricordava le cronache dei
giornali, una settimana dopo l'altra; ricordava gli
incidenti particolari, e gli incredibili risultati. Rivedeva
volti di giovani assassini che singhiozzavano
sulla spalla della madre dopo la sentenza; l'acerba
vergogna e l'innocenza sul volto del ragazzo che
aveva ucciso una baby-sitter, un altro che aveva
sparato al proprio padre, un altro che...
Oh, Dio, no, supplicava la sua mente angosciata.
Quelle visioni lo facevano star male. Cosa pu essere
accaduto? Dove pu essere accaduto, e perch? E
cosa ne sar di Julie? La mia Julie. Cosa le sta
accadendo in questo stesso momento?
A questo punto, mentre indebolito e svuotato aveva
rallentato il passo, quasi sull'orlo di un tracollo,
si rese conto che se avesse continuato a inseguire
simili pensieri, se non avesse dominato la propria
mente, non sarebbe arrivato a casa in tempo per la prossima telefonata.
...
.
...
3,11.
...
.
...
Dopo essere rimasto a osservare il signor Elgin
che si voltava, quasi come un uomo meccanico, e
usciva dal negozio col contante in tasca, Oscar Stoddard
spense le luci e and nel soggiorno sul retro del
negozio. Non accese alcuna luce. Se davvero qualcuno
lo teneva d'occhio, meglio lasciar credere che
se ne tornava subito a letto, vero? Sedette a lungo
nel buio, accanto al telefono, seguendo col dito la
montatura delle lenti. Tremila dollari. E se poi...
e se per caso... Infine, un po' vergognoso di s afferr la cornetta.
Un rapimento. Incredibile. Proprio l, nella sua
citt. Proprio l nel vicinato, e a soli dieci o quindici
minuti di cammino. Si stentava a credervi. Chiam
il centralino. Perch il signor Elgin aveva chiesto
di Nolan? Strano, il modo come si comporta un
uomo in preda a una forte emozione. L'aveva sperimentato
lui stesso quand'era in guerra: impossibile
prevedere le reazioni. Il ronzio all'altro capo
della linea si ripeteva incessantemente. Oscar gett
un'occhiata nella camera dove Nolan avrebbe dovuto
essere a letto. Quel ragazzo. Come fare con
quel figliolo? Al centralino dovevano essersi addormentati
tutti. Finalmente una squillante voce femminile
disse: Centralino? e Oscar Stoddard ordin:
Datemi il comando di polizia. Presto.
Poi, mentre aspettava, ripass mentalmente gli
eventi della serata: la telefonata dell'uomo che
aveva chiesto di Nolan, e subito aveva riagganciato,
poi Nolan che veniva a riprendersi il coltello. La
mente di Oscar rifuggiva da quella scena. Oscar
provava sempre un sapore amaro in bocca al pensiero
d'avere battuto Nolan; odiava se stesso e il
mondo per ore, a volte per giorni interi, ogni volta
che gli capitava di battere il figlio. Ma qualche
volta un uomo si vede costretto... come deve fare un padre?
Poi una voce profonda parl al suo orecchio:
Oscar Stoddard spinse da parte ogni altro pensiero e si concentr sul suo rapporto.
...
.
...
3,13.
...
.
...
Le gambe di Julie erano tese, i piedi puntati contro
il pavimento inclinato della vettura, il corpo
rigido e gelato. Le mani si aggrappavano all'orlo
del sedile. Ad ogni secondo si aspettava che la macchina
slittasse, che andasse fuori strada, scivolando
lateralmente e inesorabilmente nel fiume che scorreva
dal lato dove sedeva Nolan. Avevano lasciato
lo stradone, dove le lastre insidiose di ghiaccio erano
solo occasionali, e avevano svoltato nella Lake Road
che, raramente percorsa in quell'epoca dell'anno, era
incrostata di neve gelata dove non era lastricata di
ghiaccio. La strada, seguendo il fiume, conduceva
fino al lago, dove vi era soltanto il Lake Club e pochi
villini sparsi, tutti chiusi ora per la stagione invernale.
La citt, che sembrava ormai lontanissima,
se l'erano lasciata alle spalle... e davanti non vi era
che desolazione e nessuna possibilit di aiuto. A
Julie, irrigidita, senza respiro e in attesa di un inevitabile
incidente, riusciva difficile credere che, soltanto
poche sere prima, lei e Phil avevano viaggiato
su quella stessa strada per recarsi al ballo di Natale
del circolo. E tra pochi giorni avrebbero dovuto
tornarvi di nuovo, stavolta per partecipare alla
veglia di Capodanno, dopo di che il circolo si sarebbe
richiuso fino a primavera inoltrata. Tutto questo -
le danze, la musica, il tepore e Phil - sembrava
far parte di un altro mondo, un mondo che lei si era
lasciata alle spalle, forse per sempre. Un grido
ormai - e Julie se lo sentiva urgere in gola, prepotente
- sarebbe rimasto inascoltato, avrebbe soltanto
suscitato in Nolan un furore pi violento;
mentre, adesso, a qualunque costo, doveva stare
attenta, non doveva in nessun modo irritarlo. Fin da
quando gli aveva visto in mano il coltello, aveva
capito che la situazione era seria; ma adesso era
profondamente conscia di non poterlo sfidare; non
doveva destare la sua spavalderia, la violenza che
gi le aveva spaccato un labbro, colpito il naso; e
non doveva infiammare quell'altro tipo di violenza
che prima l'aveva spinto a lacerarle la stola sulle
spalle. Non sapeva che fare. Non aveva idea di
come rivolgersi a quel ragazzo. Ma esisteva, poi, un
modo di prevenire ci che lui aveva in mente? E che
cosa, in realt, aveva in mente? Poi un pensiero
improvviso divamp come una fiamma nel suo cervello:
se lui intendeva farle del male, doveva rendersi
conto che, a cose fatte, sarebbe stato preso,
punito; ragione per cui, l'unico modo sicuro per fare
ci che egli evidentemente intendeva fare, sarebbe
stato di ucciderla. Ecco, s. Intendeva ucciderla.
Salta gi, disse Nolan. C-c-coraggio, salta.
Sorpresa, Julie volt la testa; Nolan stava guardando
lei, adesso, non la strada. Come aveva intuito
che, in quel preciso istante, la stessa idea era balenata
a lei come unica possibilit di scampo?
Spaventata, Julie? Julie Elgin spaventata? Vi
era un certo piacere nel tono di lui... quasi si sentisse
vittorioso, per averla ridotta in quello stato di terrore
che la irrigidiva, la teneva immobile, senza
respiro. Coraggio, salta gi.
La mascella di Julie si stringeva e il dolore aumentava
lungo la mandibola, ma lei non grid, non
si mosse, nemmeno quando lo vide sterzare violentemente,
scaraventando la macchina lungo la curva
finale dove il fiume si gettava nel lago, mentre la
parte posteriore dell'auto strideva e infine, in un
silenzio orribile, slittava attraverso l'asfalto verso
il bordo dell'acqua. Lei continu a restare immobile.
Le ruote posteriori afferrarono la ghiaia, sputarono,
turbinarono, e infine tutta la macchina si
slanci come un animale selvaggio su per la strada
che costeggiava il lago. Julie ud Nolan ridere, e
percep nella risata roca e torbida un'eco della propria
sfida ai genitori, al mondo, a tutto. Non siamo
la stessa cosa, gemette in cuor suo, non lo siamo!
E all'improvviso fu presa dal rimorso; all'improvviso
si vide come doveva vederla sua madre, ud la
propria furia insolente come doveva udirla suo padre...
e per un attimo cocente si smarr per lo stupore.
Come sono arrivata a questo? Come ho potuto
comportarmi in questo modo?
Nolan stava di nuovo consultando l'orologio. Per
la prima volta Julie si rese conto che durante tutta
la strada, dal momento in cui aveva fatto la prima
telefonata un'ora prima, Nolan non aveva fatto che
tenere d'occhio l'orologio, come se temesse di essere
in ritardo per qualcosa. Questo cosa significava? Era
semplicemente un'abitudine di lui? O vi era sotto
molto pi di quanto lei potesse immaginare?
Vide la palazzina del Lake Club baluginare pi
avanti, sulla destra, eretta su un promontorio di
pietra al di sopra del livello della strada. Dietro le
siepi e i campi da tennis immersi nell'ombra, appariva fredda e deserta.
Nolan svolt nel viale d'ingresso. Julie mand
un'esclamazione di stupore. La macchina avanzava
frantumando la neve ghiacciata.
Io non sono m-m-membro, osserv Nolan,
ma tu s. Fren bruscamente, e le gomme posteriori
girarono a vuoto sul ghiaccio. Io... ci venivo
solo a lavorare. Le tre e un quarto. Dobbiamo ammazzare ancora dieci minuti.
L'ora... un'altra volta. Che importanza aveva l'ora
esatta in tutto questo?
Prima che lei potesse rispondere mentalmente
alla propria domanda, Nolan era balzato dalla macchina,
era scattato velocemente portandosi dalla
parte di Julie; ora era in piedi, vicino allo sportello
aperto, e la guardava dall'alto. Stringeva in mano
il coltello aperto. Sorrideva con aria torva.
Entreremo dall'ingresso principale, Julie, disse
con voce sommessa. Non mi hanno mai permesso di entrare da quella parte.
Con i denti che battevano, Julie lev gli occhi
verso di lui. Tenendo la voce molto bassa, domand:
Nolan, hai pensato a ci che ti succeder?
Il sorriso si allarg. Tu hai pensato a quello che succeder a te?
Sono le tre passate. Pap chiamer la polizia.
Tu c-c-credi?
Lo sai cosa ti faranno?  un rapimento, Nolan.
Ecco cos'. Rapimento. Se mi porti a casa, possiamo
inventare una scusa qualunque e dimenticare tutto quanto.
Vide il sorriso indebolirsi, vacillare; gli occhi di
lui divennero incerti. Troppo tardi, Julie. Troppo
tardi per questo, Julie. La voce era quasi tenera,
quasi carezzevole... e quasi dispiaciuta.
Andrai in prigione, Nolan, continu Julie,
sforzandosi di controllare i nervi. Andrai in prigione.
Forse ti succeder anche di peggio, in questo Stato.
Silenzio. Dal lago, il vento gelido li investiva rabbioso,
tagliente. Nolan sembrava non respirare nemmeno.
Poi la sua mano si sporse bruscamente, gherm
il braccio di lei. Un po' spingendola, un po' trascinandola,
sempre con una mano sola perch l'altra
stringeva il coltello, Nolan la sospinse attraverso
l'area di parcheggio fino all'ingresso principale.
Non mi s-s-spaventi, disse, e il tono carezzevole
era scomparso. Non ho paura. Se i tuoi chiamano
la polizia, sanno quello che succeder a te.
Il cervello ce l'hanno, possono immaginarselo. Vi
far vedere io, a tutti quanti, anche a te, anche a
mio padre, maledizione a voi, quanti siete, vi far vedere io!
Si trasse indietro e allung un calcio alla porta;
la vetrata d'ingresso del Lake Club si frantum, e
il fracasso echeggi fragorosamente attraverso l'acqua
e, alle loro spalle, su per le colline e i boschi.
Ansando forte, Nolan si rivolse a Julie.
Vuoi entrare con le b-b-buone?
Julie sollev il mento, ma senza energia. Varc
la soglia. All'interno il buio regnava assoluto.
Fai strada, ordin Nolan. Ho bisogno di bere
qualcosa. Ti sto alle spalle. Vedo benissimo il vestito
bianco nell'oscurit.
Julie si avvi su per l'ampio scalone. L'ho fatto,
ormai, pensava. Ho fatto crollare la sua ultima illusione.
Forse lui sperava di non dover mai considerare
la possibilit di una cattura, l'idea della prigione,
del castigo; era convinto che queste cose
non potessero mai capitargli. Adesso, nella speranza
di fare appello alla sua coscienza sull'unico piano
razionale che restava, l'aveva costretto a guardare
in faccia quella possibilit. E cosa ne era risultato?
Soltanto il panico. Soltanto questo panico profondo
e pi che mai folle che, alla fine, avrebbe potuto
dimostrarsi pi pericoloso di tutto ci che lei aveva finora sperimentato.
Nel bar, che era un locale a grandi pannelli al
margine della pista da ballo, Julie si ferm. Nolan
fece scattare l'accendino. Gli scaffali dietro il bar
non contenevano bottiglie di sorta. Lui si volt di
scatto verso Julie, e la fiamma gli illuminava la
faccia. Gli occhi erano socchiusi, vendicativi.
Stai ridendo di me? domand, senza balbettare.
Ti pare una cosa buffa?
Julie si appoggi al bar, senza rispondere. Tra loro vi era il bar. Adesso poteva tentare la fuga?
Nell'oscurit forse sarebbe riuscita a... Nolan si chin, s'infil sotto il piano del bar, tastando attorno col braccio.
... Se si fosse messa a correre, pratica com'era dell'ubicazione delle stanze...
Ah! fece Nolan, e riemerse con una bottiglia mezza vuota in mano. Ah! La stapp e la sollev, inclinandola.
... Ma anche Nolan era pratico dell'edificio, e del luogo. Sarebbe stato meglio tentare di ridiscendere la scala, uscire e nascondersi nei boschi dietro la palazzina...
Nolan mand un gran sospiro di sorpresa e di soddisfazione nell'abbassare la bottiglia. Julie guardava.
Che fare? La bottiglia era quasi a met. Che
fare? Doveva correre il rischio, buttarsi a corsa
pazza, subito, prima che lui terminasse il whisky?
Perch dopo, quando l'avesse ingoiato tutto, che
sarebbe accaduto? Un ragazzo come Nolan, un ragazzo
gi capace di fare ci che aveva fatto, come
sarebbe diventato una volta ubriaco? Julie si sent
indebolire internamente, il terrore le attanagliava i visceri, torcendoglieli.
Mentre Nolan alzava di nuovo la bottiglia, rivolgendo
intanto a lei un'occhiata di scherno, Julie si
volt bruscamente e guard fuori della finestra, al
di l dell'oscura superficie del lago. Come prevedere?
Se ora si fosse messa a correre e lui l'avesse
raggiunta... Prima l'aveva solo percossa, ma stavolta
poteva non essere altrettanto fortunata. Tuttavia,
sentiva l'impulso di correre tormentarle i
muscoli delle gambe. E fu a questo punto che
Julie distinse la sagoma confusa ma inconfondibile
di una macchina, ferma sulla strada vicino ai pilastri
di pietra dell'ingresso del circolo. Non era la
macchina di Nolan: quella era nell'area per parcheggiare.
Non brillava alcuna luce. Nulla si moveva.
Il cuore di Julie ebbe un tuffo. Qualcuno li
aveva visti entrare. Qualcuno. Si sent mancare il respiro.
Poi, prima di potersi muovere, ud il motore della
macchina; doveva essere gi avviato e adesso rombava.
I fari si accesero e la macchina si mise in
moto. Julie sent sulla spalla la mano di Nolan, che
la costringeva a voltarsi; lo osserv mentre, ansante,
si teneva ritto nel vano della finestra; guardando
sopra la spalla di lui scorse i fari che retrocedevano,
allontanandosi lungo la strada.
Nolan si volt, e la sensazione ormai familiare di
totale abbandono, di solitudine, pervase di nuovo
Julie. Due che filano, fece Nolan, e il tono era
tornato carezzevole. Una coppietta. Come te e Phil,
eh? Julie si sentiva svuotare, come se tutto il sangue
defluisse dalle sue vene.  un posto ideale
per venirci a limonare, questo! Stava forse per
piangere? Sentiva ardere le lagrime dietro gli occhi
e ne era stupita: lei non piangeva mai. Non l'aveva
detto anche Phil? E anche pap? Era come sua
madre, lei: non piangeva mai.
Allungando una mano per prendere un bicchiere
dagli scaffali, Nolan gir attorno all'estremit del
bar. Bevi anche tu, J-j-julie.
Julie ricacci indietro le lagrime. Scosse la testa.
Nolan si fece pi vicino, tanto vicino da investirla
con una zaffata del suo alito greve di whisky. Non
t-t-ti degni di bere con me?
Di nuovo Julie scosse la testa, senza dir nulla,
mentre Nolan versava il whisky nel bicchiere. Come
era strano sentire di essere sul punto di andare in
briciole, di crollare a pezzi, di scoppiare in lagrime,
sentirsi perduta e priva di forze. Era una sensazione
nuova per Julie. Vide Nolan posare la bottiglia
sul bar, ascolt il rumore tintinnante prodotto
dal gesto, fiss il bicchiere che lui le tendeva. Non si
accorse che stava mordendosi le labbra finch non
sent il sapore del sangue. I suoi occhi erano fissi
sullo scintillio del bicchiere colmo di liquido scuro.
La macchina se n'era andata. Ogni possibilit di
aiuto era svanita. Era sola. Non vi era nulla, assolutamente nulla che lei potesse fare.
Bevi, ordin Nolan.
Ottusamente, Julie prese il bicchiere. Lev lo
sguardo, incontr quello di Nolan. Una sigaretta
pendeva, spenta, dall'angolo delle labbra di lui. Il
ragazzo fece scattare l'accendino, la fiamma gli
illumin il volto. Ostentava un mezzo sorriso. E
gi gli occhi gli scintillavano sotto l'effetto del
liquore... del liquore o di un'idea diabolica, qualunque essa fosse.
Scaldati, riprese Nolan. Sei una gatta fredda,
Julie. Hai bisogno di scaldarti. Vuoi fare quello che ti ho detto o no?
Julie era tentata di scaraventare il liquido in
quegli occhi beffardi, di spaccare il bicchiere su
quella grinta. Scacci la tentazione, consapevole
che ogni violenza da parte sua non avrebbe fatto
che aizzare la violenza di lui. E dalla violenza di
lui c'era d'aspettarsi di tutto, di tutto.
La voce di Nolan era quieta, ma lei vi sent pulsare
un'eccitazione nuova. Bevi con me, Julie,
forse dopo andremo pi d'accordo, eh? Poi, visto
che lei non accennava a portarsi il bicchiere alle
labbra, ringhi: Fa' quello che ti dico, maledizione!
Mosse un altro passo. Era vicino al punto
di toccarla, e non le toglieva gli occhi dal viso. Occhi
carichi di furore. O almeno, Julie voleva credere a
tutti i costi che fosse proprio furore. Sentiva l'orlo
smussato del bar contro la schiena. Di nuovo lui
parl con voce sommessa, pacata: Farai quello
che dico, Julie. Tutto quello che dico. Le parole
sembravano alimentare in lui una febbre lenta, implacabile.
Quello e nient'altro. Qualsiasi cosa io
t-t-ti dir di fare, tu la farai, Julie. La sua mano
si chiuse attorno a quella di lei sopra il bicchiere. La
costrinse a portarlo alle labbra, lentamente, vincendo
la resistenza del braccio: lei rest sorpresa dalla
forza di quella stretta: le dita di lui le penetravano nella mano come artigli.
Julie prese una decisione: non poteva tentare di
opporsi a quel capriccio. Bevve. Il whisky le bruci
la bocca e scese come fuoco lungo la gola. Lo sent
ardere nel petto e le venne da tossire. Lo stomaco si ribellava.
La stretta d'artiglio di Nolan sulla sua mano non
si allent. Julie torse il capo, incapace di respirare.
Immediatamente, l'altra mano di Nolan l'afferr
alla nuca, le tenne ferma la testa in una morsa di
ferro. Era prigioniera, ormai; ciononostante, continu a dibattersi.
Il bicchiere batteva contro i denti, il liquido si
riversava, in parte zampillando rovente nella bocca,
in parte sgocciolando gelido sulla gola nuda, sul
davanti dell'abito. In quell'attimo, mentre lui la
teneva ferma, aiutandosi con la gamba per immobilizzarle
il corpo, Julie colse una rapida visione
della faccia del suo aguzzino: decisa, infocata, crudele, trionfante.
La desolazione s'impadron di lei. Si sent mancare,
la forza di lottare l'abbandon. In che cosa poteva
sperare? A che serviva, ormai?
Nolan le vers in bocca il resto del whisky, poi
si trasse indietro, mentre i suoi occhi non cessavano
di scrutarla da capo a piedi.
Le persone di quella macchina... perch si erano
fermate l fuori? Dov'erano dirette? Perch non
erano entrate?
Nolan agguant la bottiglia e si vers da bere, senza mai staccare gli occhi da lei. Attraverso una visione confusa, perch gli occhi le bruciavano, lei lo vide sporgere la lingua, inumidirsi le labbra.
Poi lo ud, pi che vederlo, tracannare il whisky.
Perch nessuno - nemmeno un estraneo - si preoccupava di fare qualcosa?
...
.
...
3,18.
...
.
...
La macchina stava svoltando lungo la strada del
fiume dirigendosi verso la citt. L'uomo al volante
ripuliva col palmo della mano il finestrino appannato.
Era troppo intento alla strada viscida da percorrere
per voltarsi verso la giovane donna che gli sedeva al fianco.
E la polizia cosa ti domander? stava chiedendo
lei. Vorranno sapere il tuo nome, no?
Qualcuno si  introdotto l dentro, replic
l'uomo. L'hai sentito anche tu il rumore del vetro
infranto. Hai visto la luce all'interno. Non devo
fare altro che trovare un telefono e avvertire la
polizia che qualcuno ha fatto irruzione nel Lake Club.
E ti domanderanno con chi eri, vero? E magari
vorranno sapere cosa facevi laggi a quest'ora del mattino.
Alla polizia non importa un corno di tutto questo,
e il mio nome posso benissimo darlo.
E il mio? Darai anche il mio, immagino, no?
No, naturalmente.
Invece lo darai, lo sai benissimo. E allora mi
dici cosa far Leo? Vuoi che te lo spieghi a lettere
cubitali, tesoro? Mi toglier i bambini, ecco cosa far
quel caro Leo. Te l'ho detto, te l'ho gi detto: non
intendo perdere la custodia dei miei figli. Nemmeno per causa tua.
Capisco perfettamente.
Mi fa piacere. In fin dei conti, mancano solo
quattro mesi perch il decreto sia definitivo.  gi
abbastanza doloroso doversi nascondere come criminali, ma...
Ti ripeto che capisco, fece l'uomo, e rallent.
Ora ti porter a casa. Non chiamer la polizia. Dopo di che partir...
Cosa?
Andr via. Per quattro mesi. Finch il decreto
non sar definitivo. Tutti e due ci sentiamo criminali,
e non voglio che, a lungo andare, questo guasti
le cose tra noi. Adesso vieni qui e dammi un bacio.
Un bacio che possa bastare quattro mesi, perch ho
parlato sul serio. Se continuano ad accadere incidenti
di questo genere, finiremo per andarci di mezzo
noi due. E non lo voglio assolutamente.
La donna si fece pi vicina e pos la testa sulla
spalla del compagno. Sono contenta, mormor.
Tesoro, non posso fare a meno di essere contenta.
Quattro mesi non sono un'eternit.
E in fin dei conti, aggiunse lui, mettendo la
macchina a passo d'uomo, in fin dei conti, cos'
un ladro di pi o di meno? Sono certo che il Lake
Club  assicurato contro i furti.
Non so che farci, sono felicissima che qualcuno
si sia introdotto l dentro proprio stanotte, rise la donna. Tu no?
...
.
...
3,20.
...
.
...
A questo punto, otto minuti dopo il rapporto telefonico
di un certo Oscar Stoddard, proprietario di
una farmacia a nord della citt, un vasto apparato
di polizia si era messo in moto. Il capo della polizia,
che dormiva sodo dopo una lunga serata a base di
poker e birra, era stato strappato dal sonno; immediatamente,
come c'era da aspettarsi, aveva dato
una lavata di capo al sergente di servizio per non
aver appurato meglio i fatti, rivolgendo a quello
Stoddard domande pi precise; aveva poi dato alcune
istruzioni generali, esprimendo nello stesso
tempo l'opinione che, giudicando cos, a occhio e
croce, doveva trattarsi di un rapimento da dilettanti.
Diversi altri funzionari erano stati chiamati e inviati
a presentarsi subito al comando; gli ufficiali di
servizio nelle diverse zone della citt erano stati messi
sull'avviso via radio; inoltre, come si usa in casi di
questo genere, la caserma della polizia di Stato che
sorgeva a sud della citt e l'ufficio locale dell'FBI,
in un'altra citt a trentasette miglia di distanza,
avevano ricevuto immediata comunicazione.
Parecchie auto della polizia cittadina, addette al
servizio di perlustrazione, erano state dirottate verso
l'area compresa tra la Farmacia Stoddard e la casa
degli Elgin, e l'auto gi assegnata all'area nord per
normale servizio aveva ricevuto istruzioni specifiche
e particolareggiate. Era perci dovere di questa macchina,
quella cio col numero 34 sotto l'emblema
della polizia sulla portiera laterale, perlustrare come
faceva di consueto, tenendosi all'erta per eventuali
segni insoliti nell'area e sorvegliando chiunque
agisse in modo sospetto; evitare di passare davanti
alla casa degli Elgin, dato che di l non si passava
mai durante la normale ronda di servizio, e infine
aspettare ulteriori ordini per radio.
Per questa ragione la macchina di pattuglia 34,
avendo incrociato una trasformabile gialla, rallent
fino a fermarsi davanti a un gruppo di negozi a tre
isolati di distanza dalla casa degli Elgin. La vettura
gialla viaggiava a velocit normale nella direzione
opposta. Non vi era nulla di sospetto in quella trasformabile
gialla, ma era insolito veder circolare
una macchina del genere a quell'ora della notte.
Perci l'auto di pattuglia manovr nell'area di
parcheggio riservata ai negozi e torn indietro, seguendo
la trasformabile gialla senza darle la caccia.
...
.
...
3,21.
...
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...
Quando Phil Reynolds si accorse che la macchina
appena incontrata era un'auto della polizia in servizio
di perlustrazione, le sue mani, chiss perch, si
contrassero sul volante. Perch mai? Non aveva impiegato
nemmeno mezz'ora a venire in citt dalla
fattoria; aveva guidato con prudenza, badando bene
a illuminare con i fari ogni zona viscida dell'asfalto,
ma non lentamente, perch sentiva nel sangue una
strana, pressante urgenza che non riusciva a spiegare
nemmeno a se stesso... proprio come non avrebbe
potuto spiegare agli agenti dell'auto che adesso lo
seguiva, ci che stava facendo in giro a quell'ora.
Che cosa stava facendo? Non poteva certo dire che
la sua ragazza l'aveva piantato in asso e se n'era
andata con un altro, e che quell'altro non era ancora
tornato a casa, ragione per cui lui era preoccupato.
La cosa non aveva molto senso. Gliel'aveva detto
anche suo padre, quando lui era uscito di casa. Anzi,
il padre gli aveva anche detto di smetterla di comportarsi
come un ragazzino, e di tornarsene a letto,
lasciando dormire gli altri. Ma Phil non l'aveva
ascoltato. Stavolta aveva fatto a modo suo. Il lato
sorprendente di tutto questo era che negli occhi di
sua madre e, pi stupefacente ancora, in quelli di
suo padre, aveva colto - o immaginato di cogliere
- un certo lampo d'orgoglio quando era uscito,
era salito nella sua vetturetta gialla e si era allontanato nella notte.
Ora, conscio dei fari che si riflettevano nello specchio
retrovisivo, imbocc l'ultima svolta e si avvicin
alla casa degli Elgin. I fari non lo seguirono,
e Phil respir di sollievo. Poi vide che la finestra
degli Elgin era completamente illuminata. I tendaggi
erano aperti. La madre di Julie sedeva dietro
la vetrata, fissando la strada. Un'ombra camminava
in su e in gi alle spalle della donna. Il padre di Julie.
Phil consult l'orologio del cruscotto. Le 3,22. E
Julie non era ancora rincasata.
Doveva entrare? E dire che cosa? Se Julie voleva
restare fuori fino a quell'ora con un tipo come
Nolan Stoddard, lui cosa poteva dire? Che le aveva
permesso di farlo? E magari, maledizione, lei ci si
stava divertendo. Probabilmente se la godeva un
mondo all'idea di tenere i suoi genitori sulle spine...
ne avrebbe ricavato una certa soddisfazione. E lui lo
capiva, anche, in un certo senso. E quella comprensione
gli gravava sul cuore, lo faceva sentire responsabile.
Gli pesava a tal punto che adesso, mentre
pensava a Julie sola con Nolan da due ore - a
bere, e Dio sa che cosa poi! - perfino la sua gelosia
si tingeva di tenerezza e di colpa. Non avrebbe dovuto
lasciarla fare. Avrebbe dovuto trattenerla. E
avrebbe potuto farlo con amore, non con le maniere
forti e l'autorit, ma con una semplice confessione,
dicendole quanto aveva bisogno di lei. Invece, per
orgoglio o per l'irritazione momentanea, aveva mancato di farlo.
Aveva oltrepassato la casa. Avrebbe aspettato ancora un po'.
Julie sapeva come badare a se stessa. Lui avrebbe
gironzolato un poco l intorno finch lei non fosse
rincasata. In fin dei conti, cosa poteva accadere a Julie?
Gir l'angolo e subito vide l'auto della polizia che transitava lentamente. L'auto si port immediatamente dietro di lui, riprese a seguirlo.
...
.
...
3,24.
...
.
...
L'agente scelto che guidava l'auto 34 non se la sentiva di prendere una decisione, date le circostanze, perci negli ultimi due minuti aveva parlato col suo capo, facendo rapporto sui movimenti della trasformabile gialla; e il capo gli aveva semplicemente ordinato di seguire la macchina, e di badare che l'occupante della vettura non avesse alcuna possibilit di scambiare parola con altri. Se la macchina si fosse fermata, arrestare subito l'occupante accusandolo di una qualsiasi infrazione alle regole del traffico e rimettersi subito a rapporto.
...
.
...
3,25.
...
.
...
L'auto della polizia gli stava sempre alle calcagna,
riducendo la velocit quando Phil rallentava,
aumentandola appena Phil premeva l'acceleratore.
Che stava succedendo? Phil sent la prima scossa
elettrica della paura. Cosa significava questa storia?
Rivide con la mente i genitori di Julie dietro la finestra illuminata.
Julie.
Sent nascere dentro di s un improvviso malessere.
Il suo presentimento si rivelava esatto.
Julie...
Era accaduto qualcosa a Julie.
No. In questo caso, perch l'auto della polizia
non avrebbe stazionato davanti alla casa degli Elgin,
parcheggiata lungo il viale d'ingresso?
Julie, dove sei?
Julie stava ancora lottando per ricacciare indietro
le lagrime, e questo solo fatto bastava a riempirla
di stupore. Sedeva su uno sgabello del bar. Il silenzio,
nella palazzina del circolo, era opprimente. Il
posto era riscaldato, ma il gelo le si era infiltrato
nelle ossa e, nonostante il calore che ancora sentiva
fiammeggiare nello stomaco, il freddo le era penetrato
nel cuore. Ormai era certa che non si sarebbe
sentita male, ma quella certezza non le procurava
sollievo. La sua mente vagava in varie direzioni
- Julie sospettava che questo dipendesse in parte
dal whisky, per non ne era sicura - ma restava
acutamente conscia degli occhi di Nolan che non
abbandonavano un istante la sua persona. Quegli
occhi, intenti e beffardi, luccicavano nella penombra
come quelli di un uccello da preda. Julie si sforzava
di evitarli, ma quella fissit implacabile torturava
i suoi nervi esasperati e lei doveva stringere
i pugni per trattenersi dal gridare... gridare o correre
via o lanciarsi dalla finestra!
Dall'altro lato del bar Nolan si versava un altro
whisky, accendeva un'altra sigaretta col mozzicone
rosseggiante dell'ultima, agitava la sua bibita senza
ghiaccio col coltello aperto che balenava nel fioco
riflesso del cielo sulla superficie del lago, ma in tutto
questo non staccava mai da Julie il suo sguardo fisso,
duro, contemplativo. Lei si sentiva trafitta da quello
sguardo, trafitta, spogliata e impotente.
Per impedirsi di ricambiare quello sguardo, per
impedire ai suoi occhi di incontrare quelli di lui
- perch come poteva prevedere l'atto involontario
o l'occhiata che avrebbero potuto deciderlo all'azione? -
Julie lasciava che la sua attenzione vagasse
per la stanza, sugli scaffali vuoti dietro il bar,
nello specchio dove vedeva riflessa la schiena di
Nolan e la luminosit delle proprie spalle e del
proprio viso nel buio, e sopra lo specchio dove,
vivide su un pannello decorativo, spiccavano alcune
parole ben note ai soci: "Se non ti trovi bene,
vattene a casa." Nel richiamare alla mente quelle
parole - non aveva bisogno di leggerle - Julie
fu colta da un senso di vertigine. "Se non ti trovi
bene, vattene a casa." Era il motto del Lake Club e
lo spunto per una quantit di spiritosaggini trite e
ritrite. Dovette reprimere la risata isterica che le saliva alla gola.
Non si era mai sentita cos sola, cos abbandonata.
Perch nessuno faceva qualcosa? Lei era seduta
l, in quei locali vuoti che aveva sempre visto scintillare
di luci e risonare di musica e di gaiezza, e
nessuno lo sapeva. Nessuno lo sapeva e a nessuno importava
nulla. Quel pensiero le caus una fitta cos
dolorosa da farla piegare sul bar, la testa china, i
capelli spioventi, la fronte premuta contro il piano freddo e liscio.
I suoi dovevano saperlo. Non avevano ricevuto
la telefonata di Nolan? Che aveva detto Nolan al
telefono? Quando lei gliel'aveva chiesto, lui si era
limitato a ridere. Ma del resto, che importanza
aveva? L'amaro che sentiva in bocca non era sangue;
era il sapore acre della solitudine, una solitudine
che l'aveva accompagnata per tutta la vita. Poi,
dal fondo del subcosciente, i ricordi pi riposti e
pi odiosi presero a riaffiorare con una lucidit inesorabile.
La sala d'aspetto di un ospedale, l'ora gelida
di primo mattino, le infermiere dai rigidi camici
bianchi, una quiete d'incubo e in fondo al misterioso
corridoio la porta di una stanza in cui Rod
giaceva senza vita, non pi il suo fratellino di otto
anni, ma un passerotto ferito, dalla faccina contorta
dal dolore, irriconoscibile; e nella sala d'aspetto
pap che le stringeva forte la mano, troppo forte, con
espressione impenetrabile, pap che le ripeteva di
star zitta, che tentava di proteggerla dal dolore
di apprendere che Rod stava forse per morire; e all'improvviso mamma appariva col fazzoletto premuto
sugli occhi, scuotendo la testa disperatamente;
e tutti e due si incamminavano verso l'alto finestrone
buio, e alcune parole sconnesse giungevano
fino a lei: Cos coraggioso... sta l immobile... le
gambe... non si pronunciano... E infine le parole
che adesso tornavano a colpire Julie con l'accresciuta
forza dei ricordi rivissuti pi volte: la voce
della mamma, le parole quasi sommesse dai singhiozzi:
Oh, perch proprio lui? Oh, perch proprio lui? E peggio ancora - oh, molto peggio, impossibile,
assurdo, no, no - il desiderio suo, guizzante come
un serpentello: che Rod morisse. Ma non era vero!
Non era andata cos, non aveva mai avuto un pensiero
simile, mai! Si accorse di emettere un lungo respiro tremante.
Non poteva prendersela con Rod. Non era giusto,
non era mai stato giusto, dare la colpa a Rod. Allora
a chi? A suo padre? Che aveva fatto? Allora o in
seguito, che aveva fatto? Ecco la verit, in fondo;
ora la vedeva con assoluta chiarezza: il babbo non
aveva fatto mai nulla. Con quel suo sorriso, quella
dolcezza, quello sguardo comprensivo, il babbo -
Julie ne era certa - a volte capiva, o si sforzava di
capire. Ma non faceva mai nulla. Non aveva mai
preso posizione! Quanto alla mamma... eh! Julie
si sent stringere il cuore. Aveva visto piangere sua
madre tre volte. Tre... tre di numero. L'amarezza si
mescol a un senso di tristezza e la fiamma dell'ira
lamb con violenza la mente di Julie. Tre volte: una
volta quando Rod era stato in punto di morte, quel
mattino all'ospedale; una volta quando Rod era partito
per il servizio militare; e una volta, appena
sei mesi fa, quando Rod si era sposato. Tre volte,
in tutto. In una vita. E sempre per Rod. Sempre per lui.
Mai una volta, per quanto poteva ricordare... mai una volta per Julie.
Se non ti trovi bene, vattene a casa. Ora la risata
isterica si era spenta nella gola.
E Nolan si moveva. La testa di Julie si sollev di
scatto, ogni muscolo del corpo tornato teso, rigido.
Lui la guardava, fermo al di l del bar. Negli
occhi gli brillava di nuovo l'espressione di scherno.
 tempo che faccia una certa telefonata, disse.
Poi, senza muoversi: Credevo che stessi piangendo.
Ma gi tu non piangi, vero? Non sei il t-t-tipo.
Julie non disse nulla. Era vero. Non gliel'aveva
detto perfino suo padre? Aveva detto che Julie era
tale quale sua madre, non avrebbe mai pianto,
come facevano le altre. Troppo orgogliosa, troppo forte... o troppo testarda.
Nolan fece udire una risata breve e roca, poi si
volt verso il telefono. Julie lo guard comporre il
numero, chinarsi sull'apparecchio. E in quell'attimo
brevissimo comprese che lui stava per commettere
un atto definitivo, comprese che adesso, in
quel preciso istante, mentre il disco scattava e ronzava,
Nolan stava bruciando gli ultimi vascelli. E
stava trascinandola con s. Dopo quella telefonata,
sarebbe stato impossibile far marcia indietro. Dopo quella...
E lei non aveva fatto che sprecare tempo! Si era
messa a compiangere se stessa quando avrebbe dovuto
cercare di commuoverlo, di farlo ragionare.
Non terrorizzarlo aizzandolo ad agire, ma convincerlo
che non era ancora troppo tardi.
Pronunci il suo nome.
Accigliato, sorpreso, lui si volt. Aveva completato il numero?
Gli disse: Ascolta, Nolan. Ascolta. Portami a
casa. Dimenticher tutto. Assolutamente tutto. Te
lo prometto. Non lo dir a nessuno. A costo di mentire.
Nella foga si era protesa attraverso il bar, i
piedi puntati sul tubo di ottone che correva attorno
alla base. Ascoltami, Nolan. Te ne prego. Se non
ti spingi oltre, sarai libero. Non dovrai preoccuparti
di niente. Nolan, mi senti? Arriver perfino a
fingere che sia stato uno scherzo, dir che eravamo
d'accordo... ai miei genitori, quando vorranno una
spiegazione. E tu non dovrai avere paura di niente.
Nolan rimise a posto il ricevitore. Julie riprese
fiato. Nolan mosse un passo verso di lei con faccia inespressiva.
La sua voce era roca quando parl: Non sono
spaventato, Julie. Cosa ti fa credere che io sia spaventato?
Gli occhi scesero alla gola di lei e pi
in gi, dove l'abito pendeva scoprendo il principio
del seno. Automaticamente, portandosi una mano
alla gola, Julie si raddrizz, ricomponendosi. Nolan
rise; e stavolta la risata ebbe un suono alto e rauco,
che colp le pareti e riecheggi per tutto l'edificio.
Gli occhi adesso erano come quelli di un falco: la
trafiggevano penetranti, fissi, carichi di irruenza selvaggia,
ma fermi. Tu non mi conosci, Julie. Maledizione,
nessuno mi conosce! Nessuno sa quello che
ho dentro, quello che posso fare! Vuoi saperlo, Julie?
Perch te lo dir, piccola. Senza misteri. La
balbuzie era scomparsa. Ecco com'. Sono stato
sempre solo, contro tutti. Tutti! Soltanto non ho
mai avuto un'occasione per farmi valere. Non ancora.
Ma adesso la far vedere a tutti quanti. E
anche a te, eh, Julie? Torreggiava sopra di lei,
urlando adesso, i muscoli del collo tesi come corde,
le narici dilatate, gli occhi sfavillanti. Posso fare
tutto quello che voglio! Tutto quello che voglio!
E lo far vedere a loro, e a te, e a tutti... e poi me
la filer in Canad o da qualche altra parte, magari
in Europa addirittura, e nessuno potr toccarmi,
neanche la naia, una volta che sar arrivato in
fondo! Te lo sei cacciato in testa, gatta? Te lo sei
messo in testa, finalmente? E la mia pelle non voglio
rischiarla per nessuna lurida guerra, capisci?
Me, non mi beccano. Ho sentito tanti altri parlare
cos. Loro non vedono pi in l del loro naso... mentre
io sono diverso. Non mi perdo in chiacchiere,
io! Sono un uomo d'azione, capisci? Faccio i fatti! I fatti!
Poi tacque. Ansimava, proteso verso di lei, gli
occhi arrossati e semichiusi, l'espressione torva, cupa.
E Julie si affacci sulle profondit di un mondo che
non aveva mai conosciuto. Vide il dolore, il tumulto
e gli sprazzi della follia, e si ritrasse inorridita,
mentre un brivido di terrore l'attraversava da capo a piedi.
Rispondimi, persist Nolan, ma con voce sommessa.
Rispondimi, Julie. Mi sono spiegato bene?
Julie si limit ad annuire, incapace di staccargli
lo sguardo dal volto, pur accorgendosi che gli occhi
di lui vagavano di nuovo sulle sue spalle scoperte.
Ora il desiderio gli si leggeva chiaramente in viso.
Infine ud lo scatto della lama e, senza guardare,
seppe che Nolan aveva di nuovo in mano il coltello;
colse il barbaglio riflesso dalla lama e tuttavia non
si mosse... non fu capace di fare un gesto. Perfino
quando lo vide, silenzioso ormai, tranne per il respiro
eccitato e ansimante, staccarsi dal bar, aggirare
l'estremit del banco e avvicinarsi, non pot
muoversi. Ci siamo, ripeteva mentalmente, ci siamo.
E tuttavia il suo corpo restava paralizzato. Tutti
i terrori della notte si erano accumulati come un
peso morto nelle sue membra. Lo vide allungare un
braccio, si sent stringere alla vita; rimase immobile.
Non dibatterti, l'avvertiva l'istinto; non lottare
adesso, mentre hai il coltello puntato alla schiena.
Lui l'attrasse a s, lentamente. Julie poteva sentirne
l'alito pesante. Se ora si fosse mossa, se avesse
solo accennato a ritirarsi, cosa poteva accadere? Si
costrinse a restare entro il cerchio delle sue braccia,
mentre la faccia di Nolan si abbassava verso la
sua; con un immane sforzo di volont, evit di voltare
la testa. Sent sulla bocca le labbra di lui,
grosse, ripugnanti... insistenti. Non si mosse. N, col
respiro sospeso, ricambi il bacio.
Nolan si raddrizz. Era accigliato, ora, come se
tentasse di venire a una decisione, come se fosse impegnato in una lotta interna tutta sua.
Si trasse indietro, ma solo quanto bastava perch
i suoi occhi potessero esplorare ancora una volta
la figura di lei. Julie pot sentire il rumore della
stoffa che veniva mentalmente lacerata da lui. Gli vide balenare in mano il coltello.
Oh, Dio, mormor dentro di s: oh, Dio, e
adesso? E con angoscia: Cosa posso fare? Cosa si pu fare?
Ormai sull'orlo di una crisi isterica, nel silenzio
vuoto e sospeso, si lasci sfuggire: Non tartagli mica sempre, vero?
Nolan batt le palpebre. Fu come se lei l'avesse
schiaffeggiato in pieno viso. La sua bocca si apr, si
richiuse... e lei vide il desiderio animale svanire dal
volto di lui e spegnersi. Nolan si volt bruscamente,
quasi per scuotere qualcosa dalla mente annebbiata
dall'alcool. Poi, con una mossa violenta e inaspettata,
spazz via il bicchiere dal bar e lo mand a
rotolare sul pavimento, in frantumi. Proseguendo
nella stessa mossa gir su se stesso per affrontare lei, tremando convulsamente.
T-t-tartaglio sempre, invece, proruppe.
E Julie comprese di aver commesso un errore.
La nota passione animale era stata sostituita da questa furia terrificante e molto pi imprevedibile.
Che aveva fatto?
Gi, tartaglio.  una c-c-cosa che fa ridere, questa.
 quello che fanno tutti, no... di ridere? Anche tu, vero? E anche Rod.
Sentire nominare suo fratello la sconcert. Non
ebbe il tempo di sorprendersi perch Nolan continu,
con voce ora dura e carica di veleno: Dov'
Rod? Sotto le armi, si capisce. Ecco dove sar Rod...
alla ribalta, lui, sempre stato un eroe, lui! Rod, col
suo maglione b-b-bianco. Nolan mosse un passo
verso di lei. Te lo ricordi quel maglione bianco
che portava? Una maglia da tennis. Solo che lui
la portava c-c-continuamente. Dopo le partite di
calcio, dopo che aveva vinto... sempre. Ti ricordi, Julie?
E Julie, ricordando, incredibilmente disorientata, annu.
Volevo anch'io uno di quei maglioni bianchi,
talmente tanto lo volevo che non so... non so cosa...
S'interruppe. Tuo fratello  un figlio di cane e un bastardo!
Nel silenzio che segu, Julie poteva udire, sopra
il respiro corto e rauco di Nolan, il lago che lambiva
il molo. Vide le spalle di lui incurvarsi, l'espressione
ferita che gli era apparsa sul volto. All'improvviso
sembrava smarrito... e giovane. Julie, in quella
luce, non poteva scorgerne le basette, n i capelli
troppo lunghi sulla nuca. Le appariva solo giovanissimo,
vulnerabile e infelice... e per una frazione
di secondo, almeno, dimentic il coltello stretto nel pugno minaccioso.
Ma Rod che cosa ti ha fatto, Nolan? domand.
Bastardo e maglia bianca, fece Nolan, e stava
parlando da un tempo ormai passato, da un altro mondo.
Tutto questo non aveva senso. Era illogico. Rod
non aveva fatto nulla; era stato solo se stesso: il
fortunato, il beneamato, l'idolo. Attirava la simpatia
e lo sapeva, e con quella certezza poteva affrontare
qualunque cosa. Nolan era come Julie. Nolan...
Tra un secondo, se non si fosse dominata, avrebbe
finito per simpatizzare con Nolan, stava dimenticando
ci che aveva stabilito di fare.
Portami a casa, Nolan, disse dolcemente. Portami a casa ora. Andr tutto a posto.
Adesso Nolan sorrideva di nuovo... ma il sorriso
era di una vacuit sinistra.  tutto a posto, Julie,
disse. Avevo quasi dimenticato che sei la sorella di
Rod. Avevo quasi dimenticato quel maledetto maglione
bianco... Nolan parlava in tono di trionfo,
di gioia, di anticipazione. Julie lo vide mutare umore
bruscamente. Vide la determinazione balenargli
sul volto, mista a rinnovata eccitazione. Avrebbe
voluto guardare altrove, ora, mentre gli occhi di lui
si fissavano nei suoi, ma sapeva che quell'atto poteva
bastare da solo a spingerlo all'azione. Tuttavia,
non poteva restarsene l impietrita se avesse fatto
un altro passo verso di lei. L'espressione speculativa
che aveva visto negli occhi di molti uomini
era adesso sulla faccia di Nolan e Julie si rese
conto che, per il momento, lui aveva dimenticato
la telefonata, la speranza di fuggire all'estero, tutto
tranne la sua presenza, la sua vicinanza.
Julie prese un profondo respiro. Se non chiami
mio padre all'ora che hai fissato, mormor, lui
chiamer di certo la polizia.
Questo non parve scuoterlo per nulla. Come se non
avesse udito. Gli occhi avevano una luce gongolante.
Hai paura adesso, Julie? Hai paura finalmente?
Telefoner io, fece lei... e si mosse.
Perfino nel girare attorno al bar per raggiungere
l'apparecchio, Julie si rendeva conto che ogni azione
era meglio dell'immobilit, dell'attesa, dell'incertezza;
se adesso la violenza si fosse scatenata - e
Julie se l'aspettava, perch mentre formava rapidamente
il numero sent Nolan muoversi alle sue spalle
- per lo meno si sarebbe esaurita in pochi istanti,
se non altro avrebbe sciolto quella tensione spasmodica
che lei non si sentiva pi di tollerare restandosene inattiva.
Sent la mano di Nolan sulla spalla, venne costretta
a girare su se stessa, barcoll. Quando ritrov
l'equilibrio, lui le stava di fronte. Adesso era lui che
reggeva in mano il telefono e intanto la fulminava
con gli occhi, colto in quel momento dall'indecisione...
mentre, all'altro capo del filo, Julie udiva
il ronzo di un apparecchio che squillava e infine una
voce che ripeteva: Pronto... pronto... pronto...
Riconobbe la voce di suo padre. Nolan, nell'attimo
di silenzio che segu, guard il telefono come
se avesse in mano un oggetto misterioso. Poi, lentamente,
ma sempre guardando con odio Julie, si
port il microfono alle labbra.
Zitto, Elgin, sibil, e all'improvviso aveva
ritrovato il tono di comando. Zitto, Elgin, e state
a sentire! E mentre parlava, i suoi occhi incontrarono
quelli di Julie. Lei vi scorse un luccichio
vendicativo e si rese conto che, almeno per un secondo
o due, era riuscita a dominarlo, e lui non
l'avrebbe dimenticato... non gliel'avrebbe perdonato.
Dopo faremo i conti, promettevano gli occhi di
Nolan, mentre ascoltava al telefono.
Julie poteva udire la voce familiare e profonda
del padre deformata dalla distanza. Non riusc a
percepire ci che il padre stava dicendo, ma la risposta
di Nolan la lasci sorpresa: Sta benissimo,
sta benissimo. E cos Julie seppe che suo padre,
per prima cosa, aveva chiesto di lei. Sent il cuore
espandersi mentre rivedeva mentalmente la faccia
di lui al telefono, nel soggiorno caldo e familiare di casa sua.
Dunque. Vi siete p-p-procurato il denaro? Una
pausa. Poi: Molto bene, ecco cosa dovete fare adesso, Elgin...
Ma Nolan si accigli a questo punto, contrariato,
e un'altra voce giunse gridando dal telefono.
La faccia di Nolan divenne torva, gli occhi si accesero...
ma infine il ragazzo sogghign e tenne il ricevitore
staccato dall'orecchio, perch Julie potesse
udire la voce acuta, furibonda: '
... chiunque tu sia... se succede qualcosa a Julie,
dovrai risponderne a me! Provati a torcere un capello
a Julie, e la pagherai cara! In un modo o nell'altro,
adesso o in avvenire, che la polizia ti prenda
o no... mi senti? Mi stai ascoltando? Dovrai rispondere a me!
La voce continu su quel tono, ma Julie non
ascoltava pi. Era troppo sbalordita, troppo sommersa
dalla calda ondata di certezza; e nello stesso
tempo troppo incredula e debole. Era la voce di
sua madre! Era l'ira ben nota, ma non diretta a
lei, stavolta, non pi la cosa piccola e meschina che
era sempre stata - se soltanto Julie fosse stata capace
di capirlo prima! - ma una minaccia violenta
e terribile, una promessa tonante e implacabile di
vendetta, qualcosa di selvaggio, di primordiale e di
orrendo, che tuttavia riempiva Julie di una forza e
di un orgasmo tanto simile alla gioia da farle chiudere
gli occhi sul cipiglio di Nolan, sul coltello impugnato,
sulla notte deserta all'esterno. Sentendo
quella valanga di parole, conobbe, per la prima volta,
un senso di calore. E di nuovo sent che lagrime
cocenti minacciavano di erompere da dietro le palpebre.
Finalmente Nolan url nel microfono: Basta!
Basta, ho detto! Sta benissimo.  qui. Volete parlarle, signora?
Poi spost l'apparecchio verso Julie, e con l'altra
mano tenne levato il coltello. Julie affront il suo
sguardo; per un momento, non ebbe paura.
Mamma?' disse nel microfono.
Poi vi fu un respiro, ma solo un respiro, come di
uno che boccheggia... e il silenzio.
Mamma? disse ancora Julie. Ascolta, mamma...
sto benissimo. Davvero, sto bene. Sai quello che
dico sempre, mamma: Se non ti trovi bene, vattene a casa.
Aspett. E fu allora che lo ud. Dapprima non
pot credervi; era un suono pi incredibile, pi
sorprendente della stessa furia selvaggia di poc'anzi:
un suono che mozzava il respiro. Il suono flebile
ma inconfondibile di un singhiozzo.
Julie, disse la voce del padre. Sei tu, Julie?
Oh, Dio sia lodato! Tua madre non pu parlare. Sta...
sta piangendo. Stai bene?
Julie sent un nodo alla gola. Le parole del babbo
echeggiavano assurdamente dentro di lei.
Rispondi, ordin Nolan.
Sto bene, bisbigli Julie attraverso le labbra
serrate, riarse. Mi trovo... bene. Sai, vero... se non ti trovi bene, vattene a casa.
Nolan le strapp l'apparecchio e Julie si allontan lentamente, sopraffatta dalla confusione; udiva solo distrattamente le istruzioni dettate a suo padre e intanto si sforzava invano, mentre una strana pena intaccava il sollievo e la gioia che lei non osava provare, di riordinare le impressioni e i significati di quegli ultimi pochi minuti...
...
.
...
3,32.
...
.
...
Helen si accorgeva solo confusamente che Charles
aveva rimesso gi la cornetta ed era gi a met
scala diretto in camera. Era ancora stupefatta per
aver ascoltato la voce di Julie, e si rendeva conto
che da un'ora e mezzo a quella parte vi era stato
qualche momento, anzi parecchi momenti, in cui
era stata convinta di non riudire quella voce mai
pi. Ma cosa aveva detto Julie? Parole senza senso.
Le era parsa ubriaca, o drogata, o... o...
Il rumore di un cassetto richiuso con violenza
arriv dal piano superiore facendo scattare Helen
in piedi; la donna affront gli scalini con gambe
malferme, udendo ancora la propria voce furente di
poco prima al telefono. Rivalut mentalmente ci
che Charles le aveva detto quando era tornato dall'avere
incassato l'assegno: di sospettare che il rapitore
fosse un giovanotto, o un ragazzo; di aver compreso,
dalle due precedenti conversazioni, che il ragazzo
era fuori di s, e quindi pericoloso; e d'avere
il sospetto di aver commesso un errore, viste le circostanze,
a far avvertire la polizia, la quale poi, per
ragioni che Helen non riusciva e spiegarsi, non era
arrivata. Se le supposizioni di Charles rispondevano
al vero, quali effetti potevano aver suscitato nella
mente del rapitore la sua ira e le sue minacce di
poc'anzi? Cosa aveva fatto, per colpa della propria
incapacit a controllarsi?
Entr nella camera da letto. Charles stava caricando
la vecchia pistola che qualche zio o chi altri
gli aveva dato alcuni anni prima. Helen fiss l'arma
nera, sinistra, letale, la fiss fino a farle assumere
contorni reali, tanto reali quanto ogni altra parte
dell'incubo che li aveva inghiottiti tutti.
Ascoltami, stava dicendo Charles, ascoltami
bene. Adesso m'incamminer lungo la Statale 41
e proseguir verso nord finch non verr qualcuno a
fermarmi. Sta' tranquilla. Non moller il denaro finch non avr Julie.
A piedi? fece lei. Charles, a piedi? Fissava
il pallore tirato della pelle di lui attorno agli occhi
ardenti, infossati, cerchiati di rosso. Charles... perch?
Charles si stava infilando il pastrano. Vogliono
tenermi d'occhio. Cio, lui vuole tenermi d'occhio.
Penso che sia solo. Non posso provarlo, ma  la
mia convinzione. E credo di sapere chi sia, anche.
Credo che sia il figlio di Oscar Stoddard.
Quel... quel bambino? Ed Helen si accorse di
scoppiare a ridere: una risata breve di sollievo. Ma,
Charles, se  cos, se  vero, perch...
Ma in quel momento qualcosa nell'espressione
di lui, o nel modo come voltava rapidamente la
testa e si alzava il bavero del cappotto, qualcosa di
nascosto e di schivo nei modi del marito la fece
avvicinare di un passo.
Sarebbe peggio, vero Charles?  questo che stai
pensando, vero? Un ragazzo fuori di s, terrorizzato, dalla mente contorta...
Non ho detto questo! Fu quasi un grido. Non
lo so. Sono supposizioni mie. In ogni modo, vuole
tenermi d'occhio. Le prese un braccio. Adesso
ascolta, Helen. Io ho fatto quello che mi hai chiesto.
Ho avvertito la polizia. Forse avremo fatto bene,
non lo so. Ma sento che  stato un errore. Lo sento
mio malgrado. Perci non ti rivolgo una preghiera,
adesso, ma un ordine. Qualunque cosa tu pensi, qualunque
cosa tu senta o tu creda... se la polizia verr
qui, tu non dirai dove sono andato. Dirai loro che
non lo sai. Mi capisci? Devi dire che non lo sai.
Perch se loro dovessero seguirmi, e lui dovesse accorgersene,
si vendicherebbe su Julie. Non domandarmi
come lo so, ma  cos. Mi stai ascoltando,
Helen? Tu farai esattamente quello che ti dico.
Lei lo fiss negli occhi per un lungo momento...
poi gli cadde sul petto. Sent che la mano di lui le
cercava il viso, le sollevava il mento; sent sulle
labbra le labbra di lui. Il mondo rote. Da anni lui
non l'aveva baciata con tanta tenerezza. E forza.
Capisco, bisbigli. Far tutto quello che dici, caro.
Colse, allora, o immagin di cogliere, un lampo
di sorpresa negli occhi stanchi, stravolti, di suo
marito. Poi, appena lui fu uscito, e la porta richiusa
e assicurata con la chiave, vi si abbandon contro,
non volendo o non avendo la forza di ritornare allo
scenario diabolicamente illuminato del soggiorno.
E con la fronte premuta contro la liscia superficie
della porta d'ingresso, sent che un calore nuovo
cominciava a penetrare in lei. Charles aveva preso
le redini della situazione. Libero dal suo consiglio
- o era invece una specie di tirannia? - Charles
aveva ripreso il comando, e lei avrebbe fatto ci che
il marito desiderava. Poteva fidarsi di Charles. In
vita sua, era la prima volta che provava quell'abbandono
quasi totale della volont. E per un fuggevole
istante Helen ebbe la certezza che, anche se
tutto fosse andato a finir male, qualsiasi cosa potesse
ancora accadere, per lo meno Charles avrebbe fatto
tutto quanto era umanamente possibile. La sua fiducia in lui era assoluta.
...
.
...
3,35.
...
.
...
Se l'auto non si fosse fermata dietro la Farmacia
Stoddard, avrebbe potuto trovarsi nelle vicinanze del
percorso di Charles diretto alla Statale 41 e Charles
avrebbe potuto essere scorto dalla polizia prima ancora
di avere raggiunto lo stradone. Ma il conducente
dell'auto aveva seguito la trasformabile gialla,
secondo le istruzioni, fino al momento in cui la vettura
si era bloccata bruscamente, un giovanotto ne
era balzato a terra e si era diretto verso l'auto della
polizia mentre gi l'agente stava estraendo la pistola.
Il giovanotto, che non rientrava in alcuna categoria
criminale nota all'agente, pretendeva di sapere perch
veniva seguito e se il fatto avesse qualche relazione
con una ragazza chiamata Julie Elgin perch, se
cos, ci teneva a informare la polizia che quella era la
sua ragazza e quindi lui voleva i fatti come stavano.
Questo aveva posto in un bel dilemma l'agente, il
quale si era affrettato a mettersi in contatto col
capo; questi si trovava in viaggio in quel momento
verso la Farmacia Stoddard, e l'auto 34 aveva ricevuto
l'ordine di procedere cautamente verso quel
punto di raduno, e di parcheggiare dietro il negozio, in modo da non essere visibile dalla strada.
Appena introdotto nella farmacia debolmente illuminata, appena vista la faccia preoccupata, sparuta, di Oscar Stoddard, Phil aveva pressappoco intuito come stavano le cose. Non gli era occorso molto tempo, allora, dopo l'arrivo del capo di polizia e degli altri ufficiali della Squadra Investigativa, per riferire ci che sapeva della serata. Il signor Stoddard aveva detto che era ormai tempo che la polizia si mettesse in azione; lui stesso apprendeva solo ora che suo figlio era con la signorina Elgin, ma se la ragazza era stata rapita, cosa mai ne era stato di suo figlio? L'avevano ucciso, Nolan? Gli avevano forse ucciso il suo unico figliolo? Oh, Signore, le cose impensabili che accadevano al giorno d'oggi! Oh,
Signore!
...
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...
3,36.
...
.
...
Ormai per Julie nulla era impensabile. Le era
ancora impossibile capire se sarebbe stato un gesto
di sfida o di sottomissione a far scattare il meccanismo
della mente ubriaca e furiosa di Nolan. Tranquilla,
senza opporre resistenza, gli permise di legarle
i polsi dietro la schiena mentre lei, bocconi,
era stesa sul pavimento liscio e odoroso di cera. La
sua impotenza era ormai completa, come ripeteva
a se stessa cupamente, mentre Nolan, inginocchiato
accanto a lei, dava strattoni per stringere i nodi,
per renderli sempre pi stretti. Il cordone di seta,
che egli aveva strappato dai tendaggi delle finestre,
le tagliava le carni come un coltello. Fu conscia
delle mani di lui, rudi e impersonali sul suo corpo,
quando la fece rotolare supina sul pavimento. Ora
lavorava in fretta, senza guardarla, ogni movimento
freddo, meccanico, preciso. Le fece passare un altro
pezzo di corda attorno alle caviglie, strinse forte,
poi ancora pi forte, finch le ossa delle caviglie si
ammaccarono a vicenda e lei dovette mordersi le
labbra gi indolenzite per non urlare di dolore. Poteva
vederlo adesso, nella mezza luce, ed era conscia
del bisogno di violenza e di crudelt che vi
era in lui, della necessit di sfogarle alla meglio
in ogni gesto che compiva. Istintivamente capiva,
inoltre, che adesso non doveva, a nessun costo, confessare
o ammettere il proprio senso di impotenza,
il proprio terrore, poich era proprio questo genere
di abietta ammissione che poteva dar fuoco alle
polveri delle emozioni di lui.
Nell'intervallo dopo la telefonata, Nolan era rimasto
silenzioso, pensoso, assente. I suoi occhi, ogni
volta che l'avevano guardata di sfuggita, si erano
immediatamente rivolti altrove. Dapprima Julie,
anche lei taciturna, aveva provato un certo sollievo
giudicando quel silenzio meno pensoso del bacio
di prima della telefonata, e si era detto che ormai
lui stava pensando solo al denaro e a ci che ne
avrebbe fatto quando l'avesse avuto in mano. Ma
poi lentamente, mentre la tensione le irrigidiva tutto
il corpo, si era resa conto che, con tutta probabilit,
lui stava considerando, in quella mente confusa e
turbolenta, cosa poteva accadergli se avesse ceduto
agli ordini esplosivi del suo corpo elettrizzato. A
quel sospetto, il terrore di Julie era aumentato. Julie
comprendeva - e del resto l'aveva compreso fin
dall'inizio - che per quanto lui potesse volere e
aver bisogno di quel denaro, un impulso o un appetito
selvaggio, pi elementare e pi potente, l'aveva
trascinato in quella situazione.
Completamente all'impotenza ormai, conscia delle
proprie spalle nude, delle ginocchia scoperte, e della
rude crudelt dei nodi stretti da lui, Julie guardava
Nolan che si rimetteva in piedi. Sempre senza permettere
allo sguardo di indugiare un solo istante,
Nolan si chin, raccolse il coltello, chiuse la lama.
Lo scatto rison nel silenzio come una detonazione.
Nolan infil il coltello nel taschino del giubbetto
di pelle, chiuse con un colpo secco la cerniera lampo,
curv le spalle e gir sui tacchi. Julie tratteneva il
respiro. Nolan fece tre passi decisi, poi si ferm.
Il respiro divenne una fitta dolorosa nel petto di
Julie. Continu a guardarlo, mentre lui si voltava.
Adesso sentiva, pi che vederli, gli occhi che vagavano
smaniosi su lei. Tuttavia non mosse un muscolo,
non batt ciglio. Nolan restava in ombra, un
po' di traverso, saldo sulle gambe divaricate.
Era rimasto silenzioso per tanto tempo, ormai,
che la sua voce son stranamente roca : Abbiamo
sprecato tempo, Julie. T-t-tu e io. L'aggressivit
tagliente era scomparsa, ma vi era nel tono una
nuova sfumatura di decisione, pi profonda. Devo
incontrarmi col tuo vecchio, ora, Julie. Solo che
torner. Perch noi abbiamo un appuntamento, Julie.
E ogni volta che lui ripeteva il suo nome, Julie
vi coglieva una nota di febbrile sensualit e di
violenza arginata. Mi senti, Julie? E mosse un
passo verso di lei. Tu e io, abbiamo un appuntamento.
Proprio qui. Io sono l'unico che sa dove ti trovi, Julie. Solo io.
Poi, cos all'improvviso da coglierla assolutamente
di sorpresa, Nolan si inginocchi accanto a lei. Senza
toccarla, abbass la testa fino a posare un bacio
aspro e perverso, insieme sprezzante ed esigente,
sulle labbra immobili, prudentemente sottomesse e
indifferenti di lei. Infine si rialz con la stessa rapidit
con cui si era inginocchiato.
Urla se ci tieni, Julie, disse, e stavolta parl
a voce altissima. Grida quanto vuoi tu!
Poi, con una risata di scherno, di trionfo e di eccitazione,
gir sui tacchi e subito venne inghiottito
dal buio della pista di danza. La risata spavalda
fluttu fino a lei, echeggiando nel rimbombo dei
passi di lui attraverso l'edificio deserto.
Julie giacque ascoltando il rombo del motore che
veniva avviato all'esterno; lo sent ruggire pazzamente
mentre Nolan dava tutto gas, poi svanire in
lontananza. Era sola. Prov a muovere le braccia; la
corda penetr nella carne. Sollev le ginocchia, ma
serv soltanto a farle salire la gonna sulle cosce e a
produrle una scossa di dolore nelle caviglie. Era l'ora
pi fredda della notte, quella che precede il mattino,
e l'aria gelida esterna era penetrata nell'edificio;
la sua pelle era tesa per il freddo dalla testa alle punte dei piedi.
Non poteva restare sdraiata l. In qualche modo
doveva trovare un sistema per liberarsi. Tu e io,
abbiamo un appuntamento. Proprio qui. Sono l'unico
che sa dove ti trovi, Julie. Conosceva il significato
di quelle parole. Dentro di lei si agit la disperazione, il panico.
Ma prima di quel momento, la rassicurava la
sua mente, saranno qui loro. Prima che Nolan abbia
il tempo di ritornare qui, avranno intuito tutto. Se
non ti trovi bene, vattene a casa. Quella frase era
talmente connessa con il Lake Club che uno di
loro ne avrebbe certo afferrato il significato... quella
frase l'avrebbe salvata.
Mosse la mano a titolo di esperimento, sondando
con le dita per vedere se poteva riuscire a toccare il nodo.
Quanto a suo padre, lui al circolo non ci veniva
quasi mai. Beveva raramente... ed era ancor pi
raro che bevesse in piedi al bar. Probabilmente non
conosceva nemmeno il motto. E sotto l'agitazione
del momento, poteva anche non venirgli in mente
affatto. Ora il cervello di Julie lavorava febbrilmente.
Loro si erano iscritti a quel circolo in primo
luogo a causa di Rod, perch Rod potesse avere un
posto dove accompagnare le ragazze che uscivano con lui.
Un dito riusc a insinuarsi nel nodo. Julie tent
di allentarlo. L'unghia le si spezz dolorosamente.
Dentro di s, Julie lottava ancora contro gli assalti
dell'amarezza e dell'antica confusione, che tentavano
di riprenderla e di sommergerla. Rod, di nuovo.
Chiss come Rod riusciva a intromettersi in tutto. E
mentre si dibatteva, mentre si contorceva per raggiungere
il nodo con le dita, senza riuscirvi, fu
quasi tentata dall'idea di arrendersi. Sarebbe stata
una bella lezione per loro se...
No. L'amarezza era infondata. Si abbandon per
un attimo, ansimando. Ricord il singhiozzo di sua
madre al telefono. Una fitta dolorosa le saliva lentamente
da una mano su per il braccio; sent che un
filo di sangue scorreva dall'unghia rotta. Tua
madre non pu parlare. Sta... sta piangendo. Julie si sent mancare le forze. Sua madre stava piangendo.
Per lei.
Per me, si ripeteva.
Ma una tormentosa incredulit permaneva egualmente.
... Se accade qualcosa a Julie, ne risponderai a me! In un modo o nell'altro, adesso o in avvenire, che la polizia ti prenda o no... mi senti? Mi stai ascoltando? Dovrai rispondere a me!
Julie ud di nuovo il potere vulcanico del grido primordiale di sua madre al telefono. E l'incredulit dilegu. Venne sostituita da una domanda improvvisa:  per questo che Nolan non ha osato toccarmi?
E in quel momento, mentre l'immobilit che la circondava pesava su lei come una pressione, schiacciandola, Julie si rese conto di ci che sua madre doveva aver sofferto: di ci che sua madre e suo padre stavano entrambi attraversando, adesso, in quel preciso istante. In un senso molto reale, lei - s, lei, Julie - era la causa di tutto! Con uno sforzo riusc a mettersi seduta, ben decisa a lottare. Doveva esserci una via d'uscita.
Se la colpa era sua, se lei aveva sbagliato... Era mai possibile che avesse sbagliato sempre? Se lo domand ripetute volte: era mai possibile? Era stata proprio lei, e non loro, a non aver capito nulla?
Volt la testa e cominci a frugare il buio con gli occhi. Doveva esserci un modo. Non poteva farli soffrire pi di quanto avevano gi sofferto. Non poteva lasciarli in quell'incertezza, in quel terrore, in quella pena.
Ma non riusciva a vedere con chiarezza. Una lagrima le offuscava la vista. Poi altre lagrime. Tir su le ginocchia e vi appoggi la testa. Un istante dopo stava singhiozzando, ma non di avvilimento, non di autocommiserazione. Non piangeva affatto su se stessa. E fu quella scoperta, pi ancora delle lagrime incredibili e insolite, a riempirla di stupore mentre si abbandonava all'angosciosa tortura del suo primo esame di coscienza...
...
.
...
3,49.
...
.
...
Charles camminava. Le gambe cominciavano a
dolergli e la schiena, tesa fin dall'istante della prima
telefonata - avvenuta ormai da circa un'ora e
mezzo - era rigida come un manico di scopa e tutta
indolenzita. I nervi di Charles si raccoglievano sempre
in un nodo doloroso alla base del cranio, poi si
spostavano lungo la spina dorsale rosicchiandola e
finalmente si trasformavano in un unico dolore costante,
implacabile. Le mani erano sprofondate nelle
tasche del cappotto. Charles si lasciava alle spalle
la periferia della citt, avanzando sul limitare dello
stradone, dirigendosi a nord, verso il lago. Non passava
nemmeno una macchina. E finora, nessuna macchina l'aveva seguito.
Forse Oscar Stoddard aveva sospettato la verit
su suo figlio e si era rifiutato di chiamare la polizia?
La verit... come sapere la verit? Come esserne certi?
Chiunque fosse il rapitore, era lo stesso: non aveva
importanza. Quello che importava adesso era ci
che avrebbe potuto fare un essere di tal genere -
uomo o ragazzo - se fosse stato preso in trappola.
Il ricordo di quella voce al telefono, della ferocia
in essa contenuta, torn a spalancare davanti a
Charles profondit d'orrore sulle quali egli non osava
nemmeno affacciarsi. Un ragazzo isterico, malato,
terrorizzato... poteva essere capace, come i giornali
attestavano quotidianamente, della peggiore crudelt,
dei crimini pi inconcepibili; poteva essere
pi spietato di un delinquente indurito la cui unica
mira era il denaro. Dio, invoc Charles, rivolto
all'aria della notte, al cielo sconfinato, Dio, fa' che sia salva!
Una macchina si avvicin da dietro, inondando
di luce lo stradone. La mente di Charles divenne
vuota; mentre si concentrava sul suono del motore
che si avvicinava, sent il sollievo dell'azione. La
macchina rallentava. Era quella. La destra era
sudata attorno al calcio della pistola dentro la
tasca del pastrano: la vecchia pistola che zio Jeff gli
aveva dato tanti anni prima. All'improvviso, mentre
l'arma si riscaldava sempre pi al contatto delle
dita e del palmo, Charles si sent sopraffatto dalla
rabbia acre e soffocante che si era accumulata in
lui per pi di un'ora; e con suo stupore, riconobbe
quella rabbia per ci che era in effetti: l'impulso,
vibrante in ogni muscolo e palpitante in ogni nervo,
di uccidere. Vide la propria ombra proiettata davanti
a lui, sull'asfalto: alterata, gigantesca, irreale. Poteva
uccidere. Avrebbe ucciso. Uomo o ragazzo, qualunque
cosa, chiunque... avrebbe ucciso. Come la cosa pi semplice del mondo.
La macchina avanzava a passo d'uomo. Tuttavia,
Charles non si volt. Se a Julie era stato fatto del
male, se quel demonio l'aveva appena sfiorata, se l'aveva...
Poi la luce dei fari slitt con un'ampia curva, portandosi
verso il centro della strada, e con una ripresa
di velocit la macchina descrisse un arco attorno a
Charles e procedette rapidamente allontanandosi
lungo lo stradone. Charles scorse un uomo e una
donna sul sedile anteriore, e le due teste si girarono
a guardarlo con curiosit; gli occhiali della donna
scintillarono alle luci del cruscotto. Infine i due
fanalini di coda disparvero, e Charles allent la
stretta sull'impugnatura dell'arma.
Continu ad avanzare, deluso, irritato. Avrebbe
usato la pistola? Ecco la domanda rimasta a echeggiare
nel suo cervello. Se si tratta di quel ragazzo
maligno con la grinta e la zazzera lunga, se salta
fuori che si tratta proprio di quel marmocchio, non
pi grande della stessa Julie... davvero potrai farlo?
La mente di Charles si rifiutava di rispondere a
quella sfida, ma nello stesso tempo egli era conscio
di una strana, sconosciuta forza che lo pervadeva.
Prosegu il cammino, divorando il terreno, posando
accuratamente un piede avanti all'altro, ignorando
il dolore. Non vi erano case, solo un'occasionale
stazione di servizio chiusa o autostello, e le
ombre familiari dei cartelloni pubblicitari con le
loro vacue scritte tentatrici che spronano ad acquistare
questo nuovo modello d'automobile, quella
crema da barba, a vedere quel certo film. Erano
gli echi di un mondo che lui si era lasciato alle
spalle, un mondo d'ordine, di sicurezza, di serenit
e, s, d'illusione. Illusione perch la sicurezza era
falsa: poteva essere infranta dallo squillo di un
telefono in qualsiasi ora del giorno o della notte.
Ora Charles lo sapeva per esperienza, e al pensiero
lo stomaco gli si ribellava, stretto da un crampo.
Anche la polizia faceva parte di quel mondo
normale. E Charles l'aveva esclusa egli stesso fin dal
primo momento. Aveva gi sofferto per il dubbio
di avere aspettato troppo a informarla, quando si
era deciso a farlo; adesso doveva affrontare il sospetto
d'avere commesso un altro errore nel rifiutarne
l'aiuto. Quell'incertezza lo dilaniava: sentiva,
sotto il pesante pastrano, la fredda umidit della
traspirazione lungo la schiena. Se avesse commesso
qualcosa di sbagliato, se ora avesse preso una decisione
errata in un momento qualsiasi, cosa gli
avrebbe riservato il futuro? Chi sarebbe stato da
incolpare, a questo punto, di ci che sarebbe accaduto?
Charles si sforz di sciogliere il nodo doloroso
che gli chiudeva la gola. Dannazione! Ormai la scelta
era fatta ed era inutile tornarvi sopra! Quell'esitazione,
quel vacillare continuo, erano stati la maledizione
di tutta la sua vita. Non aveva idea del
perch lo assalissero, ma erano sempre stati la fonte
delle sue maggiori insoddisfazioni. Stasera, affrontando
Helen, aveva finalmente detto ci che bisognava
dire, aveva finalmente parlato chiaro. Mentre
in passato, invece, non aveva mai preso posizione.
Era rimasto a guardare, senza tentare di porre
rimedio, mentre l'abisso tra sua moglie e sua figlia
aumentava sempre pi. No. In tutta franchezza, lui
aveva contribuito, col suo silenzio, con la sua incapacit
di prendere posizione, ad allargare la frattura.
Amandole entrambe, segretamente comprendendo
e tuttavia non osando ammetterlo nemmeno
con se stesso, non aveva saputo mantenere il polso
saldo. Naturalmente aveva sempre deplorato la propria
inettitudine, la propria mancanza di mascolinit.
S, ecco cos'era; in passato era stato riluttante
ad ammetterlo, ma adesso...
Bene, stasera aveva preso una decisione ferma,
vero? E aveva detto esattamente a Helen ci che
doveva fare e ci che non doveva fare. Questo l'aveva
ferita, lui se n'era accorto, anzi ne aveva sofferto a
sua volta, ma non aveva ceduto. Adesso, mentre
camminava a lunghi passi sullo stradone buio, la
testa china, le mani sprofondate nelle tasche, la
schiena in fiamme, le gambe terribilmente indolenzite,
riandava mentalmente al passato, e riandando
al passato si impediva di pensare all'immediato
futuro. Non poteva pensarvi. Non osava.
Finora non aveva mai compreso completamente
fino a che punto amava sua figlia. Finora. Occorreva
sempre un'avventura del genere perch un uomo potesse
accorgersene? Adesso, quando poteva essere
troppo tardi? Il terribile fardello di colpa, di responsabilit
e di apprensione gli rendeva pi faticosa la
marcia. Si sentiva vuoto e sofferente, e nello stesso
tempo colmo di odio, di furore, di ribellione.
Luci di fari inondarono di nuovo la strada, stavolta
di fronte a lui. Charles prosegu impassibile,
costringendosi a rialzare la testa, stringendo la mascella
fino a sentirsi la guancia indolenzita. La
polizia? Helen aveva fatto ci che lui le aveva chiesto
di fare? La macchina rallent leggermente nell'oltrepassarlo;
poi si allontan. Una berlina verde,
con una persona semivisibile all'interno. Charles
non si volt. La macchina che aveva rallentato
un'ora prima davanti a casa sua... non era una berlina verde?
...
.
...
3,52.
...
.
...
Non ti rivolgo una preghiera, adesso, ma un
ordine, aveva detto Charles. Qualunque cosa
tu pensi, qualunque cosa tu senta o tu creda... se
la polizia verr qui, tu non dirai dove sono andato.
Queste parole Helen aveva continuato a ripetersele
fin da quando la polizia era arrivata insieme a Phil,
pallido e mortificato, e al signor Stoddard, taciturno
e sgomento, circa dieci minuti prima. In quei dieci
minuti i poliziotti non avevano fatto che interrogarla:
erano quattro, e le loro facce si alternavano
nel suo campo visivo come teste fluttuanti in un sogno
pauroso e confuso, ma Helen era rimasta tenacemente
attaccata alla sua bugia. Raccont che vi
erano state parecchie telefonate - le descrisse come
meglio poteva - e dopo suo marito era uscito
senza dirle dove era diretto. Gli agenti, chi in divisa
e chi in borghese, avevano brontolato, rampognato,
pregato, bisbigliato e finalmente urlato di santa
ragione. Tuttavia, Helen aveva continuato a tacere.
Uno dopo l'altro, allora, in una successione che a
lei era parsa interminabile, le avevano fatto valutare
il pericolo al quale suo marito andava incontro,
e finalmente uno di loro - non ricordava nemmeno
esattamente quale delle quattro facce sfuocate -
aveva detto, esplicitamente: Com' la storia, non
amate vostra figlia, forse?
Allora Helen aveva levato la mano e aveva appioppato
un ceffone sulla faccia dell'estraneo, lei
stessa stupefatta dal rumore dello schiaffo, dallo
sbalordimento sul volto di lui, dal bruciore del proprio
palmo. Dopo di che, la polizia, in due gruppetti
separati, si era concentrata su Phil e sul signor
Stoddard, che stavano all'altra estremit della stanza.
Helen non era sicura adesso, come non lo era stata
prima, di fare proprio una cosa ben fatta. Forse i
poliziotti avevano ragione. In qualche profondo
recesso del suo cuore Helen sospettava che l'avessero,
e questo timore la riempiva di un'angoscia torturante.
Tuttavia, aveva serrato i denti e aveva continuato
a negare. Perch? Perch cos le aveva detto
Charles. Perch doveva aver fiducia in suo marito...
perch, infine, aveva effettivamente una fiducia assoluta in lui.
Helen sedeva adesso, rannicchiata in un angolo,
senza prestare ascolto alle domande che gli agenti
scagliavano all'annichilito signor Stoddard, senza
guardare l'impianto radio e tutto l'altro armamento
che circondava la casa, o le grosse pistole nere. Si
sentiva estranea a quel continuo andirivieni di
gente. L'albero di Natale spento era come un relitto
d'altri tempi, d'un altro anno. Helen, dimentica di
tutto, ripensava alla mattina di Natale, cio a pochi
giorni innanzi, come se stesse riandando a un tempo
perduto e svanito per sempre. Il ricordo della sua
vita trascorsa l'assaliva torturandola, le straziava
il petto come una lama piantata nel cuore. E fu
in grado di vedere, allora, in un attimo accecante e
terribile, come quella vita - per colpa della debolezza,
dell'ira, di offese immaginarie, d'insulti e di
piccole crudelt - fosse rimasta sempre avvolta
nell'ombra. Nessuno di loro, infatti, proprio nessuno,
si era reso conto di quale immenso, dolce, vitale
tesoro essi possedessero: bastava quella stanza a rappresentarlo,
col suo tepore, i suoi colori, il suo fascino,
la sua bellezza. Adesso, volgendosi a guardare
ci che era perduto, vedeva ogni cosa con chiarezza,
e la visione la lasciava inebetita.
Doveva parlare a Julie. Doveva trovare Julie,
subito, lei stessa, prima che avvenisse qualcosa di
irreparabile, prima che fosse troppo tardi. Doveva
prendersi in grembo la testa di Julie; bisbigliarle le
parole che nessuna delle due aveva detto all'altra, le
parole che lei non aveva creduto necessario pronunciare.
Helen si lasci cadere la testa tra le mani.
Troppo tardi. Sfiorata dall'improvvisa coscienza del
tempo e della morte, Helen cominci a piangere.
Piangeva cos silenziosamente che nessuno dei presenti se ne accorse.
Julie. Julie, che ha vissuto in questa stanza per
diciassette anni. Helen sent le lagrime tremolare
cocenti sulle guance. Non la conosco nemmeno, si
disse.  mia figlia, e in fondo io non la conosco
affatto. Com' possibile? Se ti capiter qualcosa,
Julie, se ti capiter qualcosa io morir. Proprio cos, Julie. Morir.
E, non per la prima volta, Helen cominci a pregare, mentalmente.
Per questa ragione, le occorse un lungo momento
per accorgersi che nella stanza stava succedendo
qualcosa. Al suono delle voci concitate, alz la testa.
Il signor Stoddard era in piedi al centro del soggiorno.
Con un dito spingeva le lenti su per il naso,
l'altra mano era chiusa a pugno. La faccia era paonazza,
gli occhi schizzavano dalle orbite. Non sembrava
pi lo stesso uomo mite, solitario e infelice
che, pochi secondi prima, aveva guardato gli agenti
con fare innocente e abbattuto, desideroso di rispondere
alle loro domande, desideroso di ingraziarseli.
Adesso gridava, mandando lampi dagli occhi, ed
Helen riusciva a cogliere solo in parte le parole.
... Mi avete costretto a dirvelo... so cosa state
pensando...  falso... quasi tutti i ragazzi hanno
un coltello... domandate ai suoi amici... quasi tutti
i ragazzi hanno un coltello come il suo, oggi... so
cosa state pensando, non  vero, non  vero, non
 vero, ve lo ripeto, Nolan non farebbe mai una
cosa simile,  mio figlio, non avete diritto di balzare
a una conclusione simile, non m'importa un corno
chi siete, me ne infischio io, di sapere chi siete, se
qualcuno in questa stanza si permette di dire che
mio figlio c'entra per qualcosa in questa storia, io lo
prendo per il bavero... chi vuol fare la prova?
E guardandolo, sentendo la parola coltello, intuendone
appieno il significato e comprendendo
che Charles aveva avuto ragione anche in questo,
Helen - mentre tutti questi pensieri le passavano
per la mente in un baleno - prov ugualmente una
improvvisa ondata di piet per il signor Stoddard.
Uno per uno, gli agenti gli voltavano le spalle, non
per paura, ma perch a loro volta erano commossi,
come se la situazione critica e l'infelicit di quell'uomo
solo l in mezzo toccassero un nervo segreto,
o un timore, in ciascuno di loro. Nel lungo momento
di silenzio che segu alla sfuriata del signor Stoddard,
Helen prov un subitaneo impulso di alzarsi
e avvicinarsi all'uomo. Quand'egli barcoll alla
cieca, abbandonato ormai da ogni forza di lottare,
verso l'angolo dove sedeva Helen, lei si alz e spinse
avanti la sua sedia. Oscar Stoddard, fissandola in
volto per una frazione di secondo, sedette. Helen
si volt e affront i presenti. Parecchi degli uomini
distolsero lo sguardo anche da lei, ma sulla faccia
di Phil Reynolds Helen colse un lampo di qualcosa
che assomigliava molto all'ammirazione, o all'affetto.
Il signor Stoddard ripeteva intanto sottovoce tra
s, a nessuno in particolare: Era un bambino cos
buono. Quand'era piccolo, non si poteva desiderare un bambino pi caro di lui.
...
.
...
3,55.
...
.
...
Nolan si sentiva spensierato, quasi gaio. Proprio
come al tempo in cui era bambino, con tutta la vita
davanti a s, come una strada illuminata dalla fulgida
promessa delle cose a venire. Ora che era di
nuovo solo, mentre guidava col finestrino aperto e
l'aria della notte gli schiariva le idee - sebbene
non completamente - si sentiva leggermente stordito
e di buon umore. Ora che Julie non gli era cos
vicina, ora che lui non era cos febbrilmente conscio
della sua presenza, poteva riflettere di nuovo.
Poteva ritornare in seminato.
All'inizio, quando aveva fatto la prima telefonata,
non aveva avuto alcuna idea di ci che avrebbe
fatto, di come una mossa l'avrebbe trascinato alla
mossa seguente. Ma durante la strada il piano era
andato a poco a poco concretandosi, ed egli era riuscito
a comporne tutte le parti senza perdere di vista
la cosa pi importante: ottenere il denaro e andarsene,
una volta e per sempre. E quella Julie, maledizione
a lei, per poco non era riuscita a metterlo
fuori strada. Si era lasciato quasi confondere laggi
nella palazzina del circolo, era arrivato al punto
di non sapere cos'avrebbe fatto nell'attimo seguente.
Ma adesso no. Non pi. Ora non doveva fare altro
che voltare la macchina e ritornare verso il vecchio,
che continuava a sgambettare lungo lo stradone,
proprio come gli era stato ordinato, e aveva quasi
raggiunto la strada che costeggiava il fiume e conduceva
al lago. Nolan era passato ben tre volte accanto
alla figura rigida dell'uomo, senza fermarsi.
Una volta, tanto per precauzione, aveva rallentato,
aveva fatto finta di fermarsi, e quindi aveva proseguito,
tenendo occhi e orecchi bene aperti. Ma Elgin
non era seguito. Non vi era segno della polizia, n
di qualche altra macchina.
Poi il dilemma gli si present alla mente di nuovo;
ormai non poteva pi ignorarlo. Ci tornerai da
Julie? Dopo avere arraffato il malloppo, quando
dovresti trovarti gi in viaggio, filando il pi possibile...
pensi di ritornare da lei?
Nolan si sent ardere da capo a piedi.
Maledizione, il piano era tutto preparato. E funzionava
perfettamente, no? Elgin gli avrebbe mollato
il gruzzolo. Poi avrebbero ritrovato la ragazza,
perch in un modo o nell'altro l'avrebbero ritrovata
di certo; e una volta che il padre di lei e il suo si
fossero consultati e avessero capito come era andata
la cosa, una volta constatato che Julie non
aveva sofferto alcun danno, che non era stata nemmeno
toccata... be', il padre di lei avrebbe lasciato
cadere le accuse per evitare che la gente, sempre
pronta a tirare da s le proprie conclusioni, si domandasse
che cosa era successo in realt; e il suo
vecchio avrebbe ingoiato la pillola quanto ai quattrini
e alla macchina. La cosa che il suo vecchio non
avrebbe potuto a nessun costo ingoiare sarebbe stata
l'idea della polizia che dava la caccia a suo figlio.
Non puoi ritornare a quel dannato Lake Club, si disse Nolan.
Lo schema andava tracciandosi da s anche meglio
di come lui l'aveva previsto all'inizio, e lui non
poteva certo permettere che un incidente mandasse
tutto alla malora! A nessuno poteva permetterlo.
Nemmeno a Julie. Lei ci si era provata, eh? Finirai
in prigione, Nolan. Finirai in prigione. Forse
peggio. Be', lui non si era lasciato spaventare.
Nolan volt, descrivendo una curva a "U" sullo
stradone, sterzando violentemente, ascoltando con
soddisfazione lo stridore di protesta dei freni.
Non cos ci si era provata, veramente! Piuttosto
aveva cercato di fargli perdere la testa, assumendo
quell'aria particolare, impotente, smarrita, e tuttavia
con gli occhi che scintillavano di sfida e di superbia;
e poi quel corpo morbido e caldo sotto le mani, mentre
la rotolava sul pavimento per legarle le caviglie;
e quella fragranza leggera, delicata, di fiori freschi...
All'inferno tutto quanto. Dimenticala!
Per, in tutto non ne aveva cavato che due baci,
e anche quelli per modo di dire. Tutto qui. Gli sembrava
di sentire ancora la morbidezza, la ferma e
indifferente morbidezza delle labbra di Julie. Poteva
ancora gustare il sapore di quei baci. Il rimpianto
gli attravers la mente come una fiammata.
Forse avrebbe fatto meglio a prendersi capra e
cavoli. Tanto, un uomo non si pu impiccarlo pi
di una volta, come diceva quel tale.
Allora perch non l'hai fatto?
Aveva bevuto troppo e troppo in fretta... ecco la ragione.
Un corno. Era stata la voce della vecchia al telefono,
ecco cos'era stata. Si era mai sentito uno che
strepita in quel modo? Avevi mai sentito una cosa
simile in vita tua? Sembrava addirittura un animale,
una bestia feroce.
L'eco del grido di quella donna gli rison nel cervello.
Quel grido non suggeriva l'immagine del furore
di una donna, ma la rivolta combinata e terrificante
di tutta l'umanit, sempre, dovunque, davanti a un crimine quale...
Lui non aveva commesso alcun crimine. Non ancora.
Nessun crimine vero.
Vedeva di nuovo la figura dell'uomo in fondo alla
strada. Elgin stava facendo proprio ci che Nolan
gli aveva detto di fare. Coniglio fifone. Tutto si
metteva per il meglio. E lui poteva essere maledettamente
contento se qualcosa - ancora non poteva
dire cosa fosse - gli aveva impedito di andare oltre
laggi al Lake Club. Ora, comunque fossero andate
le cose, Julie non avrebbe potuto dire che lui aveva
tentato di fare qualcosa di pi che spaventarla.
Solo che adesso non la rivedrai mai pi, lo ossessionava
un'altra parte del suo cervello.
Tolse il piede dall'acceleratore appoggiandolo sul freno.
Mai pi, a meno che questo tizio non faccia qualcosa.
Mai pi, a meno che il padre non tenti di giocarmi
un tiro. Se questo dovesse succedere, lei la
pagher. La pagher e non sar colpa mia!
La vettura verde rallent accanto a Charles Elgin,
che si ferm e si volt a scrutare nell'interno della macchina.
Salve, signor Elgin, fece Nolan, sorridendo.
Non appena Charles vide quel volto, dovette trattenere
un impulso improvviso, selvaggio, irrefrenabile:
dovette impedire alla sua mano di uscire dalla
tasca stringendo la pistola. Questa era la macchina
che gli era passata accanto tre volte, due venendo
di faccia e una giungendo di spalle. Nel trovarsi a
faccia a faccia col giovane Stoddard, l'assurdit di
quella situazione da incubo lo colp in pieno. Poi
dovette costringersi a ricordare che i ragazzi di
quell'et, al giorno d'oggi, erano capaci di crimini
da delinquenti incalliti. O peggio. Non tutti, grazie
a Dio, ma alcuni s. Alcuni dello stampo di questo che gli stava davanti!
Controllando la voce, domand: Dov' Julie?
Fuori il denaro, stava dicendo tranquillamente il giovane Stoddard.
Prima di tutto mi porterai da Julie, replic
allora Charles, in tono pacato, non alto, ma tale che
il ragazzo batt le palpebre, come se non avesse previsto
quella possibilit, non si fosse preparato ad
affrontarla. Quando avr visto che Julie  sana e
salva, tu avrai il denaro.
Restarono a fissarsi, l'uomo all'esterno della macchina,
il ragazzo all'interno seduto all'estremit opposta
del sedile, entrambi immobili e gelati, mentre
il vento faceva sbattere le falde del pastrano di
Charles. In quell'istante Charles si rese conto di aver
avuto ragione fin dall'inizio. Quel ragazzo era capace di tutto. Di tutto!
Finalmente, il ragazzo distolse gli occhi, torse il
capo per gettare un'occhiata alle sue spalle, batt
il palmo contro il volante, mormorando: Dovrei
levarvelo con la forza. Dovrei... dovrei...
Charles, la mano stretta intorno alla pistola carica
in fondo alla tasca, pregava: Fa' che non debba
usarla, fa' che non si accorga che sono armato, fa'
che non succeda niente di irreparabile. A voce alta,
disse: Se Julie sta bene, avrai il denaro. Ce l'ho in tasca.
Nolan esit per una frazione di secondo, guardando
nervosamente nello specchietto retrovisivo;
poi si protese attraverso il sedile e apr la portiera.
Charles sal in macchina senza mai estrarre la
destra dalla tasca. Nolan diede gas al motore e la
macchina balz in avanti, facendo stridere i copertoni;
poche centinaia di metri pi avanti svolt a
sinistra, imboccando la strada lungo il fiume che
conduceva al lago. A questo punto Nolan rialz il
vetro del finestrino, guidando sbadatamente con una
mano sola, mentre Charles gli teneva gli occhi addosso.
Nella macchina chiusa, l'alito di Nolan raggiunse
Charles, sconvolgendogli lo stomaco. Dunque
il ragazzo era anche ubriaco. Cosa questo potesse
significare, quali effetti quell'ubriachezza potesse
gi aver prodotto, Charles non os soffermarsi
a considerare. La macchina stava portandosi al di
l del fiume; sulla sinistra vi erano alcuni villini,
immersi nel buio, qualcuno con un piccolo pontile
che si sporgeva sull'acqua nera. La mano di Charles
era madida attorno all'arma. L'odio per quel ragazzo
gli metteva un sapore amaro in bocca, gli stringeva
il petto, gli faceva bruciare lo stomaco; sentiva di
odiarlo completamente, profondamente. Non gli importava
di ci che lo spingeva ad agire cos, delle
ragioni per cui era diventato quello che era, non gli
importava sapere se fosse colpa sua, o di suo padre,
o della societ... Charles lo detestava. E se fosse stato necessario, l'avrebbe ucciso.
A questo pensiero, la mente di Charles esit.
Forse non l'avrebbe fatto. In fin dei conti, era soltanto
un monello. Aveva l'et di Julie. Poteva
davvero ucciderlo? Silenziosamente, Charles preg:
Ti prego, Signore, non farmi mai trovare la risposta a questa domanda.
Nolan rallent la corsa. Era dominato dal panico.
Tutti i timori che aveva provato in vita sua erano
stati folli, improvvisi, violenti; questo invece, qualunque
cosa fosse, era quieto, gli legava ogni muscolo
e ogni nervo, senza irrigidirli, ma rendendoli
incapaci di azione. Era come sentirsi avvolgere da
una nuvola, una nuvola che penetrava nella bocca,
nel petto e nello stomaco, che s'insinuava dappertutto,
imprigionandolo, soffocandolo. Cosa poteva
fare contro Elgin padre? Il coltello? A cosa gli sarebbe
servito? Quel tipo non sembrava nemmeno
impaurito, solo furibondo. Ma sapere che il denaro
era l, dentro la macchina, tremila dollari, una
somma che lui non aveva mai...
Come faccio ad essere certo che avete il denaro? si accorse di domandare Nolan, senza balbettare.
Quando vedr Julie, lo saprai.
La macchina strisciava lentissima, ormai. Ci che questo pagliaccio di Elgin non capiva era che, se avesse mollato la grana subito, tutto sarebbe andato a posto. Julie era salva. Avrebbe voluto gridare: Julie  salva, imbecille! Era quasi  divertente, a pensarci bene: il vecchio Elgin contribuiva lui stesso a portare avanti le cose, si dava la zappa sui piedi da s, e la dava agli altri.
E se vi dicessi dov'...?
Charles Elgin scosse la testa.
E va bene, l'hai voluto tu! Il panico si dissolse; la nuvola era sparita. Nolan aveva deciso. E va bene, bastardo, l'hai voluto tu. Avresti potuto cavartela con poco, adesso tieniti le conseguenze.
Portami da Julie, ordin Charles Elgin.
Nolan fece un'alzata di spalle. Dentro di lui, la pressione si era allentata, il peso si era alleggerito; stava rinascendo la gioia, l'eccitazione. Non si era mai sentito tanto vivo. Mai. Tutto era chiaro, adesso: per prima cosa si sarebbe liberato di questo individuo, in un modo o nell'altro: come, non aveva importanza; poi gli avrebbe tolto il denaro... e finalmente sarebbe tornato da Julie da solo.
Julie. S, sarebbe tornato da Julie, ora. Anche a questo proposito provava un certo sollievo. Elgin l'aveva scaricato della responsabilit. Era tutta colpa di Elgin, adesso! Per tutto ci che poteva accadere d'ora in poi, Elgin non aveva che da biasimare se stesso.
L'azione che Nolan aveva desiderato di compiere stava concretandosi. Nolan sentiva che il momento si stava avvicinando. Premette il gomito contro la tasca del giubbetto: il coltello era ancora l.
E va bene, l'hai voluto tu, urlava la mente di Nolan. D'accordo, avrai quello che ti meriti. Tu e Julie, anche.
...
.
...
4,01.
...
.
...
I polsi e le caviglie di Julie erano contusi e scorticati
nel punto dove la corda di seta penetrava nella
carne. Il gelo si era impossessato di ogni nervo e di
ogni fibra del suo corpo. Ma la mente era accanitamente
attiva. Julie si era trascinata, a mo' di granchio,
attraverso il pavimento fino al bicchiere che
Nolan aveva fracassato. Ora giaceva distesa dietro il bar.
Non piangeva pi. Le lagrime, versate pensando
ai suoi, l'avevano tuttavia liberata dalla lunga cecit
dell'amarezza e del risentimento. Negli ultimi
venti minuti aveva percorso dolorosamente, per lo
meno in parte, la lunga e imperscrutabile strada che
porta alla maturit. Aveva anche scorto un barlume
di speranza, di dolcissima promessa di vita. E durante
tutto quel tempo, conscia dell'apprensione e
del timore in cui si stavano dibattendo i suoi, augurandosi
che almeno Phil fosse addormentato nel suo
letto e all'oscuro di tutto, non pens ad altro che a
liberarsi. Quanto a quello che poteva esservi in
serbo per lei, per lei personalmente, se Nolan fosse
ritornato... il timore era appena una fiammella
tremolante ai margini della coscienza.
Le dita di Julie frugavano, tastando e cercando
tra i cocci e le schegge di vetro sparsi al suolo.
Non poteva esserne certa, ma aveva l'impressione
che i pensieri di quegli ultimi venti minuti le avessero
comunicato forza. Durante quel tempo aveva
esaminato la propria vita e si era vista attraverso gli
occhi dei suoi genitori. Era stato un cimento angoscioso,
e la sua mente aveva tentato di ritrarsi di
fronte ai quadri pi sgradevoli. Nessuna meraviglia
- ecco la terribile conclusione alla quale era purtroppo
arrivata - nessuna meraviglia se i genitori
non l'amavano quanto amavano Rod. Non poteva
biasimarli. N poteva prendersela con Rod. La colpa era esclusivamente sua.
La sua mano incontr la pesante base del bicchiere,
rotonda, con l'orlo frastagliato; lo agguant,
manovrandola con le dita finch fu certa che l'orlo
si trovasse contro la corda che legava i polsi. Cominci
a sfregarlo tenacemente contro la corda.
In un certo senso era anche un sollievo dover biasimare
solo se stessa. Julie lo sentiva attraverso tutto
il corpo teso e in lotta, attraverso la mente raccolta,
concentrata. Era un sollievo, raggiungere questa
amara certezza. Aveva sbagliato nel pretendere
l'amore fine a se stesso... senza dare nulla in cambio.
Chi era lei per pretendere dall'umanit - dai suoi
genitori, da Phil, da chiunque - di essere amata,
quando era ben decisa a non rendersi amabile? Non
serve a nulla, mai, collocare il biasimo al di fuori di
se stessi... perch l'unico cambiamento possibile deve
venire dal di dentro. Una gioia dolcissima stava nascendo in lei, una forza sconosciuta.
Nell'aumentare la pressione delle dita, la base
di vetro rotonda e tagliente le scivol. Al primo
momento, credette soltanto di averla lasciata
cadere. Poi sent il calore del sangue nel palmo.
Solo allora il dolore cominci a farsi sentire; dapprima,
bruciante, nella profonda fessura della ferita,
poi nel polso, e infine su su, inesorabilmente,
lungo tutto il braccio. Julie si sent mancare. Si
accorse, con una certa sorpresa, di emettere un gemito.
Improvvisamente fu sopraffatta dallo scoraggiamento.
Appoggi la testa contro l'impiantito. L'antico
senso di abbandono la riafferr. Chiuse gli occhi,
premendo la guancia contro il pavimento gelido. Il
sangue scorreva appiccicoso, caldo contro il dorso,
inzuppando la stoffa leggera dell'abito. A che scopo
lottare? Era stata tutta colpa sua, d'accordo; non
voleva affatto negarlo. Ma quel pensiero era sufficiente
a farla sentire anche pi sola. Pi abbandonata.
Non poteva biasimare loro per non essere accorsi
ad aiutarla. Ma la solitudine la schiacciava, lasciandola
gelata e vuota di forze. Tese l'orecchio.
Non un suono. Nulla. Se almeno avesse potuto addormentarsi...
scivolare nel sonno, dimenticare...
Con un violento sforzo di volont rotol supina,
si tir su a sedere. No! La sua mano tast affannosamente
alla ricerca del pezzo di vetro, lo ritrov,
ricominci a segare la corda. Non poteva rinunciare,
adesso. Se nessun altro stava facendo qualcosa - e
questa volta lo pensava senza nessuna condanna
implicita - lei avrebbe dovuto tentare di liberarsi da sola.
Proprio in quel momento, dapprima con incredulit,
sent che la corda cominciava a logorarsi.
Alcuni fili umidi le solleticarono la mano come
zampe di ragno, mentre lei continuava a muovere
il coccio di vetro contro il pesante cordone.
Era arrivata fin qua. Aveva imparato tante cose.
Non poteva rinunciare proprio adesso...
...
.
...
4,04.
...
.
...
Da tre minuti la mente di Nolan pulsava febbrilmente all'interno del cranio. Sarebbe diventato pazzo se non avesse fatto qualcosa! Okay, l'hai voluto tu, signor mio! E sta bene, ora vedrai. E subito, anche, brutto bastardo!
Fren di colpo. La parte posteriore della macchina
slitt verso i boschi che fiancheggiavano un lato
della strada piuttosto stretta. Nolan non vi bad.
Lascia che si scassi tutto. All'inferno anche la macchina.
Ma finalmente la vettura si ferm, un po' ad
angolo rispetto al bosco. Sull'altro lato della strada,
tra loro e l'acqua, c'era un villino piccolissimo, buio,
tutto chiuso. Nolan stringeva il coltello in mano,
ma senza sfilarlo dalla tasca, mentre saltava a terra.
I nervi gli guizzavano. Aspett che il vecchio Elgin
scendesse, facesse il giro, lo raggiungesse nell'oscurit,
mentre gli occhi esaminavano il villino con aria
ansiosa. Nolan ebbe quasi voglia di ridere. Non
c' la dentro, caro signore. Ma nello stesso tempo
avrebbe voluto saltare addosso a quell'uomo, cancellargli
dalla faccia quell'espressione decisa da bulldog.
Guid Elgin lungo il vialetto asfaltato che
conduceva al villino. Che intenzioni hai? si domandava
intanto. Ora che si fa? E nel frattempo la violenza
ingigantiva dentro di lui. Tu vuoi soltanto
il denaro, si ripeteva aspramente. Se l'altro aveva
portato la grana, non sarebbe successo niente. Ma
lui doveva assicurarsene, no? Faceva parte del piano.
Sapeva, per, che quell'uomo robusto, dagli occhi
furenti e carichi di odio, non avrebbe consegnato
il denaro senza difendersi. E allora? Allora? L'urgenza
lo tormentava. Il coltello. Certo, il coltello.
Cos avrebbe intimorito l'uomo, che avrebbe mollato
i soldi. Intimorito, per... e basta. Se adoperi
quel coltello, si ammon, se lo usi...
Dietro il villino un pontile in miniatura si allungava
sull'acqua nera; in fondo al pontile c'era un
piccolo capanno per le barche, chiuso, senza finestre.
Nolan sogghign. Era meglio di quanto aveva sperato.
 l dentro, disse, indicando, e rest ad osservare
Elgin che percorreva di corsa il pontile, mentre
i passi risonavano sull'assito ed echeggiavano lungo
il fiume silenzioso. Nolan aspett che l'uomo raggiungesse
la porta del capanno. Poi lo segu, senza
affrettarsi, tenendo pronto il coltello: chiuso, ma a
portata di mano. Vide Elgin tentare la porta, che
non cedette; poi lo vide voltarsi, e gli si fece pi
accosto, con mossa rapida, facendo scattare la molla
del coltello, cos che la lama balenasse nel buio.
Nolan godette, per un istante, dell'espressione di
sbalordimento apparsa sul volto dell'uomo. Pervaso
da un impulso quasi irrefrenabile, credette per una
frazione di secondo che avrebbe colpito, inferendo
un colpo di coltello secondo la stessa tecnica con
la quale aveva fatto stramazzare Julie quando l'aveva
ritrovata sullo stradone. Ma invece si accorse
di dire: Fuori la grana, Elgin. Senza tante storie.
Ud Elgin mormorare un'unica parola. Era il
nome della figlia. Poi Nolan vide Elgin muovere un
passo verso di lui, nonostante il coltello, e subito
colse un movimento all'altezza della tasca dell'uomo.
Vide una mano emergerne. E infine non fu pi
sicuro di ci che vedeva, perch si trattava di una
cosa che lui non aveva previsto, che non faceva
parte dello schema, che non avrebbe dovuto esserci!
Nella semioscurit, tuttavia, fu quasi certo che
Elgin stringesse in mano una pistola.
A questo punto Nolan ebbe un attimo di smarrimento.
La gola si chiuse. Il cuore gli si ferm nel
petto. Il primo impulso fu di voltarsi e fuggire. Ma
il panico, il timore e la rabbia erano troppo forti, e
in conflitto tra loro, perci mosse invece un passo
in avanti, calando nello stesso tempo il coltello. Sent
che la lama colpiva la canna della pistola, non la
carne della mano, e tutto il suo corpo si irrigid
contro l'urto del proiettile. Ma lo sparo non venne;
allora allung un calcio, rapido e violento, e vide
l'uomo barcollare all'indietro, verso l'orlo del pontile.
Due braccia si levarono in alto, afferrando
l'aria per cercare sostegno, e infine tutto il grosso
corpo massiccio precipit all'indietro nell'acqua
nera. Inebetito, Nolan lo segu con gli occhi, ascolt il tonfo.
Per un attimo non pot muoversi. Sent che l'altro
si dibatteva nell'acqua. Col fiato mozzo, ancora
incredulo - come si era cacciato in questa storia?
com'era successo tutto questo? - si costrinse a muovere
un passo. Ed ecco che stava correndo lungo il
pontile, aggirando il villino, ritornando alla macchina.
Udiva ancora lo sciacquio dietro di s. Lascia
che anneghi! Lascia che muoia!
Solo quando si ritrov in macchina, mentre annaspava
sul cruscotto per trovare la chiave, Nolan si
ricord che il denaro era ancora nella tasca di Elgin.
Ammesso che quel denaro ci fosse. Ammesso che ci
fosse mai stato. L'incubo incredibile che aveva appena
vissuto lo riafferr. Di nuovo sent d'essere
sul punto di soffocare.
Nello stesso momento scopr che le chiavi non
erano al loro posto sul cruscotto.
Come impazzito, allora, sentendo diminuire i
movimenti nell'acqua distante - sper che Elgin
fosse morto, sper che il corpo giacesse senza vita
nell'acqua fangosa! - Nolan si frug in tutte le
tasche, scopr meravigliato che una delle sue mani
stringeva ancora senza ragione il coltello aperto.
Ma non pot trovare le chiavi. Era assurdo. Tutto ormai era assurdo!
Abbandon la testa sul volante. E adesso? Dove andare?
Julie.
Il nome fu come un grido nel suo cuore. Una
strana tenerezza lo invase. Sarebbe andato da Julie.
Non si era mai sentito cos solo. Sarebbe andato da Julie. E - dopo - l'avrebbe uccisa.
Il furore lo riprese. Tutta colpa sua, in ogni
modo! Se non fosse stato per Julie, lui non si sarebbe
trovato in quella situazione! Maledizione a lei!
Agguant la maniglia della portiera, balz a terra.
Cominci a correre lungo la strada, la mente automaticamente
fissa alla svolta della via, dove il fiume
raggiungeva il lago. Ma poi, bruscamente, si butt
di fianco e si immerse nei boschi che fiancheggiavano
il lato destro della strada. La collina si ergeva
dinanzi a lui. Non doveva far altro che inerpicarsi
fino alla cresta, svoltare a sinistra, seguire il crinale
fino al Lake Club. Sarebbe stato un percorso molto
pi rapido, molto pi sicuro. Nulla sarebbe venuto a fermarlo, adesso!
Maledizione a lei, maledizione! Maledetta, ormai
l'aveva guardata anche troppo, aveva esitato anche
troppo! Se proprio non doveva cavare altro da questa
storia, se non doveva cavarne nient'altro...
Era nel folto degli alberi ora, s'inerpicava a forza
di mani e di braccia, perch i piedi facevano presa
e subito slittavano sul terreno incrostato di ghiaccio,
usava i tronchi come pali per issarsi lungo il pendo.
Ce l'avrebbe fatta. Tutto il resto era andato di
traverso. Tutto gli si era voltato contro. Ma Julie era
ancora l e soltanto lui lo sapeva. Soltanto lui.
Alle spalle, ma a una certa distanza, ud il rombo
di un motore d'automobile. Si ferm, trattenendo
il respiro che era come un dolore nel petto. Si volt
e guard gi per la collina. Debolmente, tra gli
alberi, una luce brill. Fari d'auto. E nel silenzio
assoluto ud distintamente il motore. Era il motore
della macchina di suo padre.
Ora l'incubo era completo. Non era vero, era impossibile,
era soltanto un sogno. Si appoggi al
tronco di un albero, aspirando con difficolt l'aria
sottile, intorpidito dallo stupore.
Come si trovava in quest'avventura? Cos'era successo? Cos'era successo?
Per la prima volta in quella notte, troppo tardi
purtroppo, pens al suo letto nel retro della farmacia.
Al suo letto e a quelle stanze soffocanti e
squallide; e non gli apparvero nel loro squallore
soffocante, ma nel loro tepore accogliente, unico
posto dove rifugiarsi. Rivedeva la faccia di suo
padre - mentre in distanza udiva la macchina
venire avanti sulla strada - e bram di vedere
quella faccia, subito, in quel preciso istante, perch
sentiva vagamente che se suo padre avesse saputo
quel che gli stava accadendo, se avesse potuto apparire
l, adesso, tutto sarebbe andato a posto.
Non hai tempo da perdere, lo incalzava il subcosciente.
Non hai tempo da perdere.
A questo punto si rese conto che la macchina
stava avanzando in direzione del lago. Probabilmente,
Elgin gli stava dando la caccia. Bene, lascia
che cerchi! Nolan volt le spalle e riprese ad arrampicarsi,
pi in fretta stavolta. A dispetto di tutto,
prima sarebbe tornato da Julie. Anche se Elgin -
e magari non era affatto Elgin che stava guidando
la sua macchina - si fosse diretto al Lake Club, il
che non era probabile, Nolan vi sarebbe arrivato
per primo. Prima di tutto bisognava tornare da
Julie, adesso, a qualunque costo. Almeno questo ne
avrebbe cavato, se non altro. E dopo l'avrebbe uccisa.
Che differenza poteva portare? Se ora l'avessero
preso, un crimine valeva l'altro... rapimento, omicidio.
Che differenza c'era? Se credevano di intimorirlo,
sbagliavano: non era tanto sciocco da rinunciare, ormai.
Si sentiva sofferente e disperato, e mentre raggiungeva
la cima della collina fu ripreso da un furore
selvaggio. Doveva esserci un modo di vendicarsi di loro. Di tutti loro, quanti erano. Un modo suo...
...
.
...
4,08.
...
.
...
Phil fissava fuori dal finestrone del soggiorno degli
Elgin. Alle sue spalle la polizia era ancora al lavoro.
Gli agenti avevano ricevuto rapporti dalla polizia
locale, dalla polizia di stato, dall'ufficio dello sceriffo;
l'FBI stava dando istruzioni e due agenti specializzati
erano gi per la strada e dovevano arrivare da
un istante all'altro. Phil era conscio di tutto questo,
ma vi erano brevi momenti in cui pensava che
avrebbe fatto bene a lanciarsi fuori e filar via.
Qualcuno doveva pure fare qualcosa! Almeno due
volte aveva fatto il tentativo di uscire, senza avere
nessuna idea precisa di dove avrebbe potuto andare,
ma ogni volta i funzionari di polizia l'avevano
fermato, e l'ultima volta uno di loro gli aveva ricordato,
senza che ce ne fosse bisogno, che se non fosse
stato per lui nessuno di loro si sarebbe trovato in
quella casa, in questo imbroglio, e che la prossima
volta avrebbe fatto meglio a riaccompagnare a
casa la sua ragazza. Phil, sconvolto dalla tensione
interna, aveva cercato di appioppare un destro
a quel particolare agente, ma era stato trattenuto da
altri due. Adesso era attentamente sorvegliato, perci
continuava a fissare fuori, fremente e impotente,
osservando il gruppo in continuo aumento di macchine
della polizia nella strada al di l del prato coperto di neve.
Nel vetro della finestra, spostando solo un poco lo
sguardo, poteva scorgere riflesso il signor Stoddard,
che gli stava quasi alle spalle. Dapprima Phil aveva
guardato il signor Stoddard come se si trattasse
dello stesso Nolan; non era riuscito a nascondere il
veleno che sentiva verso tutti gli Stoddard della
famiglia. Ma adesso, passato il primo momento, non
gli era rimasto nemmeno il coraggio di lanciargli
un'occhiata. Povero diavolo. Bastava guardarlo, per
capire. Il pover'uomo stava ancora tentando di
negare che suo figlio avesse qualcosa a che fare con
tutta quella storia, ma Phil sospettava che la certezza
fosse ormai penetrata. Il signor Stoddard, nel
profondo del suo intimo, sapeva. Phil non sopportava
la vista di quella faccia esangue, scavata, con
gli occhi rossi, ostili e rassegnati dietro le lenti cerchiate di metallo.
Ora la polizia stava interrogando di nuovo la
signora Elgin. Poco prima, quando Phil aveva tentato
di protestare, il capo aveva replicato con fredda
logica che, tutto sommato, lui non lo faceva certo
per divertirsi; e adesso per la seconda volta, stava
ripetendo la stessa cosa alla signora Elgin. Lui
agiva solo nell'interesse di lei. Sperava soltanto di
poter aiutare lei, il marito e la figlia. Si rendeva
conto che lei non voleva cooperare dicendogli dove
era andato il marito - e forse sinceramente non
lo sapeva - ma adesso c'era qui il signor Hopkins. Il
signor Hopkins, spieg il capo, era il Procuratore Distrettuale.
Il signor Hopkins era molto calmo, molto garbato.-
La interrog su ogni telefonata, gliele fece
descrivere una alla volta. Arrivato all'ultima, disse
di sapere che la signora aveva parlato personalmente
con la figlia. La signora Elgin dovette annuire perch il signor Hopkins riprese:
Vi disse che stava bene.
S.
Come vi disse? Le sue parole, se potete ricordarle.
Non posso. Ero troppo... dovete...
Capisco, naturalmente. Da quanto mi  stato
riferito da uno dei funzionari, voi avete detto che
vostra figlia us una frase molto strana. Il funzionario
era incline a sospettare che la ragazza potesse
aver bevuto un paio di bicchieri di troppo.
Phil si gir di scatto. La signora Elgin aveva
rialzato il mento, e i suoi occhi, fissi in quelli di
Hopkins, mandavano lampi.
Julie non era ubriaca, replic con voce pacata,
bassa, ma tale che ogni sillaba venne udita in tutta
la stanza. Julie non beve.
Signora Elgin, nemmeno io lo penso. Ma lei vi
disse di trovarsi bene, no? Ora, alcuni funzionari
qui presenti pensano, dopo le prime investigazioni,
che tutta questa storia potrebbe nascondere qualche
trucco. Forse voi potete spiegarci: perch la signorina
avrebbe detto che si trovava bene?
La signora Elgin scatt: Julie non ha detto
questo. Ha detto che stava bene. Nemmeno io l'ho
capito. Ha detto... ha detto: "Se non ti trovi bene,
vattene a casa." Ma non era ubriaca. Non mi convincerete
mai che la mia Julie abbia potuto arrivare a...
Ma Phil non ascoltava pi. Qualcosa nel suo
stomaco si era completamente capovolto. Sent un
gelo diffondersi per tutto il corpo. Fece un passo
verso il signor Hopkins, che si volt, pi incuriosito
che impaziente per l'interruzione. Phil vide la
signora Elgin alzarsi in piedi. Spettava a lui prendere
rapidamente una decisione. E doveva fare ci
che pensava fosse meglio, non importa se questo
coincidesse o meno col pensiero della signora Elgin.
Sentiva la bocca arida e la gola serrata.
Ebbene? osserv il signor Hopkins.
Phil stava scrutando la signora Elgin. Forse sbagliava.
Forse la polizia non poteva essere di nessun
aiuto. Tuttavia...
Io so dove si trova Julie, disse.
...
.
...
4,10.
...
.
...
Charles era dietro il volante della vettura verde,
al posto dove poco prima era stato il giovane Stoddard.
Sedeva in una pozza d'acqua ghiacciata; il
cappotto gli aderiva gelido addosso, e tutto il suo
corpo era rigido. Ma l'uomo stava chino sul volante;
gli occhi attenti frugavano la strada da un lato
all'altro, ora levandosi rapidi verso i boschi a destra,
ora scorrendo lungo la squallida vegetazione e attorno
ai villini sulla sinistra. Il ragazzo poteva essersi
nascosto dovunque. E Julie poteva essere prigioniera
in uno qualsiasi di quei villini. Charles era
carico di gelido furore. Doveva stanare quel ragazzo;
doveva ucciderlo. Nello stesso tempo, senza smettere
la sua truce e silenziosa perlustrazione, Charles cominciava
a pensare che forse avrebbe fatto meglio
a voltare, a tornare indietro e a trovare un telefono.
Lungo quella strada non avrebbe incontrato cabine
telefoniche n, dopo la svolta in fondo, lungo la
strada del lago. Ma il ragazzo doveva essere nascosto
l nei pressi. Ed era a piedi. Se Charles avesse
soltanto potuto raggiungerlo prima che lui raggiungesse
Julie...
Julie, Julie, dove sei?
Charles tocc la pistola, che era posata accanto
a lui sul sedile. Era un vero miracolo averla ancora.
Quando era risalito dall'acqua, intirizzito e
intorpidito quasi fino all'incoscienza, aveva avuto
un solo pensiero: raggiungere il pontile. Nello
stesso tempo aveva temuto di non farcela, a causa
del cappotto che lo intralciava. Aveva cercato disperatamente
di tenersi a galla, dibattendosi, agitando
follemente le braccia, finch la voce solida e profonda
della ragione non l'aveva fermato. Allora
aveva cominciato a restare immobile nell'acqua,
mantenendo il corpo eretto e la testa fuori, e aveva
sentito i passi del ragazzo che si allontanava correndo
all'impazzata; dopo di che aveva cominciato
a nuotare lentamente, dominando il panico e l'impulso
di affrettarsi, finch era riuscito a issarsi,
gocciolante ed esausto, su per il pontile. Solo quando
si era ritrovato in piedi, boccheggiando per ritrovare
il fiato, si era reso conto che, come un pazzo, aveva
continuato a stringere la pistola.
Infine si era avviato verso la macchina, trascinando
le scarpe fradice. La portiera era spalancata.
La strada era deserta. Charles aveva assaporato uno
strano, selvaggio trionfo, nel guardare la macchina
abbandonata. La sua mano aveva frugato dentro la
tasca bagnata e ne aveva estratto la chiave; Charles
l'aveva sentita umida e liscia tra le dita. Davvero
divertente, il fatto di quella chiave. Lui, d'impulso,
aveva allungato la mano per prenderla quando era
sceso dalla macchina, mentre il giovane Stoddard si
era voltato a indicare il villino come se Julie potesse
trovarsi all'interno. Il ragazzo non aveva visto il gesto rapidissimo.
Adesso, nell'avviare la marcia lungo la strada
buia, Charles pensava con piacere al momento in
cui Nolan doveva essersi accorto di non aver pi
le chiavi della sua automobile. Charles avrebbe dato
chiss cosa per godersi la faccia stupita e sconvolta
che il ragazzo doveva avere avuto in quel momento,
A quest'ora Charles Elgin aveva scrollato via ogni
esitazione. Era assolutamente convinto, mentre un
amaro di fiele gli impastoiava la bocca, che quando
e se il momento fosse venuto, egli avrebbe ucciso il
giovane Stoddard senza il minimo rimpianto; senza
la breve esitazione che aveva provato laggi sul
pontile. Era stata quella frazione di secondo di
incertezza che aveva dato tempo al ragazzo di spingerlo
in acqua. E Charles si odiava per avere esitato.
Avrebbe dovuto sparare immediatamente, magari
attraverso la tasca del pastrano. La prossima volta, la prossima volta...
Spense i fari e procedette lentamente nell'oscurit.
Stringeva le mascelle, muoveva gli occhi da
parte a parte. Restava la possibilit, naturalmente,
che il giovane Stoddard, dopo essersi convinto che
la macchina non gli serviva pi, avesse fatto dietro-front
e si fosse avviato verso lo stradone, magari
diretto in citt. In questo caso, Charles non stava
facendo altro che sprecare tempo e questo poteva essere pericoloso.
Julie, Julie, dove sei?
Tuttavia, dato che il ragazzo aveva svoltato subito
per questa strada, dato che qui aveva tentato di
giocargli un tiro, Charles era convinto che Julie si
trovasse su per gi in quell'area. Poteva sbagliarsi.
E se si sbagliava, naturalmente...
Ferm la macchina, spense il motore. Apr un
poco la portiera. L'oscurit lo circondava. Ascolt.
Il vento gemeva a tratti, scricchiolando tra i rami
spogli degli alberi sulla collina. Per il resto, silenzio assoluto,
E se aveva commesso uno stupido errore? E se... se... se...?
A questo punto gli si affacci la semplice possibilit
che, prima che lui potesse trovarla, o forse
gi a quest'ora, Julie potesse non essere pi viva.
Quel ragazzo era capace di tutto. E poteva benissimo
averla prima uccisa, e poi essersi recato ad incontrare
Charles per farsi consegnare il denaro...
 troppo, si disse Charles.  troppo. Adesso aveva
bisogno di aiuto. Finora non si era sbagliato: se la
polizia l'avesse seguito lungo la statale, per esempio,
il giovane Stoddard non si sarebbe mai fermato. Ma
adesso vi erano troppe direzioni, troppe vie dalle
quali il ragazzo poteva darsi alla fuga. Avvi il
motore. Doveva trovare un telefono. Non poteva
cavarsela da solo, a questo punto. L'unica ragione
per la quale aveva cercato di tenere lontana la polizia
- il timore, cio, degli effetti del panico in una
mente malata - adesso era venuta a mancare;
quella mente contorta si era gi messa in azione, ormai.
Nel punto dove il fiume si gettava nel lago, Charles
infil la strada litoranea, con l'intenzione di
voltare la macchina e ritornare verso la citt. Poi
si ricord del telefono del Lake Club. Il circolo era
poco pi in l, lungo la litoranea, certo molto pi
vicino della statale all'altra estremit del fiume.
E poich si era nella settimana tra Natale e Capodanno,
la linea doveva essere certamente attivata.
Se poi, per, non lo era, questo avrebbe comportato
ulteriore perdita di tempo...
Se non ti trovi bene, vattene a casa.
Charles ingran la marcia in avanti. La sua mente
galoppava, adesso, ed egli sentiva dentro di s la
prima, piccola vampa di calore.
Se non ti trovi bene, vattene a casa.
E allora comprese. Comprese con assoluta certezza.
Imprec contro se stesso: Julie aveva tentato
di dirglielo al telefono, nell'unico modo di cui
disponeva, ma lui era rimasto cos perplesso e
sbalordito - nel vedere Helen piangere, piangere
davvero! - che aveva ignorato ci che Julie stava
dicendo. Vi erano sempre troppi fattori, tutti concomitanti;
un uomo non poteva pensare a tutto.
Poi, incalzato da un altro pensiero terrificante,
schiacci a fondo l'acceleratore. Se il giovane Stoddard
non aveva seguito la strada, se si era arrampicato
sulla collina, attraverso i boschi, e si era incamminato verso il circolo...
Charles si curv sul volante come per incitare
la macchina a penetrare pi in fretta l'oscurit.
Non accese i fari. Meglio non mettere in guardia
il ragazzo, se gi si trova sul posto. Meglio non
spaventarlo. Adesso Charles sentiva nel petto un
dolore lancinante. Aveva sprecato tempo. Aveva
sprecato tempo. Avrebbe dovuto arrivare l per primo.
Allung una mano, tocc la pistola posata sul
sedile. Le dita si ritrassero bagnate. E una domanda
orribile balz in superficie nella mente confusa di
Charles: una pistola umida poteva far fuoco?
...
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4,13.
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...
Nolan continuava a correre senza direzione. Dapprima,
quando si era accorto di aver perso, chiss
come, ogni senso di orientamento in cima a quella
collina, aveva deciso di non perdere la calma e di
ritrovare la strada dalla quale era venuto; poi, una
volta ritrovato il sentiero, non avrebbe dovuto fare
altro che prendere a sinistra in direzione del lago.
Ma dopo un certo tempo si rese conto che stava trottando
disperatamente, ora andando a sbattere contro
gli alberi, ora vacillando esausto. Si era slogato
una caviglia, che gli doleva, ma riusciva a ignorare
il dolore perch sapeva che, se non avesse trovato
la via per uscire dai boschi, sarebbe morto. Non
ce la faceva pi a tirare il fiato, e ormai era convinto
- a due ore, su per gi, dalla prima telefonata al
vecchio Elgin - che non sarebbe uscito mai da quei
boschi, mai, mai, mai.
...
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4,15.
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...
Tre macchine della polizia, dalle sirene urlanti,
svoltarono dalla Statale 41 nella via lungo il fiume
che conduceva al lago. Phil guidava la propria automobile,
seguendo a grande velocit. Accanto a lui
la signora Elgin sedeva rigida e silenziosa. Dall'altro
lato della signora, il Procuratore Distrettuale Hopkins
fissava dinanzi a s le rosse luci intermittenti
della polizia. In una di quelle auto, Phil lo sapeva,
il signor Stoddard sedeva accasciato e smarrito, anche
lui con gli occhi fissi alla strada. Phil non aveva
dubbi sulla decisione presa. Tutto ci che lo preoccupava
in quel momento era il solo timore che, sull'asfalto
infido, una delle macchine davanti potesse
sbandare, causando un ulteriore ritardo.
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4,16.
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...
Per un breve attimo, ma non pi di tanto, Nolan
fu convinto che si fosse prodotto un miracolo. In
quell'istante un pensiero pass fulmineo, abbagliante,
nel suo cervello: Julie. Era emerso dai
boschi. Non solo ne era fuori, senza pi alberi a
torreggiare sul capo, ad accerchiarlo da tutte le
parti, ma era venuto a trovarsi - di certo era stato
un miracolo! - accanto alla vasta area di parcheggio
del Lake Club. La palazzina si delineava, buia
e silenziosa, all'estremit dell'area adibita a parcheggio.
Mentre, stordito, si tamponava il volto -
dove i rami gli avevano graffiato la carne, affibbiandogli
pungenti frustate sul naso, sulle guance e sulla
fronte - si rese conto che, al di l della spianata
incrostata di neve, dietro la vetrata che egli stesso
aveva infranto, vi era Julie.
Avrebbe avuto la ragazza. Quella, almeno, l'avrebbe avuta.
E nello stesso tempo l'idea del delitto torn ad
agitarsi dentro di lui. Immagin il coltello che affondava,
pi e pi volte. A quel pensiero cominci a
correre, zoppicando, mentre la caviglia gli mandava
fitte lancinanti su per la gamba, per la coscia, fino
all'inguine. Era giunto a met dell'area di parcheggio
quando due fari l'abbacinarono. Si ferm.
Non era vero. Tutto questo non stava accadendo.
Da dove erano sbucati? Stava di fronte alla macchina,
abbagliato dalle luci. Non aveva nemmeno
udito il motore. Non poteva vedere al di l della
zona luminosa. Ud una portiera aprirsi, sbattere.
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4,17.
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...
Nell'interno del circolo Julie era rimasta in ascolto,
all'udire il rombo di un motore che si avvicinava,
aveva tentato di costringere la mente a ricordare, a
rivelare se quello era il motore della berlina verde
di Nolan. Ma non era stata in grado di capirlo,
nemmeno quando sent che la macchina svoltava
nel viale e andava ad arrestarsi nell'area di parcheggio;
nemmeno quando vide il bagliore improvviso
dei fari illuminare il soffitto e le finestre. La
corda attorno ai polsi non aveva ancora ceduto
completamente; lei giaceva sempre sul pavimento,
legata; ma doveva sapere. Lasci cadere il pezzo di
vetro appiccicoso di sangue e, usando le nocche
tagliuzzate come sostegno sotto il corpo, riusc a
tirarsi su, prese a strisciare all'indietro verso la finestra.
Spingendo con tutta la forza che le era rimasta,
riusc a rizzarsi lentamente puntando la schiena
contro la parete. Era quasi ritta quando ud la voce.
La voce stava chiamando il suo nome.
Julie ebbe paura di credervi.
Julie? grid la voce, ma debolmente, al di
l della spessa finestra. Julie, sei l dentro?
E prima ancora di riuscire a girare il corpo per
guardare fuori, lei risent per un attimo il suono
incredibile, inaspettato, del singhiozzo di sua madre
al telefono. Grazie a quel fuggevole ricordo,
riconobbe la voce. Era quella di suo padre.
Guard fuori. I fari della berlina verde - fin dal
primo momento la riconobbe - ardevano nella
notte. Un'ombra corpulenta sostava al limitare
della zona di luce; una mano si appoggiava al fianco
della vettura, i lineamenti indistinti, la posa
stanca, l'altra mano alzata a puntare una pistola nera.
Di nuovo il grido, che ancora rison lontano nel
vento: Julie, se sei l dentro, rispondimi.
Julie apr la bocca. Non ne usc alcun suono.
Ora lei stava scrutando lo spiazzo di ghiaia dell'area
di parcheggio, seguendo la striscia luminosa formata
dai raggi dei fari. Impietrito l in mezzo, in posa
leggermente sbilanciata, col coltello che balenava
nella mano inerte, simile a un giocattolo rotto di
dimensioni umane, stava Nolan.
Sono qui! sent una voce urlare, sapendo che
era la sua, ma senza esserne ben certa. Pap, sono qui!
Sei sola, Julie?
S.
Mentre lei guardava, Nolan fece un movimento,
un leggero passo in avanti; gli occhi di lei si spostarono
immediatamente sul padre. L'arma si era alzata.
Julie non poteva udire le parole, ma sapeva
che suo padre stava parlando; vedeva perfino i
piccoli sbuffi di vapore che gli uscivano dalle labbra.
Ci che lui diceva non aveva importanza. Era l.
Era venuto. Dopo tutto quello che lei aveva fatto,
dopo tutto quello che aveva fatto ad entrambi, loro
avevano pianto ed erano accorsi. Forse per la prima
volta in vita sua, Julie conobbe l'umilt. L'umilt e
la gratitudine. Appoggi la fronte contro il vetro
freddo e appannato per osservare meglio. No, avrebbe
voluto gridare in risposta all'ultima domanda di
suo padre; no, non sono sola. Non sar mai pi
sola d'ora in poi. Ma in quel momento Nolan mosse
un passo deciso in avanti, guardando verso la palazzina, facendo balenare il coltello...
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4,18.
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Non voglio ucciderti, ragazzo, stava dicendo Charles, tenendo la figura del giovane sotto il tiro della pistola. Ma se farai un solo passo verso quella porta laggi, lo far.
E nel frattempo, una voce interna di scherno gli ripeteva: Davvero? Sparer una pistola che  stata immersa nell'acqua?
La faccia del giovane Stoddard si contorse; se per l'indecisione, o per un dolore fisico, Charles non pot stabilirlo. Forse il ragazzo aveva pensato all'umidit penetrata nell'arma? In questo caso, perch mai non tentava di guadagnare di corsa la
palazzina?
La gamba di Nolan si spost lentamente in avanti.
Julie, url Charles, scostati dalla finestra.
La ragazza aveva gi sofferto abbastanza emozioni; non poteva permetterle di assistere anche a questo.
Mi hai sentito?
Non ci fu risposta, ma Charles ebbe la sensazione di essere stato ubbidito, proprio come aveva avuto
la certezza, nell'ultima mezz'ora, che Helen aveva
eseguito i suoi ordini riguardo all'informare la polizia.
Non costringermi a farlo, figliolo. Tu stai male.
Hai bisogno di aiuto. Non costringermi a ucciderti.
Il ragazzo continuava a non rispondere, si limitava
a squadrarlo con quegli occhi da animale selvaggio,
cos che Charles non poteva nemmeno capire
se le sue parole venivano ascoltate. E nel profondo
della sua coscienza, la voce ben nota del dubbio e
dell'esitazione ripeteva: Puoi davvero ucciderlo? 
un ragazzetto.  malato. Pericoloso, s, ma malato.
Puoi ucciderlo? Ne hai il diritto?
Nolan fece un altro passo, lento, come se non
volesse provocare Charles... ma tuttavia decisamente
in direzione della palazzina.
Sta' fermo, maledetto idiota! url Charles.
Sta' fermo, ti dico! E perfino nel suono della propria
voce riconobbe quella parte di s prudente,
quieta, guardinga, quella debolezza che detestava.
Non fare un passo di pi, maledizione!
Ogni altro uomo, pensava - o almeno la gran
parte degli altri uomini - a quest'ora avrebbe gi
sparato. Tutto sarebbe gi finito. E Julie sarebbe
tra le tue braccia, come dovrebbe gi esservi. Perch
esiti? Perch esiti sempre?
Perch, rispose aspramente a se stesso, perch,
maledizione, se quel ragazzo mi parte di corsa, se
la pistola non spara, se lui penetra nell'edificio con
quel coltello, se arriva, per quanto io mi butti
a inseguirlo, a raggiungere per primo Julie - il
che, in questo momento, pare sia l'unica cosa che
lo interessi - se questo accade, tutto sar perduto.
Tutto.
Charles si intendeva poco o nulla di armi da fuoco. Avrebbe sparato un revolver bagnato fradicio?
Questa era la sola idea che doveva badare bene di non comunicare al ragazzo... che ora si teneva teso, in posizione, pronto a lanciarsi a tutta corsa verso la palazzina.
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4,19.
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A Nolan non era sfuggita la nota di timore, la riluttanza, nel tono del vecchio Elgin. Tuttavia, sebbene fosse quasi certo di ci che vi aveva intuito - l'avrebbe mai avuto, l'amico, il fegato di premere il grilletto? - il senso di trionfo tardava a venire.
Al contrario, Nolan si sentiva in trappola. Qualcosa non funzionava, ed egli non riusciva a capire. Che stava facendo qui, nel cuore della notte? Con una caviglia che lo faceva spasimare e la testa che gli ronzava, in quella maledetta luce che gli torturava gli occhi, con quella pistola puntata contro?
Era stato giocato. Si era lasciato prendere in trappola.
Era la fine di tutto.
Non osava fare un altro passo. Se poi il vecchio avesse sparato sul serio? Nolan si sentiva come se, da un istante all'altro, dovesse svenire. Svenire e crollare a terra. Era la fine, ma restava ancora una cosa da fare: sarebbe tornato da lei. Era stata lei la causa di tutto, quella che l'aveva trascinato in questa situazione, e lui non si sarebbe lasciato privare di quell'ultimo, ineffabile piacere: affondare il coltello, non una ma molte volte, ancora e ancora. Sentiva quell'urgenza aumentare di intensit da un istante all'altro, superare in violenza ogni desiderio mai conosciuto.
Era tutto accaldato, e sudava. Ma quel maledetto Elgin! Lui e il suo revolver. Qualcosa, o qualcuno, arrivava sempre in tempo a sbarrare la strada ogni volta che Nolan aveva un desiderio intenso. Tutto l'odio e l'amarezza accumulati nella vita gli si sparsero nel sangue, come un veleno.
Forse avrebbe dovuto fare un altro passo, mettersi a correre, lasciare che l'altro sparasse, farla finita.
A che pr', ormai, resistere? Qual era lo scopo, l'utilit? Non avrebbe pi ottenuto il denaro, ormai, il denaro che probabilmente era l nella tasca di Elgin. E nemmeno avrebbe potuto tagliare la corda.
Poi, all'improvviso, anche quell'idea di riparare all'estero, come aveva progettato, gli parve vuota e meschina come tutto il resto. C'era solo una cosa alla quale attaccarsi, ormai, una sola : Julie. Doveva arrivare a Julie, che odiava. E che, in un certo senso, amava. Una cosa o l'altra: arrivare a Julie o beccarsi una pallottola. L'una o l'altra.
E fu allora, mentre sentiva nelle gambe quell'impulso disperato, che immagin di sentire, in lontananza, un sibilo di sirene. Vide Elgin rialzare la testa, in ascolto. Poi torn il silenzio. Ora, disse a se stesso. Ora, corri! Puoi battere quell'uomo nella corsa, anche con una caviglia slogata. Ma ecco che ud di nuovo, ancora lontano ma stavolta perfettamente distinto, il gemito delle sirene che si avvicinavano.
Parl, allora, per la prima volta: Coraggio, spara, bastardo. Spara!
Sta' fermo finch saranno qui, figliolo. Non costringermi a farlo.
Improvvisamente Nolan rise. Un breve scoppio di risa. Aveva sprecato tempo. Aveva permesso al vecchio di tenerlo in scacco con un imbroglio. Ora capiva perch Elgin non voleva sparare. Elgin non poteva sparare. La pistola aveva fatto il bagno nel fiume. Non avrebbe mai fatto fuoco.
Che pagliaccio era quell'Elgin! Che bastardo schifoso!
Nolan ascolt l'urlo delle sirene. Aveva ancora tempo. Ce l'avrebbe fatta ad arrivare all'interno, eccome. Sarebbe arrivato in tempo da Julie. Aveva voglia di ridere, ma sentiva la gola troppo chiusa.
Vide la canna della pistola salire di una frazione di centimetro: Elgin aveva intuito il suo intento. Senza ulteriore indugio, si lanci a corsa pazza. Rideva dentro di s. Dapprima si meravigli di come la caviglia slogata lo sosteneva, meno dolorante ora che stava correndo di quando era fermo. Poteva muoversi con agilit, respirava facilmente. Nulla poteva fermarlo, ormai. Nulla... Poi qualcosa gli esplose nella schiena. Le mani afferrarono l'aria, il coltello cadde roteando, Nolan inghiott aria in un lungo, immobile, attonito istante di incredulit... prima che gli giungesse la detonazione lacerante dell'arma. Adesso era a terra, con la faccia premuta contro la ghiaia fredda e tagliente, mentre il dolore finalmente esplodeva. Era una fitta penetrante, che sembrava frantumargli tutte le membra. In distanza, udiva ancora l'urlo delle sirene.
Pi vicino, sent dei passi oltrepassarlo di corsa, allontanarsi verso la palazzina, su per lo scalone.
Infine ud un flebile lamento, vicinissimo, simile a quello di un bambino, o di una bestia, e ascolt intento, affascinato... Perse i sensi e, solo quando torn in s, comprese che quel lamento usciva proprio da lui.
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4,28.
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L'urlo della sirena sull'auto di testa era persistente, ma una volta che la mente si fu assuefatta ad essa, nonch alla velocit alla quale le tre macchine correvano verso la citt, Charles riusc a concentrarsi sulle domande che il signor Hopkins, dal sedile anteriore, continuava a rivolgergli. Con Julie sul sedile posteriore tra lui ed Helen, null'altro aveva
importanza. Charles rispondeva semplicemente e in tutta franchezza, senza tentare di nascondere nulla di ci che aveva fatto. Phil guidava, tenendosi al passo con le auto della polizia che aveva davanti, e tuttavia gettando di tanto in tanto un'occhiata nello specchio retrovisivo che aveva aggiustato in modo da poter vedere la faccia di Julie.
Il signor Hopkins scuoteva la testa e diceva che si trattava certamente di un caso piuttosto insolito, ma al giorno d'oggi... eh, al giorno d'oggi  impossibile prevedere cosa ti combiner un giovane da un momento all'altro. Come spiegare il fenomeno?
L'immoralit dei tempi nostri? Certo, tutto concorreva, ma vi era qualcosa di pi, anche. Qualcosa di pi, qualche fallimento nei rapporti umani. Cosa fosse, lui non era in grado di dirlo, naturalmente.
Be' - un bel sospiro del signor Hopkins - lui si congratulava al pensiero che tutto fosse finito bene. Possiamo dire solo d'avere avuto fortuna, era la conclusione del signor Hopkins.
Non  stata la fortuna, replic Julie.  stato pap.
Allora il signor Hopkins si affrett a soggiungere che lui non aveva inteso diminuire il credito di nessuno,per carit. Ci che aveva inteso dire - e temeva di non sapere esprimersi come avrebbe voluto - era che le grandi cose esplodono da piccole cause: un piccolo passo falso qui, un errore o una mancanza di qualsiasi genere l, cose di cui non ci rendiamo nemmeno conto... e poi, bam! la tragedia.
Quel ragazzo Stoddard, per esempio. Se la sarebbe cavata, d'accordo, ma avrebbe sofferto per tutto il resto della sua vita per ci che era successo stanotte.
E quanto a suo padre...
Anche Charles stava pensando al signor Stoddard che, nella macchina davanti, correva verso l'ospedale, la testa del figlio svenuto posata goffamente sulle ginocchia. Charles ricordava di essersi affacciato in quella macchina prima che le auto si allontanassero dal Lake Club. I due padri si erano fissati per un lungo momento. Charles avrebbe voluto mormorare qualche parola di scusa, ma gli occhi attoniti del signor Stoddard erano stati i primi a chiedere perdono. Non vi erano parole. I loro sguardi avevano espresso la stessa domanda: sono questi i nostri figlioli?
Poi, incapaci di affrontare i dolorosi misteri delle loro vite separate e tuttavia in un certo senso unite, i due si erano divisi, il signor Stoddard per addentrarsi pi a fondo in un mondo d'incubo, Charles per ritirarsi nella luminosa realt della sua vita normale.
Fortuna? Be', forse questa definizione valeva quanto un'altra.
 strano davvero, stava dicendo il signor Hopkins, il modo come la gente diventa contorta. Internamente, perch  di dentro che comincia la trasformazione.
S, strano e triste. Nel suo mestiere lui ne vedeva di tutti i colori. Tutti i giorni.
Charles si sentiva debole ed esausto, ma in compenso era pervaso da una curiosa eccitazione. Era come se dinanzi a lui si fosse aperta una porta e, nell'affacciarsi sulle profondit dell'orrore, egli avesse trovato dentro di s forze nuove. E un senso di rinnovamento, una promessa. Un segno di questo Charles l'aveva scorto nel modo come Helen era corsa da lui, laggi sull'area di parcheggio, e gli si era rifugiata tra le braccia, aggrappandosi a lui come una bambina. E l'aveva scorto anche nel modo come Julie aveva affondato la faccia sul suo petto, appena lui l'aveva ritrovata, e aveva mormorato indistintamente qualcosa come per dire che era tutta colpa sua, qualcosa che voleva fargli capire quanto era addolorata. E l'aveva scorto nel modo delicato in cui Phil aveva sollevato Julie tra le braccia, l nella palazzina, e l'aveva trasportata fino alla macchina.
E finalmente l'aveva scorto nel fatto che n lui, n Helen, avevano pronunciato il nome di Rod.
Senza rendersene conto, mentre la macchina si affrettava verso la periferia della citt, il signor Hopkins si era messo a mugolare il motivetto pi in voga del momento. Charles non ne conosceva tutte le parole, ma alcune venivano suggerite automaticamente dalla melodia: Love me please, please...
Il motivetto parve risvegliare un pensiero, o un ricordo, in Julie. La ragazza sollev le mani ferite, bendate, e ne infil una sotto il braccio di Helen, l'altra sotto quello di Charles. Poi si sistem pi comodamente tra loro, gettando intanto un'occhiata grave e, in un certo senso, sorprendentemente da adulta nello specchietto retrovisivo. Infine la testadi Julie ricadde sulla spalla della mamma.
Charles guard sua moglie al di sopra del capo di sua figlia. I loro occhi s'incontrarono. Il senso di promessa e di rinnovamento torn a pervaderlo. E con esso, la strana convinzione che, in un certo senso, fosse stata concessa loro la possibilit di ricominciare.
Non accade spesso, pens con gratitudine.
Non accade spesso. Perch soltanto un'esperienza orribile come questa pu farlo accadere?
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...
FINE.